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La psicologia di Colombo

di Stefano Moriggi
Esplorare il mondo fuori di noi per scoprire qualcosa di sé.

Che il mondo sia sempre più un villaggio globale è innegabile. Corpi, merci, capitali e informazioni circolano per l’orbe terracqueo a velocità che solo qualche anno fa erano impensabili. Opportunità e scompensi di tale complesso fenomeno socio-economico – che a molti, e non senza motivo, pare un destino preoccupante e ineluttabile – si intrecciano in un rompicapo che genera più conflitti che accordi. Su fronti opposti, infatti, si confrontano (e si scontrano) prospettive e ideologie convinte, ciascuna a suo modo, di custodire in una formula o addirittura in una filosofia di vita la ricetta salvifica.

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EDITORIALE – NUMERO 11

di Gian Nello Piccoli

L’esplorazione è il tema di Logyn 11 che abbiamo voluto affrontare interpretando il concetto secondo diverse declinazioni. Quello che abbiamo imparato è che l’esplorazione è un aspetto della vita di ciascuno di noi, ci ha portato a quello che siamo oggi e inevitabilmente si riflette sulla società, sull’ambiente, sul lavoro e sulle persone che viviamo e conosciamo.

La pluralità delle interviste di questo numero in particolare fa riflettere sul fatto che l’esplorazione è fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi. Si inzia con uno sguardo alla cultura storica linguistica e un’intervista al professore Luciano Canfora, che ci spiega come non si possa prescindere dallo studio e dall’esplorazione di una lingua, antica o moderna, per capire le sfumature e le radici di un popolo. Logyn racconta poi che, in alcune aziende, nelle risorse umane, l’esplorazione dei talenti è una modalità per trovare profili che non rispecchino solo i canoni professionali classici ma identifichino, in maniera strutturata, condivisa e globale, figure adeguate a ricoprire ruoli di maggiore responsabilità e di guida dell’azienda verso sfide future.

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Fotografare per vivere la cultura e l’umanità del luogo

Aldo Soligno, fotoreporter in giro per il mondo, nella sua esplorazione cerca di riempire un foglio bianco catturando di volta in volta l’essenza della parte umana di ogni Paese. Nell’intervista attraversa i suoi lavori come delle storie da cui diventa difficile il distacco.

Eslporando il mondo per cercare cosa?
Personalmente, quando parto per un viaggio, prima ancora di esplorare il mondo cerco di esplorarne l’umanità che ne fa parte. Quello che mi interessa di più sono le relazioni tra gli esseri umani e l’ambiente che li circonda. Sono stato in tante situazioni piuttosto estreme, come guerre, povertà o malattie, e quello che mi ha sempre lasciato stupito sono la forza e la tenacia che tante volte queste situazioni instillano nell’uomo. Spesso, quando torno a casa e racconto le mie esperienze, molte persone fanno fatica a credermi. Fanno fatica a credere che esista ancora tanta umanità, coraggio e voglia di riscatto. Ma proprio questi contesti estremi spesso obbligano noi esseri umani a tirare fuori queste qualità nascoste, che in contesti “normali” spesso lasciamo sopire. Devo dire che forse ogni mio viaggio prevede sempre una doppia esplorazione: quella culturale, di luoghi e persone lontani dalla nostra quotidianità, e quella umana, ossia quella della nostra umanità in senso lato, che è uguale in ogni parte del mondo. Nel bene e nel male.

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ESPLORARE LA STORIA PER CONOSCERE CHI SIAMO

di DORA CARAPELLESE

Il passato ci è servito per correggere gli errori della storia? Il principio di libertà è davvero trionfato sulla schiavitù? L’uomo si è finalmente reso conto di essere artefice dei suoi misfatti? Con Canfora attraversiamo un po’ di storia per sapere quanto l’uomo si sia evoluto.

Lei è un profondo conoscitore della storia antica: in che modo la conoscenza e l’esplorazione di una lingua può aiutare a capire la storia e le origini della nostra civiltà?
Lo studio di una civiltà per essere valido deve fondarsi sulla conoscenza diretta dei documenti, anche se è inutile nasconderlo: tanti documenti dell’epoca sono stati tradotti e ritradotti, percui chi vuole farsi un’idea di quel mondo riportato nelle lingue moderne può cavarsela benissimo. Al contrario se invece intende svolgere una ricerca che porta delle novità alle conoscenze già disponibili, allora l’uso delle lingue come il latino, greco, ebraico, e forse anche sanscrito diventa indispensabile. Perché questo? Perché le lingue non si sovrappongono mai del tutto. Cioè non esistono delle corrispondenze perfette. Per esempio in francese “canaille” indica non solo una persona poco raccomandabile ma anche un ceto sociale reietto, in italiano invece pensiamo a persone sgradevoli e pericolose. Lo stesso vale per le lingue antiche. Le traduzioni devono essere corredate sempre da note, perché possano colmare i «silenzi del testo». Questo significa che per intendere bene i contenuti è necessario conoscere le lingue, questa è la ragione per la quale l’esplorazione e la conoscenza vanno di pari passo.

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CREATIVITÀ: POTENTE LEVA DI SVILUPPO UMANO E RADICE DELLA NOSTRA DIFFERENZA

Annamaria Testa, nota comunicatrice e saggista, insegna alla Bocconi e ha contribuito alla storia della creatività italiana. Chi non conosce “Morbido, nuovo? No, lavato con Perlana!”? È solo uno dei celebri slogan nati dalla penna di Annamaria Testa ed entrati nel nostro linguaggio quotidiano. Nell’intervista ci parla di creatività, un fenomeno complesso e imponente. “La creatività fa parte dell’uomo ma non basta essere nati umani per sviluppare il pensiero creativo: la conoscenza e la cultura fanno la differenza”, ci avvisa la professoressa Testa.

Professoressa Testa, cos’è innanzitutto la creatività?
Il tema della creatività è, sì, leggero – perché può essere piacevole, divertente e appassionante parlarne – ma a pensarci con attenzione è anche un tema impegnativo perché la creatività è ciò che fa muovere il mondo. Quando all’università provo a raccontare ai miei studenti di cosa si tratta, esordisco dicendo loro di guardarsi attorno e immaginare che l’umanità non abbia mai avuto idee innovative. Che cosa resterebbe di quanto ci circonda? Sparirebbe tutto: le lampadine, i video proiettori, gli abiti… sparirebbero i farmaci e i telefoni, il vetro e la plastica. E sparirebbero la musica, le opere d’arte, i romanzi. Soprattutto scomparirebbero il linguaggio e la scrittura, due grandi invenzioni del genere umano che ci hanno permesso in primo luogo di capirci tra noi, e di trasmetterci anche concetti complessi e astratti, e poi di organizzarci in complesse strutture sociali e di conservare e trasmettere di generazione in generazione conoscenze e cultura. Quindi, la creatività non è un elemento accessorio e decorativo che ci diverte, ma è la radice della nostra differenza come esseri umani. È ciò che ci ha permesso di sviluppare una civiltà complessa – nel bene e nel male – a differenza di quanto è accaduto a specie animali, come ad esempio le grandi scimmie, con le quali condividiamo il 98% del DNA. Quando si parla di creatività si discute insomma di una risorsa straordinaria che si è sviluppata assieme al genere umano, facendolo diventare quello che è: nata assieme al linguaggio, che ci ha permesso di trasmettere il pensiero, la nostra creatività è cresciuta attraverso lo scambio culturale e l’organizzazione sociale. E oggi si rinnova e si consolida attraverso le esperienze di vita. Siamo di fronte a un gigantesco fenomeno e, se ci limitiamo a considerarlo superficialmente magari parlando solo di design o pubblicità, non riusciamo a percepirne l’importanza.

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