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TOOL ESPERENZIALI PER ENTRARE IN EMPATIA CON L’UOMO

Occambee è una realtà orientata allo sviluppo dello smart site, ovvero, mettere in comunicazione un luogo con il pubblico. È il sito stesso che si racconta instaurando una relazione con il visitatore e conducendolo in un percorso esperenziale personalizzato. Abbiamo intervistato Annamaria Colucci, partner di Occambee che ci ha spiegato i progetti in corso e le prospettive del settore.

Esiste un rapporto secondo Lei tra l’Intelligenza Artificiale (IA) e il coinvolgimento emotivo del fruitore?
In linea generale, possiamo assumere che un sistema “intelligente” susciti nell’umano con cui ha un’interazione un coinvolgimento, dato dalla capacità di rispondere agli stimoli, domanda/risposta o azione/reazione. Ma quando si parla di coinvolgimento emotivo si parla appunto di emozioni e quindi della capacità di instaurare una relazione, in questo caso la competenza necessaria aggiunta ad un sistema di IA è la Human Like Interaction, che detta le regole da seguire nella gestione del contatto con l’umano. Sono gli stessi parametri di comunicazione che tra umani rendono possibile uno scambio di conoscenza, e quindi la comunicazione verbale, un aspetto fisico, il linguaggio del corpo e le emozioni. La piattaforma di IA consente di associare al “calcolo” della risposta anche una coerente manifestazione della stessa, ha l’effetto di mettere a proprio agio l’umano e creare empatia, e inoltre fa sì che, ad ogni contatto con il pubblico, l’azienda o l’ente possa esprimere i propri valori e avere una personalità definita.

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EDITORIALE – NUMERO 10

di Gian Nello Piccoli

Lungo la via dell’innovazione, si è aperto con questo titolo il numero 00 di Logyn e oggi il n.10 rappresenta una tappa importante che abbiamo pensato dovesse dare un seguito alla via intrapresa. Parleremo della parte più estremizzata dell’innovazione tecnologica: l’Intelligenza Artificiale (IA).

La fantascienza ci propina macchine intelligenti al pari dell’uomo, con tutte le implicazioni che ne possono derivare, di natura etica e non solo. Fortunatamente la realtà è molto diversa, perché l’Intelligenza Artificiale sta progredendo per scomparti. Il panorama raccontato in questo numero vede una carrellata di ospiti che raccontano i progetti e i progressi in atto che portano l’IA in diverse direzioni: domotica, deep learning, smart city, assistenza socio-sanitaria, medicina, auto.

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In ricordo di Ada

di Stefano Moriggi
La contessa che sognò le macchine pensanti

Che il pensiero un giorno potrebbe non essere più esclusiva della specie umana – per quanto ancor oggi ritenuta dai più una eventualità tanto fantascientifica quanto inquietante – è un’ipotesi che affonda le sue radici in un passato remoto in cui filosofi e scienziati hanno preso sul serio l’idea di costruire “macchine pensanti”. Non pochi commentatori, analizzando la lunga storia di questo progetto – a partire dalla costruzione dei primi automi – hanno colto nei diversi tentativi di riprodurre artificialmente l’intelligenza umana un atto prometeico e in quanto tale tracotante. Come se, appunto, Homo sapiens, spingendosi oltre il consentito, volesse sostituirsi a Dio creando una nuova “specie” capace di agire e pensare in autonomia. A costoro, il logico Alan M. Turing – padre fondatore dell’informatica moderna, nonché costruttore della macchina che seppe “intelligentemente” intercettare il linguaggio cifrato di Enigma, cambiando così le sorti della Seconda guerra mondiale – suggeriva piuttosto di considerare il fatto che “costruire un cervello” fosse al contrario un atto di umiltà.

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L’ARTIFICIALE È NATURALE: É UN PRODOTTO DELL’UOMO

L’artefatto umano è orientato ad un fine e dovrebbe essere adattato ai principi universali di convivenza umana. La sfida più grande adesso è l’ecologia per la nostra sopravvivenza, una questione destinata ad estinguersi con la nostra specie: un processo evolutivo inevitabile. Intervista all’antropologo Antonio Marazzi.

Lo sviluppo tecnologico ci ha abituato a vivere come “uomini aumentati” con molta naturalezza, effettivamente questo passaggio è stato così naturale?
Sì, certo. È proprio nella natura della nostra specie avere inventato e utilizzato strumenti adatti alla propria sopravvivenza. Molti si mostrano preoccupati della presenza invasiva delle nuove tecnologie. Basterebbe pensare alla crescita esponenziale demografica per considerare la tecnologia.

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L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE SOSTIENE O TRAVOLGE L’UOMO?

L’Intelligenza Artificiale sta crescendo drasticamente, da un lato ci supporta e migliora la qualità di vita, dall’altro pone interrogativi sulle varie implicazioni socio culturali ed economiche a cui potrebbe portare.

Siamo sicuri che Terminator non sia così reale, visti i progressi in atto sull’Intelligenza Artificiale? Secondo i vari scienziati non c’è da preoccuparsi, lo sviluppo dell’IA procede per compartimenti, secondo l’uso e l’obiettivo si decide di fare ricerca in tal senso.

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“IO NE HO VISTE COSE CHE VOI UMANI NON POTRESTE IMMAGINARVI”

Siamo abituati ai film di fantascienza che ci propinano robot umani che combattono grandi guerre con l’uomo per accaparrarsi la supremazia sull’altro. Ma qual è la realtà? L’intervista a Giorgio Metta ci tranquillizza e ci porta nel mondo reale dove i robot saranno degli elettrodomestici che costeranno 5.000 euro e che fungeranno da ausilio per l’uomo.

Che cos’è per Lei l’intelligenza artificiale (IA)?
L’lA è costituita da una serie di tecniche computazionali di derivazione informatica che consentono di costruire delle macchine che interagiscono in modo autonomo nell’ambiente sia questo fisico sia virtuale. Si tratta di algoritmi che partono da un insieme di dati per generare una possibile risposta anche se questa non è mai stata prevista. Le macchine funzionano molto bene per immagazzinare dati ma sono carenti nella produzione di soluzioni originali su casi che non sono stati affrontati prima. La ricerca sull’algoritmo va in questa direzione: avvicinarsi nel modo di pensare all’uomo e alla sua capacità di mettere insieme delle soluzioni. Quindi in poche parole l’IA è la capacità di ragionare su un insieme di osservazioni per fare la differenza.

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QUANTA ANIMALITÀ UMANA C’È NELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE?

Negli anni ‘50 gli studi sull’Intelligenza Artificiale (IA) sono partiti con l’esaltazione della razionalità e la banalizzazione della parte animale, è per questo che oggi l’IA imita molto bene l’intelligenza meccanica. Oggi si dice che la nostra parte animale non è per niente secondaria, pertanto è rientrata a pieno regime negli studi sull’IA. Piergiorgio Odifreddi ci trascina in un affascinante percorso che ricalca le origini, l’etica, i sentimenti e la stupidità umana nell’Intelligenza Artificiale.

Cosa è per Lei l’Intelligenza Artificiale (IA)?
Ci sono tanti tipi di intelligenza, c’è quella naturale che si suppone sia quella degli uomini, – ma non tutti sono così fortunati – poi c’è l’intelligenza animale che riguarda anche una buona parte di noi, infine l’intelligenza militare o meccanica che riguarda la semplice esecuzione di comandi. In fondo quest’ultima è quella che si cerca di trasferire in una macchina. L’IA è il tentativo di far fare alle macchine quello che fanno gli uomini, attraverso l’uso dell’intelligenza meccanica. Lo studio dell’IA è iniziato negli anni ‘50 con Alan Turing. L’idea era di far fare dei calcoli ad una macchina e capire se dietro questo ci potesse essere qualcosa di più profondo. Turing pensò subito al gioco degli scacchi, che ha una parte prettamente legata ai numeri e un’altra parte più creativa. Infatti, Turing fece il primo programma per far giocare a scacchi un calcolatore. Durante l’esperimento la macchina perse in poche mosse contro l’uomo. Oggi a distanza di 60 anni avviene esattamente il contrario. Questo però non significa che le macchine sono più intelligenti, utilizzano solo dei processi diversi da quelli dell’uomo.

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PER SYLVAIN GUINTOLI LE CORSE SONO PASSIONE E VITA

A 5 anni riceve la sua prima moto e da quel momento l’amore per la corsa “a due ruote” non lo lascerà più. Sylvian Guintoli, alla guida dell’Aprilia RSV4 per il Campionato di Superbike 2013, racconta la sua storia e come la tecnologia lo aiuti a sentirsi sicuro in pista.

Nato a Montélimar in Francia, a 30 anni il pilota motociclistico Sylvain Guintoli vanta un buon curriculum: dopo l’esordio nel motomondiale nel 2000 con una wild card, colleziona una lunga carriera in 250, poi nel 2007 la grande occasione in MotoGP. Nel 2009 approda al campionato britannico Superbike per ritornare nel 2011 in MotoGp in sella ad una Ducati sostituendo l’infortunato Loris Capirossi. Ora la prossima stagione di Superbike, nel 2013, vedrà il pilota francese in pista su una RSV4 ufficiale del Team Aprilia Racing.

Da quanto tempo corri?
Sono 18 anni che faccio competizioni, ma ne sono trascorsi 25 dalla mia prima corsa!

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