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DEEP LEARNING PERCEPIRE L’AMBIENTE PER RICONOSCERLO E CLASSIFICARLO

Siamo stati in America via etere per ascoltare due ricercatori informatici italiani, Lorenzo Torresani e Loris Bazzani, dell’Università di Dartmouth, dipartimento di Computer Science Hanover, nella contea di Grafton, New Hampshire, Stati Uniti. Ci hanno condotto nel mondo del deep learning tra la storia e scenari pseudo fantastici in cui il computer riconosce i nostri pensieri e i nostri stati d’animo.

La nascita ufficiale dell’Intelligenza Artificiale viene fatta risalire dalla comunità scientifica ad un seminario del 1956 nel quale la disciplina viene fondata programmaticamente. Il seminario si tenne proprio presso il Dartmouth College: da allora ad oggi come si è evoluta la ricerca sull’IA?
Loris: «In realtà l’IA ha origini ancora più indietro, stiamo parlando di un campo multidisciplinare in cui intervengono la Le nostre reti neurali copiate da una macchina matematica, la statistica, l’informatica, le neuroscienze, che hanno avuto e hanno tuttora un ruolo fondamentale nel suo sviluppo. Un aspetto importante dell’IA, e di cui ci occupiamo, è la riproduzione da parte di una macchina della percezione dell’ambiente che ci circonda, in particolare l’associazione visiva di ciò che sta succedendo (computer vision), ovvero fare in modo che la macchina acquisisca le informazioni dell’ambiente, le elabori e che dia un significato semantico ai dati acquisiti».
Lorenzo: «Paradossalmente sono passati quasi 60 anni da quella conferenza ma gli obiettivi odierni non sono cambiati, ovvero, di riprodurre nelle macchine l’intelligenza umana. Quello che secondo me è cambiato è la consapevolezza di quanto sia difficile trasferire queste facoltà nella macchina. Nel documento della conferenza si legge che uno degli obiettivi era riuscire nel giro di due mesi a definire gli approcci per simulare le attività cerebrali umane nelle macchine. Oggi la tematica è ancora attuale con l’unica differenza che siamo maggiormente consapevoli di quanto sia difficile poterlo fare, e certo due mesi sono assolutamente insignificanti».

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Le politiche ambientali che fanno bene all’economia

“L’economia ambientale studia le relazioni tra il sistema socio-economico e l’ambiente circostante. Per esempio, quando decidiamo di usare un mezzo di trasporto come l’auto, dovremmo tenere conto di tutti gli impatti ambientali connessi alla costruzione, uso e dismissione della stessa”, a spiegarci il processo è Giuseppe Munda, professore di Economia Ambientale all’Università Autonoma di Barcellona.

Cosa si intende per economia ambientale?
Tradizionalmente, la scienza economica ha studiato il processo di formazione dei prezzi considerando l’economia come un sistema chiuso: le imprese vendono beni e servizi e quindi remunerano i fattori della produzione. Quello economico era considerato un processo lineare, dove dato un determinato flusso di risorse naturali, attraverso la produzione di beni e servizi si alimenta il consumo, cosi ‘creando utilità’. Negli anni settanta, si incominciò a riconoscere che l’economia non si può considerare un semplice processo tra produttori e consumatori, praticamente di durata infinita, ma bisogna valutare alcune leggi fisiche per comprendere come l’economia umana sia profondamente connessa al funzionamento degli ecosistemi. In sintesi, in diverse fasi del processo di produzione e consumo vengono prodotti rifiuti. Mentre i sistemi naturali tendono a reciclare i propri rifiuti, l’economia umana non ha tale tendenza, così gli ecosistemi spesso diventano il deposito ultimo di molti rifiuti. La termodinamica ci assicura che la quantità di risorse naturali utilizzata sarà uguale all’ammontare finale di rifiuti prodotti.

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POLITECNICO DI MILANO: 150 ANNI DI RICERCA E FORMAZIONE

150 anni di storia, di formazione a studenti provenienti da tutto il mondo e di stretto contatto con il settore produttivo: oggi il Politecnico di Milano è la più grande scuola di architettura, design e ingegneria d’Italia. Tant’è che – come ci spiega il rettore Giovanni Azzone – si trova al 28° posto nell’area disciplinare dell’“Engineering and Technology” della classifica QS World University Rankings.

Il Politecnico di Milano è riconosciuto nel mondo come scuola d’eccellenza? Quali le politiche adottate negli anni?
Il Politecnico di Milano, per vocazione, ha sempre lavorato a stretto contatto con il mondo produttivo in un rapporto di reciproca collaborazione e crescita. Una scelta che continua a pagare e che ovviamente continuiamo a perseguire. Negli ultimi anni abbiamo inoltre impresso un forte impulso all’internazionalizzazione: ormai i nostri studenti e docenti devono avere a che fare con una realtà mondiale nell’ambito dello studio, della ricerca e professionale.

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DALLE SCIENZE UMANE ALLE SCIENZE TECNOLOGICHE: IL PASSATO E IL FUTURO DELLA RICERCA

L’Università degli Studi di Padova è fra le più antiche del mondo, fondata nel 1222, oggi conta oltre 65mila studenti e più di 2.400 docenti. Sulla base dei risultati dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca), Padova è prima tra gli atenei italiani in 7 aree scientifiche: Fisica, Scienze della Terra, Biologia, Medicina, Agraria e Veterinaria, Ingegneria Industriale e dell’Informazione, Economia e Statistica.

L’Università degli Studi di Padova è riconosciuta nel mondo come scuola d’eccellenza? A cosa si deve questo risultato?
Credo che questo risultato sia il frutto di una politica che ha sempre promosso la massima integrazione tra attività formative ed attività di ricerca. La ricerca scientifica negli ultimi anni è stata supportata anche da cospicui contributi provenienti dal proprio bilancio. L’eccellenza nella didattica si è in particolare concretizzata nell’istituzione, nel 2004, della Scuola Galileiana di Studi Superiori, che a pochi anni dalla sua istituzione ha raggiunto un notevole prestigio a livello nazionale.

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L’ALTA FORMAZIONE E LA RICERCA NEL REGNO UNITO

La London Metropolitan University, comunemente conosciuta come London Met, è un’università di ricerca statale. È stata fondata il 1° agosto 2002 dalla fusione della University of North London (già Politecnico di North London, fondato nel 1896) e la London Guildhall University (fondata nel 1848). La London Met comprende più di 34.000 studenti, di cui quasi 7.000 provenienti da 190 paesi, e più di 3.300 fra docenti e dipendenti. Infatti, all’Ateneo è stato assegnato nel 2011 dalla Quality Assurance Agency il massimo riconoscimento per i suoi standard accademici e di studio.

In che cosa si distingue la London Met in particolare? In quali settori e per quali servizi?
London Metropolitan è molto nota perché offre una formazione di qualità a prezzi accessibili, grazie al grande impegno in tal senso, ovvero nel rendere l’istruzione a disposizione di tutte le fasce della società. Siamo un istituto innovativo, con studenti e personale provenienti da tutto il mondo. Anche nell’attenzione che mettiamo all’occupabilità, in modo che i nostri studenti laureati abbiano skill adeguate per il mercato del lavoro. Non a caso ospitiamo il più grande laboratorio scientifico in Europa, il cosiddetto “SuperLab”, che dispone di oltre 280 postazioni di lavoro individuali. Un centro di ricerca da 30milioni di sterline con laboratori specializzati nella ricerca della coltura dei tessuti di e in microbiologia, ed anche con una camera di risonanza magnetica nucleare.Tra gli ambiti di interesse anche specializzazioni in IT attraverso l’Agenzia WOW, che prevede e promuove, per i nostri studenti migliori, progetti di ricerca applicata retribuiti. Questo include lo sviluppo di siti web, di progetti di animazione e di sistemi di business. L’Agenzia WOW ha in passato collaborato con EMI Records, TimesOnline e Comic Relief. Gli studenti, così, imparano a lavorare su progetti concreti, che possono anche portare a professioni e occupazioni una volta terminata la laurea, per via dei contatti realizzati con le aziende.

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Editoriale – numero 4

di Gian Nello Piccoli

È trascorso un anno dalla nascita di Logyn. Per l’ultimo numero del 2013 la nostra Community ha voluto volgere lo sguardo alle università e ai centri di ricerca, al loro rapporto con il mondo del privato e soprattutto con quello dei nostri giovani.

Poiché istruzione e innovazione sono due chiavi essenziali per la crescita di una società, ci siamo posti delle domande e le abbiamo rivolte ai responsabili di alcuni istituti di istruzione riconosciuti come eccellenze. Realtà che dovrebbero contribuire a immaginare scenari e orizzonti nuovi per la cultura nazionale. E che, ai tanti studenti, dovrebbero trasferire conoscenze, skill e relazioni con il mondo del lavoro: ovvero reali opportunità e l’abilità di essere competitivi e appetibili, in Italia come all’estero.

Siamo, dunque, alla ricerca di esempi che realmente offrano alta istruzione, calibrata ai tempi che viviamo, includendo un rapporto diretto tra formazione e lavoro, con attenzione alle nuove professioni e all’innovazione.

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Il futuro ci aspetta

L’idea che la coltivazione e la trasmissione del sapere richiedano uomini e luoghi espressamente dedicati a queste finalità è presente fin dall’antichità e rappresenta uno dei fattori determinanti per la nascita e lo sviluppo della civiltà umana. Eppure l’università è creazione del tutto originale: caratterizzata da un’organizzazione istituzionalizzata, articolata in distinte aree disciplinari, aperta a studenti di eterogenea provenienza ed estrazione sociale e finalizzata all’ottenimento di un titolo riconosciuto al di là dei confini locali.

Fin dall’antichità sono esistite istituzioni di educazione superiore come l’Accademia platonica, vari simposi culturali e scuole di insegnamento superiore di diritto organizzate secondo cicli di studio prestabiliti in epoca romana. In seguito la Chiesa, che raggiunse una grande egemonia intellettuale, spirituale e culturale nel mondo occidentale, si rese tramite del trasferimento del sapere grazie anche al lavoro di riscoperta della cultura classica del mondo antico. Nel XII secolo l’importanza delle cattedrali come centro pulsante della vita religiosa di ogni città divenne massima, nel contempo le scuole annesse alle cattedrali ebbero analogo impulso, divenendo tanto importanti da vivere di vita autonoma. Così nacquero le prime università in Europa: Salerno, Bologna e Parigi, famose per gli studi rispettivamente di Medicina, Diritto e Teologia. Dopo Bologna, dalla secessione di alcuni insegnanti, venne fondata Padova.

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L’Italia delle mancate opportunità

“Il problema in Italia è il ricambio generazionale, nella classe politica come in quella dirigenziale. Nel pubblico, come nel privato. Ai giovani che vanno all’estero spesso non viene data possibilità di rientrare”. Luigi Zingales, economista e accademico, ci regala un quadro della situazione italiana e ci racconta perché ha scelto di insegnare all’University of Chicago Booth School of Business.

La situazione economica Italiana: esistono barlumi di ripresa?
Si, c’è un barlume di ripresa ma industriale non finanziaria, nel senso che la fase più difficile è forse alle spalle. Eppure le speranze che circolano sono un po’ troppo ottimiste. Ci sarà probabilmente un rallentamento generale della crisi, ma non un miglioramento chiaro. Esiste un problema di recessione globalizzata, in cui il nostro Paese si inserisce con alcune difficoltà più specificatamente italiane che purtroppo si sommano.

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LA STRADA PER IL PROGRESSO: I giovani, l’università e la ricerca per Eurosystem

La parola “ricerca”, trova la sua origine nel latino tardo: “ri” (fare di nuovo) e “circare” (andare in torno), e indica ogni attività di studio che abbia come fine l’acquisizione di nuove conoscenze. Da quella di base alla applicativa, la ricerca scientifica costituisce da sempre un fattore chiave per il progresso della società e, perché continui ad essere così, forte deve essere il suo legame con le università e le menti più giovani.

La ricerca da sempre è stata legata alla curiosità e al desiderio di “sapere” propri dell’essere umano, a differenza della tecnologia che nasce piuttosto dall’arte del “saper fare”, dalla capacità di ideare e costruire utensili che migliorino la vivibilità dell’uomo, e che più spesso è un’applicazione deliberata di conoscenze scientifiche nuove. È della seconda metà del secolo scorso, infatti, l’idea che le innovazioni siano il completamento di un ciclo che dalla ricerca di base porta al mercato. E oggi la ricerca è ritenuta uno dei fattori chiave per la crescita e lo sviluppo della società, proprio per la sua capacità di creare innovazione attraverso l’applicazione tecnologica delle scoperte scientifiche.

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L’ITALIA CULTURALE CHE INTERNAZIONALIZZA

Numerose sedi in tutto il mondo – una in Cina di prossima apertura – studenti internazionali provenienti da quasi 100 Paesi, IED nasce nel 1966 grazie a Francesco Morelli. Oggi è un’eccellenza internazionale di matrice italiana, che opera nel campo della formazione e della ricerca, nelle discipline del Design, della Moda, delle Arti Visive e della Comunicazione. È Carlo Forcolini – direttore scientifico Gruppo IED – a descrivere il “sistema” IED.

Lo IED è riconosciuto nel mondo come scuola d’eccellenza…
L’Istituto ha mezzo secolo di storia, ma è in costante evoluzione. All’origine del suo successo l’idea che il “sapere” e il “saper fare” devono crescere insieme, nel rispetto delle logiche del mercato e dei principi della formazione di alto livello. Negli anni questo sistema è stato ripreso anche da altre realtà universitarie italiane, anche se un po’ a fatica… Quindi, i docenti sono tutti professionisti operanti nel privato e aggiornati costantemente sugli sviluppi del mercato di riferimento. Inoltre, fin dalla sua costituzione, IED lavora a stretto contatto con le imprese, già a partire dal triennio… attraverso workshop, stage aziendali, e altri tipi di collaborazione e progetti. Sono 200 le industrie con cui collaboriamo ogni anno a livello nazionale e internazionale fra grandi gruppi e piccole aziende.

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