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Federico Buffa – Mise en scène di una storia: passione e gioco di squadra, gli ingredienti perfetti

Sport e storie: un connubio imprescindibile

Per diventare un buon storyteller è necessario trovarsi uno stile originale e bisogna raccontare nello stesso modo in cui si vorrebbe ascoltare una storia. Prima della costruzione del racconto, è indispensabile empatia per pubblico di quella storia. Questi alcuni dei pensieri di Federico Buffa, giornalista e telecronista sportivo, che ripercorre con noi le tappe del percorso che lo hanno portato ad unire la passione per lo sport con lo storytelling.

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Il fascino dei fondali marini tra fauna, flora e relitti

L’esplorazione dei fondali marini alla ricerca della fauna e della flora ma soprattutto di una storia passata affondata tanti anni or sono e riportata a galla da tanti appassionati sub. Bruno Galli spiega come la maggior parte delle scoperte siano casuali, ma per arrivarci è necessaria una formazione teorico/pratica importante.

In questo numero il tema è l’esplorazione e lo sport subacqueo ha questa caratteristica nel suo DNA. Come vive il rapporto con questo aspetto?
L’ambiente sottomarino ha una diversità che ti permette l’esplorazione in tre direzioni e questo arricchisce di molto le possibilità di fare e ammirare aspetti nuovi. Sì, certo, ci sono le bombole dell’aria che possono essere d’intralcio per vivere a pieno questo ambiente, ma ci si abitua e diventano un’estensione del proprio corpo. Nulla tolgono al senso di libertà, di silenzio e di meraviglia che si prova quando si è in immersione.

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NBA, l’olimpo del basket non è un traguardo ma un inizio

Tenace e determinato Luigi Datome, il nostro capitano, ci racconta il suo sogno diventato realtà. Ha toccato con mano l’olimpo del Basket ma lui dice che la cosa più importante è l’affetto delle persone che ti vogliono bene. Giocare con un robot per lui sarebbe un’esperienza curiosa.

Hai da poco terminato la stagione in America, cosa hai lasciato?
Ho lasciato, spero solo per l’estate, un paio di mesi finali a Boston in cui mi sono tolto piccole soddisfazioni e ho potuto dimostrare di poter far parte della Nba (la lega professionistica più importante degli Stati Uniti, se non del mondo). Un mondo da sogno, in cui tutto funziona alla perfezione e a cui ambiscono tutti i giocatori di basket. È stata dura dopo l’anno e mezzo a Detroit, sono stati giorni difficili, in cui facevo fatica a vedere il campo per scelte che tuttora non riesco a comprendere. Ma le ho accettate. Oggi mi sento diverso, perché ho dimostrato di poter stare in quel mondo dorato chiamato Nba e qualsiasi cosa accada adesso la prenderò con maggiore leggerezza, come del resto va presa la vita e lo sport.

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VANESSA FERRARI: Un’atleta sempre più in alto, sempre più avanti!

Lei è la regina italiana della ginnastica artistica che ci ha fatto sognare in questi anni e ha rappresentato superbamente i colori nazionali in giro per il mondo. Ora sogna le Olimpiadi di Rio del prossimo anno. In futuro? “Vorrei fare qualcosa di diverso, ma adesso penso solo ad allenarmi!”, ci racconta sulle pagine di Logyn.

Tra tante discipline sportive, la ginnastica artistica… Perché? Cosa ti ha avvicinata a questo sport?
Semplicemente una ginnasta che si esibiva sulla trave mentre guardavo la televisione. Avevo sei anni e chiesi a mia mamma di portarmi in una palestra dove si praticava la ginnastica artistica.

A che età hai cominciato a gareggiare?
Verso gli otto anni. In una gara dove c’erano un sacco di altre bambine. Vinsi ma non mi ricordo cosa c’era come premio. Forse solo una medaglietta.

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PARKOUR: SPORT E ARTE PER SUPERARE GLI OSTACOLI

Il Parkour (PK) è una nuova tendenza metropolitana che consiste nel muoversi con velocità per la città o in mezzo alla natura, superando ogni ostacolo con agilità e destrezza. Panchine, muretti, siepi, ringhiere e pareti non sembrano spaventare i “Traceurs” come si fanno chiamare i “creatori di percorsi”. Ci introduce a questa disciplina sportiva Stefano Pulcini, presidente dell’Associazione Italiana parkour.it.

Il Parkour è sicuramente uno sport acrobatico, perché la capriola per superare il muretto, la piroetta sulla parete di una casa, l’arrampicata, balzi arditi e movimenti armonici riuniti in una corsa fluida e infine il salto da un tetto all’altro richiedono prestazioni sportive non indifferenti. Ma di cosa si tratta esattamente? “Il Parkour è l’arte dello
spostamento. Una disciplina che nasce in Francia nella metàdegli anni ‘80. Il suo nome deriva dalla parola parcour (percorso). È il punto d’incontro tra l’equilibrio fisico e mentale, superare ostacoli fisici in maniera fluida e diretta per superare ostacoli mentali ed entrare in contatto coi propri limiti per cercare di superarli con consapevolezza, tenacia e appunto… disciplina”
, ci spiega Stefano Pulcini.

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ARIANNA FONTANA: UNA DONNA DA NUMERI OLIMPICI

Bambina prodigio dello short track con la prima medaglia olimpica a soli 15 anni. Oggi Arianna Fontana è una campionessa con tre Olimpiadi alle spalle, cinque volte Campionessa Europea, quattro argenti e tre bronzi ai Campionati Mondiali di short track. Arianna è sicuramente l’orgoglio dei ghiacci italiani.

Quando hai iniziato a pattinare?
Ho iniziato da piccola, ero affascinata dal pattinaggio a rotelle, lo avevo visto fare a mio fratello e ne ero rimasta incantata. Poi ho visto che un vicino di casa praticava il pattinaggio sul ghiaccio e mi sono detta: perché no?

Come sei arrivata a questo sport? Come è nata la tua passione per lo short track?
Sono passata dalle rotelle al ghiaccio, sono nata e cresciuta in un paese di montagna e sicuramente avevo più possibilità di trovare piste di ghiaccio che di cemento. Mi sono trovata subito bene, ho visto che più andavo forte e più mi divertivo. Perciò ho continuato e credo di aver fatto bene!

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IL KARATE: UNO SPORT PER LA VITA

Nella miriade di specialità del karate c’è una ragazza veneta che da anni domina la scena mondiale. Si tratta della diciannovenne Margherita Piroi che, sul tatami di Caorle, si è laureata per la quinta volta campionessa mondiale Juniores di Shito ryu (Iku). Una disciplina dove l’atleta in pedana gareggia contro se stessa proponendo figure e movimenti rapidissimi che vengono vagliati da cinque giudici. Prima di Caorle, Margherita aveva dominato a San Paolo del Brasile nel 2010, a Gyor (Ungheria) nel 2011, a Novi Sad (Slovenia) nel 2012 e ai mondiale Senior di Porto Rose (Slovenia) nel 2013.

Quando hai iniziato questo sport?
Ho iniziato a praticare il karate quando avevo 5 anni e a livello agonistico a 13 anni, con il passare del tempo mi sono appassionata anche grazie ai risultati che via via riuscivo ad ottenere. Ad esempio mi aiuta ad affrontare gli esami di scuola, visto che le gare che disputo sono delle continue prove d’esame.

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UNA CORSA PER L’INCLUSIONE SOCIALE

“Lo sport ha lo straordinario potere di incidere profondamente sui cambiamenti delle persone e di tutta la società. Per questo vogliamo ispirarci alla positività contagiosa di quest’esperienza per farne un veicolo di educazione, inclusione sociale e benessere di tutta la Comunità”, con queste parole Alessandro Tappa ci presenta l’operato della onlus Sport Senza Frontiere che da 3 anni si batte per rendere l’attività sportiva accessibile a chi più ne ha bisogno.

Sport e inclusione sociale: come si legano queste due tematiche?
Da sempre è la natura stessa dell’attività sportiva a tramutare in concretezza quella che dovrebbe essere una politica sociale. Lo sport ha, infatti, lo straordinario potere, attraverso le sue regole e il coinvolgimento che genera, di abbattere le barriere che regnano nella nostra società. Nell’allenarsi insieme, in un campo da tennis come in una piscina, ogni persona diventa uguale all’altra e non si riconoscono più le differenze e le realtà di provenienza: questo è la forza intrinseca dello sport, straordinario veicolo di valori, esempi e regole che, se sfruttato correttamente, può incidere profondamente sui cambiamenti delle persone e della società. E subito mi viene in mente un esempio su tutti, quello del presidente Nelson Mandela, che ha saputo utilizzare le potenzialità della disciplina del rugby per unificare una nazione sconvolta e dilaniata da quasi cinquant’anni di apartheid.

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FLAVIA “FLY” SEVERIN: UNA FORZA DELLA NATURA AL SERVIZIO DELLO SPORT

Flavia Severin, classe ’87, è una forza della natura: 1,80 m di altezza per 90 Kg, velocità e potenza dirompenti, e soprattutto è una superatleta polivalente: 4 le discipline sportive che pratica, boxe, rugby, atletica leggera – lancio del peso e sollevamento pesi. In tutte porta a casa titoli nazionali e internazionali e, naturalmente, grandi soddisfazioni.

Flavia è, attualmente, campionessa italiana di boxe, categoria +81 chilogrammi, e vicecampionessa europea in carica. L’atleta della Treviso Ring, allenata da Pierangelo Cadamuro dal 2012, ha vinto due titoli italiani dopo appena un anno e mezzo di allenamento, dimostrando di avere la competizione e lo spirito giusto nel sangue.

Flavia, quando hai cominciato a fare sport?
Ho iniziato a 6 anni, seguendo la passione di mio fratello maggiore, da sempre un idolo per me. Non a caso ho cominciato proprio col praticare rugby con la società sportiva del Paese. Impegno e tanta passione da sempre. Ho dovuto, purtroppo, lasciare i campi a 12 anni perché ero cresciuta e non esisteva una squadra corrispondente femminile nella società per le categorie superiori. Quindi, ho cominciato a praticare atletica gareggiando in corse campestri e salto in alto fino a quando per corporatura e potenza ho capito che potevo rendere meglio nel lancio del peso. Oggi, gareggio con i colori del Cus Parma. Ho ripreso a giocare a rugby, dopo una pausa di circa 6 anni, a 18 anni quando sono venuta a contatto con la squadra trevigiana delle Red Panthers, con le quali ho avuto grandi soddisfazioni sportive.

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UNA VITA IN CORSA PER LA SOLIDARIETÀ

Alex Zanardi, grande sportivo e grande uomo, con una storia che rappresenta un esempio per molti, soprattutto per l’impegno a favore dell’inclusione sociale delle persone svantaggiate. Recentemente nominato presidente di Fondazione Vodafone, è da anni testimonial di numerose iniziative di promozione sociale. Tra i suoi progetti la costituzione dell’associazione Bimbingamba, in collaborazione con R.T.M. (Ortopedia e Centro di Riabilitazione Casalino-Clinica Mobile nel Mondo del Dottor Claudio Costa), una onlus che realizza protesi per bambini con danni da amputazioni che non possono accedere a questo ausilio per ragioni economiche.

Ci parli della Sua opera a favore dell’inclusione sociale…
Non voglio ergermi ad esperto, né a studioso. Semplicemente se si guarda il mio passaporto ho accumulato molti timbri a testimonianza delle numerose esperienze vissute che ho messo a disposizione degli altri. Perché ho toccato con mano che nella vita sia le esperienze belle che quelle brutte sono importanti se si riesce a condividerle con altri. In passato, per via dell’età e del grande entusiasmo per i successi ottenuti in campo sportivo, ero molto più concentrato su me stesso e davo meno peso a certe responsabilità nei confronti della società. La mia storia personale, che ha portato delle difficoltà non previste, e l’età mi hanno regalato nel tempo una sensibilità maggiore. Oggi cerco di partecipare e di portare il mio contributo, come testimonial, a quelle iniziative o progetti che presentano una certa attenzione al sociale e alla solidarietà. Recentemente, tra l’altro, ho ricevuto la richiesta di diventare presidente di Fondazione Vodafone: per me un’opportunità in più per essere più vicino alle persone che hanno difficoltà ad avviare progetti per migliorare l’accessibilità e l’inclusione sociale perché mancano di risorse economiche.

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