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Minacce informatiche: impossibile proteggersi senza una strategia

“Prevenire è meglio che curare”. Non è solo un vecchio detto ma anche la filosofia di Check Point Software Technologies, uno dei principali player mondiali di sicurezza informatica secondo cui l’informazione delle persone è l’arma principale per vincere contro le crescenti e sempre più varie minacce informatiche.

Il tema di questo numero è l’esplorazione. Oggi è possibile esplorare le informazioni, di business e personali, sempre e dovunque attraverso la mobility: tutto questo rende più vulnerabili le informazioni stesse?
Check Point ha capito da tempo l’importanza della protezione dei dati ovunque essi siano ed ha costruito una proposta tecnologica ad hoc per affrontare il tema con un particolare focus sulla mobility. Di recente abbiamo presentato Capsule, una suite volta a proteggere a 360 gradi le soluzioni mobile e i dati in mobilità da qualsiasi tipo di minaccia. Capsule non è altro che un’app scaricabile, in grado di creare sul dispositivo mobile un ambiente aziendale sicuro, che di fatto separa i dati di business dai dati e dalle applicazioni personali.
Questo permette agli utenti di utilizzare le applicazioni di business in modo sicuro tramite una semplice interfaccia utente, dalla quale poter accedere immediatamente all’email, ai file, alle directory, ai contatti e all’agenda aziendale, senza influire in alcun modo sui dati personali.

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ASCO TLC: Il viaggio dell’informazione sulle autostrade digitali

La fibra ottica ha ed avrà sempre più spazio su interconnessioni geografiche di lunga distanza e sui domini aziendali ove la capacità e la qualità saranno necessari per il business. A parlarci del futuro delle autostrade digitali dell’informazione è Stefano Faè, nuovo presidente dell’azienda veneta leader nei servizi di telecomunicazioni a banda larga.

Cambio di presidenza: quali sono i propositi per la sua nuova stagione professionale?
L’esperienza in Asco Tlc e più in generale nel gruppo Asco Holding è assolutamente stimolante. Qui ho trovato un gruppo di persone capaci, volenterose e con il desiderio di contribuire ad un deciso cambio di passo. La società, dopo una fase di ristrutturazione e riorganizzazione, può finalmente guardare al futuro con una certa serenità. Stiamo costruendo un nuovo Data Center in totale autofinanziamento che prevediamo sia operativo per i primi mesi del 2016. Ci siamo posti l’obiettivo di incrementare i contenuti e i servizi da erogare ai nostri clienti anche attraverso l’ingegnerizzazione di nuove attività, con l’obiettivo di raccogliere idee, in partnership con soggetti sia interni che esterni al gruppo, che nei prossimi anni vorranno condividere i nostri progetti. Un’attenzione particolare verrà riservata alle esigenze dei nostri stakeholders (comuni), al mercato bancario, all’infrastrutturazione di quelle aree ancora in digital divide, alle soluzioni di Data Center e ad alto valore aggiunto, soprattutto per i nostri clienti business. Con un occhio sempre attento all’equilibrio di bilancio, al fine di poter garantire la continuità aziendale, destineremo una significativa parte dei nostri utili agli investimenti anche sul capitale umano, alla R&S e al brand in generale.

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Colpi di frusta? Fine della storia!

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 235, esclude che i criteri legali di liquidazione del danno biologico contrastino la Costituzione, come era stato presupposto da alcuni contestatori, e stabilisce che il risarcimento risultante dalle tabelle diventa un limite insuperabile del danno non patrimoniale comunque denominato.

In data 16.10.2014 la Corte Costituzionale ha pronunciato la sentenza n. 235, particolarmente importante per quanto riguarda la misura del risarcimento del danno. La Corte Costituzionale pare abbia finalmente messo una pietra tombale su 15 anni di contrasti, dubbi, pretese e controversie, in tema di C.D. “micro permanenti” e cioè per i danni alla salute che abbiano causato invalidità permanente inferiore al 10%. Tanto per intenderci trattasi, per la maggior parte, dei C.D. “colpi di frusta” che, vengono quasi sempre riconosciuti quando si verificano degli incidenti stradali anche se di indubbia modestia come in particolare in caso di leggerissimi tamponamenti.

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VANESSA FERRARI: Un’atleta sempre più in alto, sempre più avanti!

Lei è la regina italiana della ginnastica artistica che ci ha fatto sognare in questi anni e ha rappresentato superbamente i colori nazionali in giro per il mondo. Ora sogna le Olimpiadi di Rio del prossimo anno. In futuro? “Vorrei fare qualcosa di diverso, ma adesso penso solo ad allenarmi!”, ci racconta sulle pagine di Logyn.

Tra tante discipline sportive, la ginnastica artistica… Perché? Cosa ti ha avvicinata a questo sport?
Semplicemente una ginnasta che si esibiva sulla trave mentre guardavo la televisione. Avevo sei anni e chiesi a mia mamma di portarmi in una palestra dove si praticava la ginnastica artistica.

A che età hai cominciato a gareggiare?
Verso gli otto anni. In una gara dove c’erano un sacco di altre bambine. Vinsi ma non mi ricordo cosa c’era come premio. Forse solo una medaglietta.

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Sicurezza e tutela della salute, un obbligo anche per i lavoratori-volontari

Esiste in Italia un numero elevato di lavoratori organizzati in varie istituzioni, associazioni, cooperative, imprese sociali, fondazioni, banche etiche, che si collocano in un’area del sistema economico alternativa rispetto allo Stato e al Mercato, definiti come 1° e 2° settore. Sono figure professionali che non operano per conto dello Stato, che eroga beni e servizi pubblici, né operano nel Mercato a scopo lucrativo per produrre profitti, e sono per questo definite Terzo Settore.

Le formazioni sociali che costituiscono il cosiddetto Terzo Settore, formato da una miriade di soggetti, assai diversi tra loro, nel loro insieme rappresentano il prodotto della libera iniziativa di cittadini associati per perseguire il bene comune secondo i principi costituzionali della solidarietà e della sussidiarietà. Sono organizzazioni di natura privata, ma volte alla produzione di beni e servizi destinati alla collettività. È un variegato universo fondato sul capitale più prezioso di cui dispone un Paese, ossia il capitale umano e civico che, però, ha bisogno di essere sostenuto e valorizzato dallo Stato. Infatti, del tutto recentemente, il Governo ha varato un disegno di legge delega di “Riforma del 3° settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del sevizio civile universale” finalizzato ad un serio riordino del quadro regolatorio e di sostegno anche allo scopo di generare nuove opportunità di lavoro e di crescita professionale.

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EMC: LA NUOVA DATA PROTECTION

Michele Santulin, sales manager della divisione Data Protection & Availability di EMC, ci parla di Data Protection e delle nuove tecnologie EMC che mirano a rendere sempre più autonomo l’utente nella gestione delle informazioni. Tutto queste grazie alla filosofia ‘as a service’ che permette di configurare in autonomia l’infrastruttura IT di cui si ha bisogno.

Soprattutto ultimamente si parla tanto di Data Protection: cosa significa?
Quando si parla di Data Protection, strettamente collegata all’infrastruttura IT, ci si riferisce a un mondo, quello del data center, e a tutto ciò che afferisce alla protezione del dato. Per intenderci: in azienda si ha tendenzialmente almeno una copia dei dati che di solito si trova all’interno dello storage primario; successivamente si arriva a realizzare la vera e propria protezione del dato con sistemi che consentano di effettuare anche una seconda copia da utilizzare nel caso la prima fosse lesa. Altra cosa è la Security, una disciplina che invece tende a proteggere l’accessibilità del dato dall’esterno per evitare che lo stesso venga corrotto oppure sottratto.

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AGRICOLTURA, TRA UOMO E AMBIENTE

Il lavoro agricolo, soprattutto dal punto di vista infortunistico, ma anche per alcune patologie correlate alla professione, è considerato tra i lavori più rischiosi per quanto riguarda la sicurezza degli operatori. Tuttavia, ancor oggi la salute dei lavoratori agricoli non è sempre tutelata in modo soddisfacente.

In agricoltura è difficilmente praticabile il tradizionale approccio dell’igiene industriale alla valutazione dei rischi a cui sono esposti i lavoratori. Questo fattore è dovuto soprattutto alla caratteristica di forte variabilità del settore. Inoltre, la maggior parte della forza lavoro agricola è rappresentata per lo più da lavoratori autonomi e dai loro collaboratori familiari o da lavoratori stagionali, e questi sono destinatari delle misure di tutela solo parzialmente e con normative non del tutto chiare (Dlgs 81/08 art.21, Dlgs 106/09, DM 27/3/2013) come purtroppo spesso succede nel nostro Paese.

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Uova, pancetta e SPAM: dubbi e ricette ai tempi del web 2.0

Al principio dello SPAM
SPAM è il titolo di un popolare sketch del gruppo comico inglese Monty Python dove viene presa in giro la carne in scatola SPAM (Shoulder of Pork And haM, ovvero “spalla di maiale e prosciutto”). Trasmesso la prima volta nel 1970, darà il nome al fenomeno della pubblicità indesiderata via email. Una coppia di coniugi va in un pub e la cameriera propone loro: uova e spam, uova pancetta e spam, uova salsiccia pancetta e spam, e così via. Per quanto la moglie insista non c’è verso di avere una pietanza senza SPAM!

I rischi per le aziende
Oggi la posta spazzatura (SPAM o junk email) è sicuramente il fenomeno più fastidioso per gli utenti di posta elettronica, oltre che causa di notevoli disservizi per le aziende. Lo scopo principale dello spamming è la pubblicità (principalmente di prodotti illegali), l’acquisizione di dati personali a scopo di lucro e la diffusione di malware (software creato con lo scopo di creare danni al computer). Lo spamming è un reato e come tale in molti stati viene severamente punito. Molti spammer inviano i loro messaggi attraverso server SMTP open mail relay e server proxy aperti. I server open relay non controllano correttamente chi sta usando il server e fanno passare tutta la posta al server di destinazione, rendendo così più difficile rintracciare lo spammer. Inoltre, la criminalità organizzata utilizza sempre più frequentemente le botnet per l’invio di SPAM e virus, ma anche per dei veri e propri attacchi DDoS (Distributed Denial of Service) allo scopo di bloccare servizi e di conseguenza le aziende oggetto dell’attacco. Come possiamo e dobbiamo difenderci dallo SPAM?

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Check Point: un futuro in sicurezza

Una delle più importanti aziende al mondo nel settore security in termini di fatturato da diversi anni, con decine di filiali nel mondo e un headquarter in Israele, a Tel Aviv: Check Point porta avanti la cultura della sicurezza con tenacia. Il suo claim: “People, Policy, Enforcement”, ovvero formazione delle persone, dotazione di regole per la sicurezza e acquisto delle tecnologie più idonee. Il giovane country manager per l’Italia, Rodolfo Falcone, ci parla delle politiche aziendali e dello sguardo che Check Point rivolge al futuro.

Partiamo dal rapporto di Check Point con i giovani…
I ragazzi sono sicuramente una risorsa imprescindibile e l’azienda da sempre ha attivato delle politiche di collaborazione con le istituzioni scolastiche, soprattutto universitarie per mantenere un legame stretto con la realtà giovanile. In particolare con l’ateneo di Torino collaboriamo da alcuni anni: ci fa da Beta Tester, ovvero quando rilasciamo dei nuovi prodotti l’università ci testa le versioni beta. Inoltre, proprio quest’anno abbiamo attivato un programma speciale che prevede l’assunzione, dopo un’alta formazione negli Stati Uniti, di un centinaio di neolaureati individuati in tutto il mondo. In Italia, dopo un’attenta selezione ne abbiamo identificati due che stanno facendo a New York training on the job, fino a metà novembre, per essere poi inseriti effettivamente nell’organico italiano. I giovani contattati – provenienti dalla migliori università italiane e internazionali con indirizzi economici o tecnologici – erano studenti estremamente preparati, con master ed esperienze all’estero. Facendo il calcolo di tutti i paesi in cui siamo presenti, nel 2013 Check Point ha assunto circa 200 giovani neolaureati, sfruttando questa formula.

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INFRASTRUTTURE INFORMATICHE

Franco Pellizzari, IT Infrastructure Account Manager Sistemarca Srl.
Qualsiasi soluzione gestionale, e i servizi a essa connessi, per poter funzionare necessita di un’infrastruttura informatica di base efficiente e funzionale. Si tratta di piattaforme tecnologiche che comprendono componenti software (sistemi operativi) e hardware (data center, server, storage, sistemi di rete, sistemi di backup) base per fare “girare” correttamente tutte le applicazioni e i servizi di gestione. Diverse sono le tematiche che possono spingere ad intervenire su questi assetti attraverso veri e propri progetti di potenziamento o servizi di supporto. Analizziamole insieme.

Quali le principali problematiche che spingono le aziende ad intervenire sull’infrastruttura informatica?
Le tematiche che spingono un’azienda a metter mano al proprio assetto informatico sono talmente diverse e numerose, che è pressoché impossibile stabilire una classifica delle priorità. Possiamo tuttavia tentare di sintetizzarle in quattro macroaree.

Efficienza dell’infrastruttura. Utilizzare e gestire meno dispositivi per fare le stesse cose, o utilizzare gli stessi dispositivi per fare più cose, significa aumentare l’efficienza dell’infrastruttura: si diminuisce così il TCO (costo di acquisto e di implementazione, costi energetici, costi di manutenzione, minore impegno di risorse umane, ecc.) ottenendo di fatto un minore costo unitario per virtual machine, o per utente, o per reparto, a seconda di come il controllo di gestione classifica i costi. Le tecnologie attuali, se ben applicate, consentono di ottenere enormi miglioramenti rispetto al passato e, nell’ottica di perseguire la migliore efficienza per tutti i reparti aziendali, anche l’area IT potrà contribuire in questo senso.

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