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A scuola senza banchi e a spasso per la città

Emozione, movimento e insegnamento sono i tre cardini di questa nuova metodologia per insegnare l’inglese. Matteo Rignanese, CEO di 2NYC, nonché ideatore di questo nuovo progetto, ci spiega come a New York si possa imparare l’inglese avendo come aula la città.

Che cos’è l’eMotion Learning?
Un modo differente di vivere la lingua e la città mettendo al centro le emozioni di cui New York è ricca e la scoperta di luoghi, quindi il concetto di movimento. Pertanto eMotion learning mette insieme tre concetti che si mescolano fra di loro: Emotion, motion e learning.

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LA SCUOLA 2.0: LA NUOVA FRONTIERA DELLA DIDATTICA

Nata 10 anni fa, come sorta di spin off dell’Università Statale di Milano, la Milano-Bicocca, diretta oggi dalla neoeletta rettore Maria Cristina Messa, fin dalla sua costituzione si è contraddistinta per alcune peculiarità: lauree innovative e docenti professionisti, intercettati dal mondo del privato, molto motivati e propensi alla ricerca applicata e all’innovazione. Per questo mix di ragioni, l’Ateneo nel 2013 è arrivato secondo tra le università italiane nella valutazione dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) che valuta tutti gli enti di ricerca italiani (170).

Tra i docenti, che contribuiscono a rendere nota la Milano- Bicocca, grazie alla loro ricerca, anche il professore di Teoria e Tecniche dei nuovi media e Tecnologie didattiche, Paolo Ferri, fondatore dell’Osservatorio Nuovi Media NuMediaBios: «l’innovazione è di sicuro una delle nostre priorità, che portiamo avanti all’interno degli ambiti di competenza. Ricerca, tra l’altro, applicata, anche per il fatto stesso che solo il 60% dei finanziamenti deriva dallo Stato, mentre per il restante 40% lo intercettiamo dall’esterno grazie a convenzioni e lavori realizzati con enti e mondo del privato». Quindi, un rapporto aperto e di interscambio con il territorio, «si senz’altro, e questo contribuisce a un buon placement degli studenti. Si pensi che il nostro bacino di riferimento è la Nord Milano, riconosciuta come una delle aree più produttive del Paese, che produce circa 1/5 del PIL italiano».

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Alternanza scuola-lavoro

Oggi l’avviamento al lavoro dei giovani accende molti dibattiti politici e mediatici, da cui non è sempre facile estrapolare le reali risorse disponibili nel nostro ordinamento. Con l’idea che l’alternanza scuola-lavoro possa realmente agevolare l’ingresso dei giovani in azienda, si illustrano tra gli strumenti già attivi e fruibili i tirocini curriculari e l’apprendistato di alta formazione.

TIROCINI CURRICULARI
Nell’alveo delle attività di tirocinio formativo previste dal nostro ordinamento si distinguono i “tirocini curriculari”, la cui finalità non consiste nel fornire al soggetto tirocinante un primo imprinting professionalmente formativo che possa guidarlo verso la vita lavorativa, come avviene per i classici tirocini formativi di orientamento, ma bensì nell’integrare il percorso di istruzione che il tirocinante sta ancora compiendo, stabilendo a tal scopo una “alternanza” tra studio e attività pratica. Il Ministero del Lavoro ha fornito una chiara definizione dei tirocini curriculari descrivendoli come tirocini promossi da soggetti ed istituzioni formative – quali università e istituti scolastici – a vantaggio dei propri studenti ed allievi, al fine di realizzare un percorso di formazione integrata in cui si avvicendino studio e lavoro.

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MERITO SCIENTIFICO E APERTURA AL BUSINESS PER ESSERE COMPETITIVI

Prima università tecnica del Mezzogiorno, il Politecnico di Bari, a 70 anni dalla sua istituzione e pur tra le mille difficoltà di operare in un territorio disagiato, si conferma motore di sviluppo e di innovazione del Sud d’Italia, e non solo. Il SIR (SCImago INSTITUTIONS RANKINGS) 2013 World Report, la più completa e autorevole classifica delle istituzioni di ricerca nel mondo, lo ha di recente incoronato l’università statale italiana con le più elevate performance nella ricerca scientifica. Ce lo racconta il professor Eugenio di Sciascio, rettore dell’istituto.

Un riconoscimento importante quello del SIR e di carattere internazionale, che premia il Politecnico per il terzo anno consecutivo…
Il SIR World Report si concentra sulle eccellenze nella ricerca misurando, oltre alla quantità di articoli pubblicati sulle riviste internazionali (che dipende dalla dimensione della singola istituzione), anche la loro qualità scientifica, attraverso l’Impatto Normalizzato (rapporto tra le citazioni ricevute dalle singole pubblicazioni e il numero medio mondiale di citazioni per ogni ambito di ricerca). Per questo motivo, ci fa estremo piacere risultare primi in Italia all’interno di questa classifica. Di recente, inoltre, uno dei nostri docenti, il professore Nicola Giglietto è stato annoverato tra i primi 50 scienziati italiani operanti nel mondo, secondo la classifica mondiale “TOP100 Italian Scientists” che evidenzia il maggior impatto scientifico di docenti e ricercatori attraverso le loro pubblicazioni.

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Ricerca e sviluppo: credito d’imposta e finanziamenti agevolati

Di quali agevolazioni può usufruire un’azienda che vuole investire in attività di ricerca e sviluppo finalizzate all’innovazione del proprio business? Con la legge di stabilità del 2013, che regolamenta anche il credito d’imposta per le aziende che decidono di investire in questo ambito, si introduce un importante cambiamento rispetto alla precedente normativa, offrendo nuove possibilità di accesso al credito d’imposta.

La legge di stabilità del 2013 (legge n. 228/2012) ai commi 95 – 97 aveva previsto l’erogazione di un credito d’imposta “alle imprese e alle reti di impresa che affidano attività di ricerca e sviluppo a università, enti pubblici di ricerca o organismi di ricerca, ovvero che realizzano direttamente investimenti in ricerca e sviluppo”. Il precedente intervento del Legislatore, operato con l’art. 1, D.L. 70/2011, la cui efficacia si estendeva fino al 31.12.2012, prevedeva la concessione di un credito d’imposta per gli anni 2011 e 2012, “a favore delle imprese che finanziavano progetti di ricerca, in università ovvero enti pubblici di ricerca”.

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Digitalizzare la scuola?

di Stefano Moriggi
Sì, ma priorità alla formazione e alla progettazione di nuovi spazi di apprendimento.

C’è ancora chi è convinto che per traghettare al digitale la scuola italiana sia sufficiente (e comunque prioritario) procedere  all’acquisizione di dispositivi tecnologici. Per alcuni osservatori – per non dire di certi decisori politici – la modernizzazione e l’aggiornamento della didattica si compirebbe, appunto, investendo la gran parte delle esigue risorse disponibili in computer, tablet, video proiettori e lavagne interattive multimediali (LIM), lasciando poi ai singoli insegnanti e alle loro competenze digitali la responsabilità di integrare il valore aggiunto della tecnologia alle tradizionali lezioni frontali costruite e articolate (pressoché esclusivamente) attorno al supporto cartaceo del libro.

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