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Internet of things (IoT)

Siamo di fronte a tecnologie rivoluzionarie, che cambieranno la vita della maggior parte degli abitanti del pianeta. Da un lato tablet, smartphone e mobile hanno rivoluzionato lo stile di vita delle persone, dall’altro l’avvento su larga scala delle tecnologie di nuova generazione ci fa parlare di intelligenza artificiale, realtà aumentata, olografia virtuale e molto altro. Nel mentre, l’avanzata del cambiamento tecnologico inizierà con l’“Internet delle cose”, quello che si definisce Internet of Things, oramai diventato Internet of Everything (IoE).

L’intelligenza artificiale passando per l’Internet of Things
Lo scopo della ricerca è utilizzare informazioni e creare strumenti in grado di interfacciarsi con l’uomo, al fine di agevolare in qualche modo il suo operato. Di primario interesse è il contesto marcatamente civile, ovvero la cooperazione uomo-robot in ambito sociale (si veda il progetto Ramcip descritto nell’intervista a Emanuele Ruffaldi, ricercatore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa a pag. 34) o a livello industriale al fine, in primis, di automatizzare i processi, così migliorando la produttività e rendendo competitivo un prodotto che necessiterebbe di manodopera costosa. In questa rivoluzione si inserisce il fenomeno – già in atto – in cui ogni cosa sarà connessa, accessibile e tracciabile, il cosiddetto Internet of Things (IoT) o Industrial Internet of Things (IIoT), che interesserà i processi di business delle imprese, imponendo cambi di modelli in grado di condizionare ogni singolo aspetto aziendale e soprattutto lavorativo.

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NBA, l’olimpo del basket non è un traguardo ma un inizio

Tenace e determinato Luigi Datome, il nostro capitano, ci racconta il suo sogno diventato realtà. Ha toccato con mano l’olimpo del Basket ma lui dice che la cosa più importante è l’affetto delle persone che ti vogliono bene. Giocare con un robot per lui sarebbe un’esperienza curiosa.

Hai da poco terminato la stagione in America, cosa hai lasciato?
Ho lasciato, spero solo per l’estate, un paio di mesi finali a Boston in cui mi sono tolto piccole soddisfazioni e ho potuto dimostrare di poter far parte della Nba (la lega professionistica più importante degli Stati Uniti, se non del mondo). Un mondo da sogno, in cui tutto funziona alla perfezione e a cui ambiscono tutti i giocatori di basket. È stata dura dopo l’anno e mezzo a Detroit, sono stati giorni difficili, in cui facevo fatica a vedere il campo per scelte che tuttora non riesco a comprendere. Ma le ho accettate. Oggi mi sento diverso, perché ho dimostrato di poter stare in quel mondo dorato chiamato Nba e qualsiasi cosa accada adesso la prenderò con maggiore leggerezza, come del resto va presa la vita e lo sport.

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TOOL ESPERENZIALI PER ENTRARE IN EMPATIA CON L’UOMO

Occambee è una realtà orientata allo sviluppo dello smart site, ovvero, mettere in comunicazione un luogo con il pubblico. È il sito stesso che si racconta instaurando una relazione con il visitatore e conducendolo in un percorso esperenziale personalizzato. Abbiamo intervistato Annamaria Colucci, partner di Occambee che ci ha spiegato i progetti in corso e le prospettive del settore.

Esiste un rapporto secondo Lei tra l’Intelligenza Artificiale (IA) e il coinvolgimento emotivo del fruitore?
In linea generale, possiamo assumere che un sistema “intelligente” susciti nell’umano con cui ha un’interazione un coinvolgimento, dato dalla capacità di rispondere agli stimoli, domanda/risposta o azione/reazione. Ma quando si parla di coinvolgimento emotivo si parla appunto di emozioni e quindi della capacità di instaurare una relazione, in questo caso la competenza necessaria aggiunta ad un sistema di IA è la Human Like Interaction, che detta le regole da seguire nella gestione del contatto con l’umano. Sono gli stessi parametri di comunicazione che tra umani rendono possibile uno scambio di conoscenza, e quindi la comunicazione verbale, un aspetto fisico, il linguaggio del corpo e le emozioni. La piattaforma di IA consente di associare al “calcolo” della risposta anche una coerente manifestazione della stessa, ha l’effetto di mettere a proprio agio l’umano e creare empatia, e inoltre fa sì che, ad ogni contatto con il pubblico, l’azienda o l’ente possa esprimere i propri valori e avere una personalità definita.

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EDITORIALE – NUMERO 10

di Gian Nello Piccoli

Lungo la via dell’innovazione, si è aperto con questo titolo il numero 00 di Logyn e oggi il n.10 rappresenta una tappa importante che abbiamo pensato dovesse dare un seguito alla via intrapresa. Parleremo della parte più estremizzata dell’innovazione tecnologica: l’Intelligenza Artificiale (IA).

La fantascienza ci propina macchine intelligenti al pari dell’uomo, con tutte le implicazioni che ne possono derivare, di natura etica e non solo. Fortunatamente la realtà è molto diversa, perché l’Intelligenza Artificiale sta progredendo per scomparti. Il panorama raccontato in questo numero vede una carrellata di ospiti che raccontano i progetti e i progressi in atto che portano l’IA in diverse direzioni: domotica, deep learning, smart city, assistenza socio-sanitaria, medicina, auto.

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L’ARTIFICIALE È NATURALE: É UN PRODOTTO DELL’UOMO

L’artefatto umano è orientato ad un fine e dovrebbe essere adattato ai principi universali di convivenza umana. La sfida più grande adesso è l’ecologia per la nostra sopravvivenza, una questione destinata ad estinguersi con la nostra specie: un processo evolutivo inevitabile. Intervista all’antropologo Antonio Marazzi.

Lo sviluppo tecnologico ci ha abituato a vivere come “uomini aumentati” con molta naturalezza, effettivamente questo passaggio è stato così naturale?
Sì, certo. È proprio nella natura della nostra specie avere inventato e utilizzato strumenti adatti alla propria sopravvivenza. Molti si mostrano preoccupati della presenza invasiva delle nuove tecnologie. Basterebbe pensare alla crescita esponenziale demografica per considerare la tecnologia.

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RAMCIP: L’OPERATORE SOCIO ASSISTENZIALE ROBOT

Il progetto europeo coinvolge anche l’Italia nel ricercare soluzioni che consentano al sistema robotico di distinguere un comportamento insolito dell’anziano da uno bisognoso. Emanuele Ruffaldi, ricercatore della Scuola Superiore Sant’Anna, ci spiega come funziona il sistema Ramcip e se presto lo vedremo nelle nostre case.

Come nasce il progetto RAMCIP?
È un progetto finanziato dalla Commissione europea nell’ambito del programma Horizon 2020 con 4 milioni di euro. Al sistema robotico per l’assistenza personale lavorano scienziati ed ingegneri di tutta Europa. In Italia, il progetto è seguito dall’Istituto di Tecnologie della Comunicazione, dell’Informazione, della percezione (TeCiP) della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa. Il coordinamento di Ramcip è affidato all’Istituto per le Tecnologie dell’Informazione del Centro di Ricerche e Tecnologie greco (CERTH). Al consorzio del progetto aderiscono, oltre la Scuola Superiore Sant’Anna, i gruppi della Technische Universität München (Germania), della Fondazione per la Ricerca e Tecnologia Greca, dell’Università Medica di Lublino (Polonia), della Fondazione Ace (Spagna), che mette a disposizione un centro di ricerca per l’Alzheimer e fornisce i casi di studio, oltre a due piccole-medie imprese polacche e inglesi che partecipano come partner industriali.

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“IO NE HO VISTE COSE CHE VOI UMANI NON POTRESTE IMMAGINARVI”

Siamo abituati ai film di fantascienza che ci propinano robot umani che combattono grandi guerre con l’uomo per accaparrarsi la supremazia sull’altro. Ma qual è la realtà? L’intervista a Giorgio Metta ci tranquillizza e ci porta nel mondo reale dove i robot saranno degli elettrodomestici che costeranno 5.000 euro e che fungeranno da ausilio per l’uomo.

Che cos’è per Lei l’intelligenza artificiale (IA)?
L’lA è costituita da una serie di tecniche computazionali di derivazione informatica che consentono di costruire delle macchine che interagiscono in modo autonomo nell’ambiente sia questo fisico sia virtuale. Si tratta di algoritmi che partono da un insieme di dati per generare una possibile risposta anche se questa non è mai stata prevista. Le macchine funzionano molto bene per immagazzinare dati ma sono carenti nella produzione di soluzioni originali su casi che non sono stati affrontati prima. La ricerca sull’algoritmo va in questa direzione: avvicinarsi nel modo di pensare all’uomo e alla sua capacità di mettere insieme delle soluzioni. Quindi in poche parole l’IA è la capacità di ragionare su un insieme di osservazioni per fare la differenza.

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QUANTA ANIMALITÀ UMANA C’È NELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE?

Negli anni ‘50 gli studi sull’Intelligenza Artificiale (IA) sono partiti con l’esaltazione della razionalità e la banalizzazione della parte animale, è per questo che oggi l’IA imita molto bene l’intelligenza meccanica. Oggi si dice che la nostra parte animale non è per niente secondaria, pertanto è rientrata a pieno regime negli studi sull’IA. Piergiorgio Odifreddi ci trascina in un affascinante percorso che ricalca le origini, l’etica, i sentimenti e la stupidità umana nell’Intelligenza Artificiale.

Cosa è per Lei l’Intelligenza Artificiale (IA)?
Ci sono tanti tipi di intelligenza, c’è quella naturale che si suppone sia quella degli uomini, – ma non tutti sono così fortunati – poi c’è l’intelligenza animale che riguarda anche una buona parte di noi, infine l’intelligenza militare o meccanica che riguarda la semplice esecuzione di comandi. In fondo quest’ultima è quella che si cerca di trasferire in una macchina. L’IA è il tentativo di far fare alle macchine quello che fanno gli uomini, attraverso l’uso dell’intelligenza meccanica. Lo studio dell’IA è iniziato negli anni ‘50 con Alan Turing. L’idea era di far fare dei calcoli ad una macchina e capire se dietro questo ci potesse essere qualcosa di più profondo. Turing pensò subito al gioco degli scacchi, che ha una parte prettamente legata ai numeri e un’altra parte più creativa. Infatti, Turing fece il primo programma per far giocare a scacchi un calcolatore. Durante l’esperimento la macchina perse in poche mosse contro l’uomo. Oggi a distanza di 60 anni avviene esattamente il contrario. Questo però non significa che le macchine sono più intelligenti, utilizzano solo dei processi diversi da quelli dell’uomo.

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