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Creatività e tutela del know-how

Nel contesto del programma Innovation Union e del piano di azione a sostegno della creatività e dell’innovazione, il 28 novembre 2013 la Commissione Europea ha adottato una proposta di direttiva in materia di tutela del know-how.

Il Made in Italy deve tutto al Rinascimento italiano, allo sviluppo di una nuova cultura artistica e sociale, che sul piano culturale, estetico e architettonico ha messo in moto una competizione creativa senza pari nel mondo. A questo si aggiunga il continuo contatto con le culture dei popoli stranieri. Creatività che tuttavia spesso, per incapacità tutta italiana di fare sistema, non si traduce in forza imprenditoriale vincente o addirittura viene agilmente acquisita dai competitors proprio per la mancata adozione di opportune protezioni e tutele da parte del titolare dei relativi diritti. Se per superare il primo aspetto ci ha pensato il D.L. 10 febbraio 2009 n.5 che ha introdotto la disciplina della rete di imprese (V. articolo Reti di imprese – La normativa e il contratto di rete in Logyn n.2 Maggio 2013), con riferimento al secondo è intervenuto, a livello comunitario, il Parlamento Europeo e il Consiglio con una proposta di Direttiva comunitaria presentata il 28 novembre 2013 sulla protezione del know-how riservato e delle informazioni commerciali riservate (segreti commerciali) contro la loro acquisizione, utilizzo e divulgazione illeciti.

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Reati informatici commessi da collaboratori

L’abuso di strumenti informatici sul lavoro comporta rischi di reato. Per questo le società devono effettuare regolari controlli tecnici e giuridici, preoccupandosi al contempo di salvaguardare i diritti dei lavoratori tutelandone la privacy e l’attività lavorativa. Alle società, in caso di reati da parte dei lavoratori, può essere riconosciuta l’esimente della responsabilità amministrativa dimostrando di aver adottato le misure penal-preventive necessarie.

Computer crimes e D.Lgs. n.231/2001.
Il D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231 ha introdotto la responsabilità da reato gravante sulle persone giuridiche, società ed associazioni anche prive di personalità giuridica (genericamente “ente”) per quei reati commessi da parte delle persone fisiche (apicali o sottoposti) che agiscono per conto dell’ente medesimo, nello svolgimento dell’attività imprenditoriale. L’imputazione del reato all’ente avviene in tutte le ipotesi in cui i) vi sia commissione consapevole del fatto criminoso da parte di sottoposti ovvero ii) la pacifica tolleranza. In alternativa l’imputazione iii) poggia sulla mancata o inidonea attuazione di un sistema di vigilanza e controllo preventivo da parte dell’ente rispetto alle condotte dei singoli, teso a prevenire la commissione dei reati.

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LE RETI D’IMPRESA NELLA NUOVA ERA: UNA NUOVA CULTURA

Intervista a Enzo Rullani, professore di Economia della Conoscenza e di Strategie di impresa presso la Venice International University.

La nuova economia della conoscenza: sviluppi e prospettive future
Le reti d’impresa vengono spesso pensate come rimedio a una forma specifica di “debolezza” che caratterizza il capitalismo industriale italiano, frammentato in una miriade di piccole e piccolissime imprese, finora aggregate, grazie al collante territoriale, in un centinaio di distretti industriali, specializzati nei vari prodotti del made in Italy.

Aggregando le imprese, senza far venire meno la loro autonomia individuale, la rete consentirebbe di prendere due piccioni con una fava: mantenere l’ossatura dell’attuale assetto produttivo, basato sull’imprenditorialità diffusa; realizzare, grazie alla rete, quelle economie di scala e di specializzazione (reciproca) che sono precluse alle piccole e piccolissime imprese.

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