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IL NORD EST STORICO E MANAGERIALE: 400 ANNI DI INDUSTRIA

Intervista ad Alberto Marenghi, Cartiera Mantovana.

La Cartiera Mantovana domina in Italia per la sua longevità: quasi 4 secoli di storia che hanno visto i proprietari – la famiglia Marenghi – interessati alla produzione della carta: dal primo stabilimento artigianale a Maglio di Goito del XVII secolo, alle 3 industrie sparse nel Nord Est italiano del XXI secolo.

Si tratta di una storia unica per un’impresa giunta alla 13° generazione. I diversi discendenti, lavorando con passione e senso di responsabilità, hanno saputo nei secoli implementare l’attività di famiglia ottimizzando costi e organizzazione, pur affrontando avversità di ogni tipo. Oggi, lo stabilimento di Maglio produce circa 10mila tonnellate di carta all’anno, mentre quello di Galliera Veneta e quello di Carmignano di Brenta producono circa 85mila tonnellate l’anno di carta. Un’azienda grande e sana. Alberto Marenghi, attuale amministratore delegato del gruppo, ci dice che “non esiste un segreto particolare per questa longevità. La storicità fa senz’altro da collante, ma ha portato ad una cultura imprenditoriale un po’ particolare, in cui la ‘famiglia’ gioca un ruolo importante, soprattutto nelle scelte che devono essere lungimiranti e prudenti. Perché ti senti anello di una catena secolare”.

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60 anni di storia del ciclismo veneto

Nel 2012 ha festeggiato i suoi 60 anni: la Pinarello spa è azienda e famiglia storica di Treviso, ma riconosciuta internazionalmente, non solo grazie alle loro biciclette – innovative e di qualità – ma anche per i successi ottenuti in campo sportivo. I valori che da sempre caratterizzano i Pinarello sono sobrietà e schiettezza, ma anche uno sguardo sempre rivolto al ‘davanti’.

La Pinarello nasce alla fine degli anni ’40 da Giovanni, un giovane e ‘industrioso’ corridore di Catena di Villorba nel trevigiano. Lo sportivo quindicenne apprende i primi rudimenti come costruttore di bici nella ditta Paglianti e da suo cugino Alessandro, che fabbricava bici ancora dal 1922 in una piccola officina di paese. Giovanni con il fratello Carlo, con l’aiuto di pochi collaboratori, comincia a produrre bici da città. Inizialmente si tratta di una produzione artigianale, che non permette grandi numeri.

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Centro studi e ricerche Ligabue

Il Centro Studi e Ricerche Ligabue nasce nel 1971 ad opera del grande paleontologo Giancarlo Ligabue che ha dedicato molte delle sue energie all’organizzazione di più di 130 spedizioni e missioni nei settori dell’archeologia, paleontologia e scienze naturali, in tutto il mondo. Il simbolo del Centro, la ricostruzione grafica di un sigillo del 3°millennio a.C., ovvero un personaggio alato con testa di rapace, seduto sulle spire di un serpente, sintetizza i campi di interesse. Il Centro Studi Ricerche Ligabue negli anni ha conseguito vari riconoscimenti, tra questi il Premio Unesco ‘Image et Sciences’ conferito nel 2000 a Parigi a Giancarlo Ligabue e al CSRL per “l’eccezionale contributo alla divulgazione culturale, produzione audiovisiva, edizioni scientifiche e per l’impegno nelle attività museali”.

Il Centro Studi e Ricerche Ligabue (CSRL) sin dalla nascita diventa un punto di riferimento nazionale e internazionale. Quale la mission fin dalla fondazione?
“L’orgoglio maggiore ci deriva dall’aver realizzato oltre 130 spedizioni nei 5 continenti, permettendo a giovani ricercatori di ogni nazionalità di acquisire esperienze sul campo rivolte alla conoscenza dell’uomo, delle sue origini, del suo habitat, nel pieno rispetto delle specifiche tradizioni etniche”, questo dichiarava il presidente Giancarlo Ligabue nel 2003, anno del trentennale della costituzione del CSRL. L’idea nacque ad opera di un gruppo di amici e studiosi che condividevano con Ligabue la passione per quelle discipline che fin d’allora hanno caratterizzato la nostra attività: Archeologia, Paleontologia, Antropologia, Scienze Naturali. Inizialmente, le sinergie con l’impresa di catering – di cui Ligabue era titolare – furono elemento determinante sia per il sostegno economico che per l’espansione a carattere internazionale di entrambe le organizzazioni. Leggi →

L’evoluzione del caffè

L’innovativa evoluzione del caffè, baluardo di tradizione ed eccellenza nel territorio italiano dal Seicento ad oggi: il Museo del Caffè Dersut è oggi una realtà culturale consolidata, inserita nella Rete Musei Trevigiani da marzo 2013.

Quella del caffè è una storia di innovazione e tradizione allo stesso tempo. Bevanda dalle origini antiche ed esotiche, il caffè cresce spontaneamente nell’Abissinia meridionale (l’attuale Etiopia) e viene utilizzato la prima volta dagli Arabi come bevanda eccitante e valido sostituto delle bevande alcoliche vietate dal Corano. Il termine stesso ‘caffè’ potrebbe provenire dall’antica regione di Kaffa in Etiopia, che significa appunto ‘pianta’ o ‘terra di Dio’. Da qui, grazie agli Arabi, il consumo di caffè raggiunge Istanbul nel XVI secolo, laTurchia e, attraverso la Serenissima, arriva in Europa. Le sue proprietà stimolanti, insieme al piacere lento della degustazione, fanno la fortuna dei grandi caffè letterari: dai mitici Florian e Quadri di Venezia, al Pedrocchi di Padova e al Tommaseo di Trieste, fino ai celebratissimi Greco di Roma e Gambrinus di Napoli. Agli inizi del Novecento la svolta innovativa: elementi già esistenti, come il caffè, l’acqua calda, e il concetto di pressione, vengono combinati in maniera diversa per dar vita qualcosa di inedito: l’espresso, di cui l’Italia è sempre stata considerata patria originaria.

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Politiche europee per il territorio: le opportunità di finanziamento alle imprese

Uno dei principali obiettivi delle politiche comunitarie è promuovere uno sviluppo equilibrato e sostenibile della Comunità Europea, riducendo le disuguaglianze tra le diverse regioni europee, al fine di rafforzare la coesione economica e sociale. Tali obiettivi sono espressione della solidarietà tra gli Stati membri intesa a rendere le regioni dell’UE luoghi più attraenti, innovativi e competitivi e possono concretizzarsi, a livello nazionale ed europeo, in forme di finanziamento alle imprese.

Espressione di queste politiche sono in particolare i cosiddetti fondi a “gestione indiretta”, ovvero quelle risorse finanziarie del bilancio dell’Unione Europea la cui gestione è demandata alle amministrazioni centrali e regionali degli Stati Membri, con lo scopo di contribuire alla riduzione del divario esistente tra i Paesi membri e supportare lo sviluppo economico e sociale del territorio e la competitività delle sue imprese. Per questi fondi vige la regola del cosiddetto disimpegno automatico: salvo proroghe, ogni Paese Membro ha due anni di tempo per utilizzare una somma stanziata prima che la Commissione proceda al ritiro, impiegando perciò le risorse finanziarie assegnategli a sostegno dello sviluppo e della competitività del proprio territorio.

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AMORE PER IL TERRITORIO E FASCINO DELLA SCOPERTA

Marzio Bruseghin, professionista dal 1997 al 2012, vanta diversi piazzamenti tra i primi dieci nelle classifiche finali di Grandi Giri e ha vestito sette volte la maglia della Nazionale italiana ai Campionati del mondo. Ma il suo ruolo preferito è stato sempre di ‘gregario’ e la sua gara più bella le Olimpiadi di Pechino, un sogno da bambino.

Si fa fatica a raggiungere Marzio Bruseghin, lassù a Piadera, in cima ai boschi scoscesi delle Prealpi Trevigiane. Ci lasciamo la bellissima e antica cittadina di Vittorio Veneto alle spalle e a valle, e iniziamo a salire lentamente. È impossibile non restare ammaliati dal panorama mozzafiato: immersi tra boschi e montagne, ai piedi del Cansiglio, una casa, una stalla, poi 15 ettari di terreno che va su e giù per forre e vallette, si apre su campi e radure, fin oltre l’altro versante della collina. È qui che abita Marzio, qui che oggi fa ‘l’apprendista contadino’ all’interno della piccola azienda agricola di S. Maman, avviata con l’aiuto delle famiglia che abita in un’altra casa a poche decine di metri dalla sua. Perché per Marzio, i campi, le montagne, e i propri cari sono sempre stati importanti: origine e bussola nel lungo percorso, tutto rigorosamente in bici.

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ENERGIA, PASSIONE, SACRIFICIO: SPIRITO ITALIANO

La storia delle distillerie Nonino.

C’è un paese immerso nel verde, a pochi chilometri dal comune friulano di Pavia di Udine, si chiama Ronchi di Percoto. In questa piccola frazione inizia la storia dell’azienda che ha cambiato il destino del distillato più povero, la Grappa, trasformandolo in uno dei distillati più richiesti al mondo. Qui inizia la storia delle Distillerie Nonino, di Benito e Giannola. Famiglia ‘d’annata’, effige sincera di una vita vissuta con passione e determinazione a tutela del territorio e delle sue tradizioni migliori. Oggi i numeri parlano da soli: 15 milioni di euro di fatturato, 30 collaboratori, 5 distillerie artigianali.

Capitolo 1. Si legge, nei documenti dell’epoca, che nel 1897 si insediò a Percoto un certo Orazio Nonino e che lì stabilì la sede della propria distilleria esistita fino ad allora solamente sotto forma di un alambicco itinerante, montato su ruote. “Il nostro marchio rappresenta il simbolo degli alcoli così com’era nel Medioevo”, racconta con il sorriso certo Antonella, una delle tre figlie di Giannola e Benito, quinta generazione dei Nonino.

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IBM: LA TRASFORMAZIONE COME CAMBIAMENTO CULTURALE INNANZITUTTO

Pierfrancesco Angeleri, intervistato da Logyn, ha parlato della mission e dei valori che hanno da sempre caratterizzato IBM e, conseguentemente, il suo lavoro. La sua è una lunga e prestigiosa carriera che ha abbracciato anche gli anni topici dello sviluppo tecnologico nel mondo e in Italia.

Nasce a Roma nel 1958 dove, attualmente, abita ed esercita la sua professione. Per lavoro trascorre lunghi periodi all’estero e risiede ad Amsterdam, Parigi e New York. Laureato in Ingegneria Civile Idraulica presso l’Università ‘La Sapienza’, Pierfrancesco Angeleri inizia la carriera professionale come consulente nell’ambito della progettazione strutturale. Entra in IBM nel 1985 come ricercatore presso il Centro di Ricerca Europeo per il Supercalcolo denominato ECSEC (European Center for Engineering and Scientific Computing). Dopo un periodo nella ricerca, nel 1993 entra nella divisione ‘Sales&Marketing’ di IBM dove ricopre diversi incarichi manageriali a Roma e a Milano. Nel 1998 viene nominato direttore generale della Divisione ‘Printing Systems’ per l’Europa con sede ad Amsterdam. Nel 2002 assume la guida della Divisione Prodotti Intel della IBM Europa con sede a Parigi. Torna in Italia nel 2004 dove ricopre diversi ruoli nell’ambito della Direzione Generale della IBM Italia. Diventa, in seguito, responsabile della Divisione Server, della Divisione SWG, per poi assumere nel 2008 la responsabilità della Divisione Piccola e Media Impresa. Dal 1 luglio del 2012 ricopre il ruolo di responsabile della Business Partner Organization.

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CULTURA, TERRITORIO, IMPRESA: La tradizione come valore per lo sviluppo

La storia dell’industrializzazione italiana, soprattutto nelle due aree geografiche denominate spesso come la ‘locomotiva’ d’Italia e indentificate come Nord Ovest e Nord Est è essenzialmente una ‘storia di famiglie’. Insigni esempi, che hanno saputo creare un modello industriale di alto profilo e hanno contribuito a far nascere all’estero il mito della creatività italiana. Un tessuto di famiglie spesso di origine artigiana. Uomini ‘sapienti’ nei loro mestieri che hanno reso l’Italia secondo Paese europeo nell’esportazione dopo la Germania.

È essenzialmente a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale che l’Italia ha conosciuto profondi cambiamenti economici, trasformandosi da Paese più o meno arretrato a una delle maggiori potenze economiche mondiali. Questo, grazie ad un ininterrotto processo di crescita durato fino alla fine degli anni Novanta del XX secolo.

Eppure, soprattutto tra il 1958 e il 1963 l’industria italiana conobbe il suo straordinario sviluppo: tra i settori trainanti il manifatturiero, quello della meccanica, della chimica e dell’elettricità. Allora si cominciò a parlare di ‘miracolo economico’. L’Italia divenne la settima potenza industriale del mondo, anche se l’economia nazionale continuò a presentare sempre due volti differenti: un sud arretrato con un’agricoltura ancora in gran parte latifondistica, e un nord con un forte insediamento industriale, favorito anche dallo sviluppo di moderne infrastrutture.

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Apprendistato e formazione trasversale

Nel 2011 il D.Lgs 167 ha riformato la materia con uno scheletro normativo flessibile di soli 7 articoli. Il nuovo Testo Unico ha conferito pieno potere alla contrattazione collettiva, così molti settori produttivi italiani, da aprile 2012, hanno regolato la materia con importanti novità legate agli obblighi formativi caricati completamente sulle spalle dei datori di lavoro.

La reazione dei datori di lavoro, spiazzati di fronte a cotanta autonomia nella gestione della partita, va interpretata alla luce delle nuove regole. Il precedente sistema prevedeva una formazione quasi esclusivamente demandata alle regioni, antipatica agli occhi dei datori di lavoro per due motivi: scarsa attinenza delle attività proposte rispetto alle mansioni da apprendersi; prolunagata assenza dell’apprendista a causa degli obblighi formativi esterni. Il T.U. ha spazzato via le criticità, imponendo un sistema di formazione su misura a diretta programmazione e gestione aziendale, nel rispetto del piano formativo, da svolgersi completamente in ambito aziendale. Tanta considerazione per le doglianze datoriali ha però provocato un effetto “boomerang”, lasciando i datori di lavoro interdetti di fronte ad una completa autonomia, difficile da gestire in termini di costo da sostenere per erogare questa formazione obbligatoria. A tal proposito, in questi ultimi mesi alcune regioni hanno completato l’iter per liberare i finanziamenti destinati alla formazione trasversale, che verrà organizzata esclusivamente a carico dell’ente su precise indicazioni fornite dall’azienda circa il percorso da seguire per l’acquisizione delle competenze. La formazione trasversale, obbligatoria e a carico azienda, è da completare con la formazione professionalizzante.

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