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Gli inglesi “a lezione” da Leonardo, Michelangelo e Raffaello. E noi?

di Stefano Moriggi

Troppo spesso non si riflette abbastanza sulle dinamiche e sulle pratiche innescate dall’introduzione di uno strumento all’interno di un contesto. Non siamo infatti abituati a indagare le ragioni che hanno dato forma (e dunque funzionalità) a uno spazio, qualificandolo. Si consideri, per esempio, l’aula scolastica. Cosa ha portato nei secoli il consolidamento di una tipologia di arredo incentrata su una cattedra per il docente contrapposta alla schiera di banchi per gli alunni? A molti potrebbe sembrare – e di fatto continua a sembrare – il “setting naturale” per l’apprendimento; quando in realtà non è altro che il portato culturale conseguente all’introduzione in un contesto deputato alla didattica di un particolare strumento, il libro.

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Alternanza scuola-lavoro

Oggi l’avviamento al lavoro dei giovani accende molti dibattiti politici e mediatici, da cui non è sempre facile estrapolare le reali risorse disponibili nel nostro ordinamento. Con l’idea che l’alternanza scuola-lavoro possa realmente agevolare l’ingresso dei giovani in azienda, si illustrano tra gli strumenti già attivi e fruibili i tirocini curriculari e l’apprendistato di alta formazione.

TIROCINI CURRICULARI
Nell’alveo delle attività di tirocinio formativo previste dal nostro ordinamento si distinguono i “tirocini curriculari”, la cui finalità non consiste nel fornire al soggetto tirocinante un primo imprinting professionalmente formativo che possa guidarlo verso la vita lavorativa, come avviene per i classici tirocini formativi di orientamento, ma bensì nell’integrare il percorso di istruzione che il tirocinante sta ancora compiendo, stabilendo a tal scopo una “alternanza” tra studio e attività pratica. Il Ministero del Lavoro ha fornito una chiara definizione dei tirocini curriculari descrivendoli come tirocini promossi da soggetti ed istituzioni formative – quali università e istituti scolastici – a vantaggio dei propri studenti ed allievi, al fine di realizzare un percorso di formazione integrata in cui si avvicendino studio e lavoro.

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Editoriale – numero 4

di Gian Nello Piccoli

È trascorso un anno dalla nascita di Logyn. Per l’ultimo numero del 2013 la nostra Community ha voluto volgere lo sguardo alle università e ai centri di ricerca, al loro rapporto con il mondo del privato e soprattutto con quello dei nostri giovani.

Poiché istruzione e innovazione sono due chiavi essenziali per la crescita di una società, ci siamo posti delle domande e le abbiamo rivolte ai responsabili di alcuni istituti di istruzione riconosciuti come eccellenze. Realtà che dovrebbero contribuire a immaginare scenari e orizzonti nuovi per la cultura nazionale. E che, ai tanti studenti, dovrebbero trasferire conoscenze, skill e relazioni con il mondo del lavoro: ovvero reali opportunità e l’abilità di essere competitivi e appetibili, in Italia come all’estero.

Siamo, dunque, alla ricerca di esempi che realmente offrano alta istruzione, calibrata ai tempi che viviamo, includendo un rapporto diretto tra formazione e lavoro, con attenzione alle nuove professioni e all’innovazione.

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Start up e innovazione: agevolazioni dal “decreto sviluppo bis”

Con “start up” si definisce un’impresa di nuova costituzione e in avviamento, solitamente operante nel campo dell’innovazione tecnologica e scientifica e gestita da soggetti mediamente giovani. L’ordinamento italiano ha recentemente introdotto misure a sostegno di questi nuovi soggetti economici, offrendo loro agevolazioni in ambito societario, lavoristico, fiscale e finanziario.

A sostegno delle start up è stato dedicato il d.l. 179/2012 (cosiddetto “decreto sviluppo bis”), il quale all’art. 25 (così come novellato dal d.l. 76/2013, c.d. “decreto lavoro”) specifica nel dettaglio la nozione di “start up innovativa”, ossia il soggetto destinatario degli interventi previsti dal decreto. Con tale definizione si intendono le società di capitali residenti in Italia, non quotate su un mercato regolamentato e rispondenti a specifici requisiti, tra cui: svolgimento attività da non più di 48 mesi; sviluppo e commercializzazione di prodotti/servizi innovativi ad alto valore tecnologico come esclusivo oggetto sociale; destinazione alle spese in ricerca e sviluppo di almeno il 15% del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione della start up; impiego, per almeno un terzo dell’organico complessivo, di personale con titolo di dottorato di ricerca o di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata, ovvero per almeno due terzi dell’organico complessivo, di personale in possesso di laurea magistrale ai sensi dell’art. 3 del Decreto Ministeriale 270/2004.

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