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Produzione a commessa: come ottenere flessibilità e automazione con l’ERP

L’esperienza nella progettazione e costruzione di sistemi di automazione per lo stampaggio a iniezione e la manipolazione di parti in materiale termoplastico costituiscono il core di Star Automation Europe. L’azienda veneziana produttrice di robot cartesiani, fornitrice di automazioni complesse e soluzioni all’avanguardia di Total Factory Automation, dal 2006 ha scelto Freeway® Skyline, l’ERP della trevigiana Eurosystem SpA, per la propria gestione aziendale.

Installare impianti, organizzare training, garantire assistenza tecnica e soddisfare i clienti ovunque essi siano sono le basi di Star Automation Europe. L’azienda è presente in Europa dal 1989 e fa capo a Star Seiki Co. Ltd, la più grande azienda mondiale nella produzione di robot cartesiani per il processo di stampaggio a iniezione. La produzione dell’impresa italiana, situata a Caselle di Santa Maria di Sala (VE), è riconducibile a due grandi aree: quella standard che riguarda i robot cartesiani (a 3 assi) per presse a iniezione da 30 a 5000 ton, quella speciale, che riguarda automazioni chiavi in mano nel settore dello stampaggio della plastica.

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HONG KONG: Dal computer manager al computer consigliere

Un viaggio attraverso la metropoli, centro d’affari di livello mondiale. Abbiamo indagato sulla parte più tecnologica e innovativa di Hong Kong e abbiamo scoperto delle vere e proprie chicche legate all’intelligenza artificiale. Una città culturalmente aperta all’innovazione e pronta ad investire in qualsiasi settore. Non è un caso che Hong Kong, che raggruppa gli uffici di quasi i tre quarti delle 100 banche più importanti al mondo, fornisce assistenza alle società multinazionali o alle PMI che intendono intraprendere affari in Cina e nell’Asia-Pacifico.

Hong Kong è la città più verticale del mondo con una popolazione di sette milioni di persone e una rete di trasporti molto sviluppata. Oltre il 90% degli spostamenti quotidiani avviene grazie ai trasporti pubblici, la più alta percentuale al mondo. È proprio sui trasporti la città ha investito nell’IA per ottimizzare la parte manutentiva della metropolitana, già di per sé un’eccellenza, con la più alta percentuale al mondo di treni in orario e 10 mila persone impegnate in oltre 2500 interventi di tutti i tipi ogni settimana.

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UNINDUSTRIA BOLOGNA: AGGREGAZIONE E RAPPRESENTANZA PER LA CRESCITA DEL TERRITORIO

Unindustria Bologna è la prima associazione imprenditoriale dell’Emilia Romagna e la sesta a livello nazionale, rappresenta più di 2.000 imprese con oltre 100.000 addetti. L’85% delle imprese ha meno di 50 addetti, il 75% delle associate è manifatturiero. A parlarci dell’Associazione è Tiziana Ferrari, direttore generale dell’associazione degli industriali bolognesi dal 2011.

Quello di Unindustria è un ruolo importante in un periodo storico importante: è vero? Quali sono i progetti in atto e gli obiettivi futuri?
Il momento storico che sta attraversando il nostro Paese è molto particolare, perché la crisi economica ha trascinato con sé anche una implosione dei sistemi di rappresentanza: basta guardare quello che è accaduto nel mondo della politica. Noi abbiamo capito subito che a maggior ragione, in un contesto simile, le nostre imprese non andavano lasciate sole. Così abbiamo avviato un processo di rinnovamento per rendere la nostra Associazione sempre più vicina alle aziende, soprattutto in termini di qualità dei servizi ed efficienza. Questa scelta ha dato buoni frutti. Tuttavia, nella consapevolezza che il miglioramento va perseguito ogni giorno, abbiamo all’orizzonte altri progetti importanti, come l’aggregazione con le Associazioni di Modena e Ferrara, che aiuterà ad accrescere il peso specifico della rappresentanza delle nostre aziende e permetterà una razionalizzazione dei servizi.

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EUROSYSTEM S.P.A. INVESTE NEL CENTRO ITALIA

Il consulente aziendale ed ex imprenditore bolognese Maurizio Lenzi, assieme al presidente di Eurosystem S.p.A. Gian Nello Piccoli, racconta come aiuterà l’azienda veneta ad espandersi e ad investire nel Centro Italia. “Si tratta di una sfida anche culturale. Una base a Bologna con la prospettiva di nuove e future assunzioni è un valore aggiunto per Eurosystem S.p.A. e per tutto il territorio”, ci spiega Lenzi, che per anni è stato titolare di un’impresa che operava in Information Technology.

Maurizio Lenzi vanta una pluriennale esperienza imprenditoriale nella creazione di nuove aziende industriali e commerciali, con particolare competenza nella fase di start up, e passaggio a nuove proprietà. Lenzi, infatti, ha fondato la sua prima impresa nel 1976, Elbomec Srl, venduta in seguito negli anni ’80 alla Bowthorpe English; quindi, dopo altre esperienze imprenditoriali, ha creato una nuova azienda, CimLab Srl, diventata poi Infolab e venduta ad un gruppo italiano qualche anno fa. È stato anche membro del direttivo di Unindustria Bologna; Presidente per due mandati del Terziario Innovativo di Unindustria Bologna, membro nazionale di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, e negli anni ha maturato esperienza nei sistemi di reporting per società capogruppo nazionali e multinazionali, con forte competenza nella riorganizzazione e ristrutturazione sia del conto economico che dell’organizzazione operativa.

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FUGA DEI TALENTI: COSÌ SI RISCHIA DI PERDERE L’INVENTIVA MADE IN ITALY

Sergio Nava, giornalista di Radio 24, è stato uno dei primi in assoluto a mettersi ad indagare sulla fuga dei cervelli italiani. Infatti, nel 2009, quando di tali movimenti ancora quasi non si parlava, è stato il primo a scrivere un libro intitolato “La fuga dei talenti” sul fenomeno dell’espatrio dei giovani professionisti italiani. Da allora ha continuato a monitorare la situazione e a raccontarla, giorno per giorno, sul suo blog (fugadeitalenti.wordpress.com) e nel programma “Giovani Talenti” in onda ogni sabato su Radio 24.

Stiamo esportando all’estero la creatività italiana a causa del fenomeno della “fuga dei talenti”. Come è cambiata la situazione in questi anni?
Da un fenomeno molto grave in epoca pre crisi è diventato con la crisi un fenomeno molto più ampio numericamente e anche diverso. Prima eravamo di fronte ad un espatrio di personale altamente qualificato, e quindi di persone molto istruite con laurea e dottorato. Con gli anni la distinzione si è persa: a tentare la sorte all’estero c’è una forbice più ampia, anche di età e titolo di studio. Sono persone che tentano la fortuna. Si è persa, quindi, la caratterizzazione dell’epoca pre crisi. Emigrano anche gli over 40.

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PARKOUR: SPORT E ARTE PER SUPERARE GLI OSTACOLI

Il Parkour (PK) è una nuova tendenza metropolitana che consiste nel muoversi con velocità per la città o in mezzo alla natura, superando ogni ostacolo con agilità e destrezza. Panchine, muretti, siepi, ringhiere e pareti non sembrano spaventare i “Traceurs” come si fanno chiamare i “creatori di percorsi”. Ci introduce a questa disciplina sportiva Stefano Pulcini, presidente dell’Associazione Italiana parkour.it.

Il Parkour è sicuramente uno sport acrobatico, perché la capriola per superare il muretto, la piroetta sulla parete di una casa, l’arrampicata, balzi arditi e movimenti armonici riuniti in una corsa fluida e infine il salto da un tetto all’altro richiedono prestazioni sportive non indifferenti. Ma di cosa si tratta esattamente? “Il Parkour è l’arte dello
spostamento. Una disciplina che nasce in Francia nella metàdegli anni ‘80. Il suo nome deriva dalla parola parcour (percorso). È il punto d’incontro tra l’equilibrio fisico e mentale, superare ostacoli fisici in maniera fluida e diretta per superare ostacoli mentali ed entrare in contatto coi propri limiti per cercare di superarli con consapevolezza, tenacia e appunto… disciplina”
, ci spiega Stefano Pulcini.

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L’INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE: SCELTA O NECESSITÀ?

L’internazionalizzazione è un fenomeno ormai consolidato e ampiamente discusso che coinvolge le principali economie mondiali. Dall’antichità ad oggi l’esigenza di scambi commerciali tra popoli ha caratterizzato l’economia delle civiltà ma, di internazionalizzazione in senso moderno, si inizia a parlare solo verso la fine della Seconda Guerra Mondiale. Oggi la discussione su questo tema non può più essere rimandata nell’ottica di un piano di intervento a favore della ripresa economica nazionale.

Con il termine internazionalizzazione si intende genericamente un “processo di apertura verso l’estero da parte di unità economiche nazionali” (Enciclopedia dell’economia Garzanti, Garzanti, Milano 1992). Il processo di internazionalizzazione può riguardare l’economia, un dato settore o ancora più nello specifico le singole imprese. L’internazionalizzazione dell’economia riguarda solitamente l’interazione tra sistemi economici nazionali, che da “chiusi” diventano “aperti” e collegati tra loro. In questo caso l’aspetto più noto attiene ai mercati finanziari e alla possibilità di muovere i capitali tra paesi diversi. L’internazionalizzazione del settore avviene quando tutte le imprese di un settore sono internazionalizzate, quando cioè il fenomeno da individuale diviene collettivo. Un settore è “internazionalizzato” anche se l’impresa non ha interessi all’estero, ma vi sono concorrenti esteri sul suo mercato nazionale.

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L’UE PUÒ ESSERE UN POSTO MIGLIORE PER LE PMI?

Da anni in discussione sui tavoli della Commissione un’ampia gamma di misure per semplificare la vita delle piccole imprese. Infine, nella scorsa primavera le organizzazioni delle imprese a livello europeo e i rappresentanti delle PMI a livello nazionale hanno deciso che i cinque pilastri esistenti dello SBA (Small Business Act) dovessero essere conservati: accesso ai finanziamenti; accesso ai mercati e internazionalizzazione; sostegno all’imprenditoria; migliore regolamentazione; formazione e competenze degli imprenditori e del personale. Ne parliamo con Miguel Sagredo, portavoce Commissione PMI dell’Unione Europea.

Qual è la situazione attuale delle PMI europee in questo periodo particolare?
Le condizioni economiche sono difficili per le PMI nella maggior parte degli Stati membri. Il recupero suggerito dai dati economici è irregolare e non sta ancora seguendo una traiettoria precisa. Nel 2013 il numero di piccole e medie imprese e il loro valore aggiunto resistevano nella situazione della pre-crisi del 2008, ma l’occupazione nelle PMI scendeva. Le PMI sono la spina dorsale dell’economia europea e per questo dobbiamo metterle in condizioni di creare crescita e posti di lavoro e aiutarle ad affrontare le sfide che ci attendono. Le PMI europee si trovano ad affrontare forti difficoltà di accesso al credito, accesso ai mercati interni e dei Paesi emergenti, e soffrono anche la pressione normativa e burocratica.

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Trasferimento dell’azienda oltre confine

Produrre in Italia costa troppo: la pressione fiscale, che rende spesso insostenibili le spese per la manodopera ed erode anche i margini piùsottili, pesa come un macigno su molte aziende del Bel Paese. Spostarsi all’estero, dunque, significa per alcuni imprenditori ridurre i costi attraverso l’alleggerimento dell’imposizione tributaria. Ma cosa può comportare, proprio dal punto di vista della tassazione, il trasferimento all’estero di un’impresa italiana? Scopriamolo assieme.

È necessario chiarire sin dal principio quali sono i requisiti di “residenza fiscale” nel nostro ordinamento, con specifica attenzione alle imprese costituite in forma societaria. La disciplina è contenuta nell’art. 5, co. 3 e nell’art. 73, co. 3 del T.U.I.R., rispettivamente relativi a società di persone e di capitali, e per entrambe dispone che “si considerano residenti le società ed i soggetti assimilati che per la maggior parte del periodo d’imposta hanno la sede legale o la sede dell’amministrazione o l’oggetto principale nel territorio dello Stato”. Tali criteri di localizzazione sono alternativi, pertanto è sufficiente che permanga anche uno solo dei tre requisiti affinché una società continui ad essere considerata residente nel nostro Paese, con tassazione in Italia in base al “principio di tassazione su base mondiale”. Ciò consente di comprendere che il trasferimento di un’azienda ai fini fiscali non può mai essere solo “sulla carta”, ma deve comportare inevitabilmente anche lo spostamento delle attività amministrative e produttive.

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VERSO LA GESTIONE DOCUMENTALE NEL SOLO “FORMATO NATIVO DIGITALE”

Il 6 giugno è entrato in vigore l’obbligo di fatturazione elettronica verso la Pubblica Amministrazione e di conseguenza quello di sola conservazione sostitutiva a norma dei documenti contabili, amministrativi e fiscali relativi alle fatturazioni verso la PA. In questo scenario evolutivo attore protagonista è la rete di impresa Menocarta.net la cui mission è diffondere la cultura dei documenti informatici gestiti e conservati nel solo “formato nativo digitale”. Non produrre più tanti cartacei inutili, ma limitarsi a gestire e conservare i soli documenti informatici per ottimizzare il lavoro delle persone e favorire il rispetto dell’ambiente.

Di che cosa si occupa esattamente la rete Menocarta.net?
Allo stato attuale i servizi organizzati da Menocarta.net interessano la formazione dei professionisti in tematiche afferenti la conservazione sostitutiva a norma e la fatturazione elettronica in primis, con cui si arriva a conseguire una “certificazione” che attesta le competenze maturate anche su un piano operativo: si tratta dell’unico progetto in Italia per cui, nel corso del periodo di formazione (3-4 mesi), il professionista avvia in modalità “controllata” la tenuta in conservazione sostitutiva a norma di 3 contabilità di aziende sue clienti. Inoltre, per i professionisti e per le aziende ed enti da questi supportate, Menocarta.net ha organizzato un completo servizio di outsourcing di processo e di conservazione sostitutiva a norma per quanto attiene tutta la documentazione amministrativa/contabile e fiscale: in particolare è articolata una completa proposta di supporto per quanto attiene la fatturazione elettronica obbligatoria verso la Pubblica Amministrazione e il correlato servizio di conservazione sostitutiva a norma.

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