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Internet of things (IoT)

Siamo di fronte a tecnologie rivoluzionarie, che cambieranno la vita della maggior parte degli abitanti del pianeta. Da un lato tablet, smartphone e mobile hanno rivoluzionato lo stile di vita delle persone, dall’altro l’avvento su larga scala delle tecnologie di nuova generazione ci fa parlare di intelligenza artificiale, realtà aumentata, olografia virtuale e molto altro. Nel mentre, l’avanzata del cambiamento tecnologico inizierà con l’“Internet delle cose”, quello che si definisce Internet of Things, oramai diventato Internet of Everything (IoE).

L’intelligenza artificiale passando per l’Internet of Things
Lo scopo della ricerca è utilizzare informazioni e creare strumenti in grado di interfacciarsi con l’uomo, al fine di agevolare in qualche modo il suo operato. Di primario interesse è il contesto marcatamente civile, ovvero la cooperazione uomo-robot in ambito sociale (si veda il progetto Ramcip descritto nell’intervista a Emanuele Ruffaldi, ricercatore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa a pag. 34) o a livello industriale al fine, in primis, di automatizzare i processi, così migliorando la produttività e rendendo competitivo un prodotto che necessiterebbe di manodopera costosa. In questa rivoluzione si inserisce il fenomeno – già in atto – in cui ogni cosa sarà connessa, accessibile e tracciabile, il cosiddetto Internet of Things (IoT) o Industrial Internet of Things (IIoT), che interesserà i processi di business delle imprese, imponendo cambi di modelli in grado di condizionare ogni singolo aspetto aziendale e soprattutto lavorativo.

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“IO NE HO VISTE COSE CHE VOI UMANI NON POTRESTE IMMAGINARVI”

Siamo abituati ai film di fantascienza che ci propinano robot umani che combattono grandi guerre con l’uomo per accaparrarsi la supremazia sull’altro. Ma qual è la realtà? L’intervista a Giorgio Metta ci tranquillizza e ci porta nel mondo reale dove i robot saranno degli elettrodomestici che costeranno 5.000 euro e che fungeranno da ausilio per l’uomo.

Che cos’è per Lei l’intelligenza artificiale (IA)?
L’lA è costituita da una serie di tecniche computazionali di derivazione informatica che consentono di costruire delle macchine che interagiscono in modo autonomo nell’ambiente sia questo fisico sia virtuale. Si tratta di algoritmi che partono da un insieme di dati per generare una possibile risposta anche se questa non è mai stata prevista. Le macchine funzionano molto bene per immagazzinare dati ma sono carenti nella produzione di soluzioni originali su casi che non sono stati affrontati prima. La ricerca sull’algoritmo va in questa direzione: avvicinarsi nel modo di pensare all’uomo e alla sua capacità di mettere insieme delle soluzioni. Quindi in poche parole l’IA è la capacità di ragionare su un insieme di osservazioni per fare la differenza.

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IL KARATE: UNO SPORT PER LA VITA

Nella miriade di specialità del karate c’è una ragazza veneta che da anni domina la scena mondiale. Si tratta della diciannovenne Margherita Piroi che, sul tatami di Caorle, si è laureata per la quinta volta campionessa mondiale Juniores di Shito ryu (Iku). Una disciplina dove l’atleta in pedana gareggia contro se stessa proponendo figure e movimenti rapidissimi che vengono vagliati da cinque giudici. Prima di Caorle, Margherita aveva dominato a San Paolo del Brasile nel 2010, a Gyor (Ungheria) nel 2011, a Novi Sad (Slovenia) nel 2012 e ai mondiale Senior di Porto Rose (Slovenia) nel 2013.

Quando hai iniziato questo sport?
Ho iniziato a praticare il karate quando avevo 5 anni e a livello agonistico a 13 anni, con il passare del tempo mi sono appassionata anche grazie ai risultati che via via riuscivo ad ottenere. Ad esempio mi aiuta ad affrontare gli esami di scuola, visto che le gare che disputo sono delle continue prove d’esame.

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Green economy: un semino per coltivare la (ri)occupazione

Esiste un’economia che persegue l’ambizioso obiettivo di smuovere lo stallo occupazionale del nostro Paese: è la green economy, che accende l’interesse verso nuovi mercati “sostenibili”, a cavallo della quale sono nate nuove aziende e figure professionali che offrono sbocchi operativi accattivanti.

Convertire il modo di lavorare di un’azienda o di un lavoratore è più oneroso e impegnativo rispetto ad avviare una start up o formare ex novo professionisti. La situazione economica attuale obbliga però i Paesi sviluppati, ove la manodopera non può essere competitiva, se fine a se stessa, a ricercare nuove soluzioni per affrontare il mercato. Oltre alle iniziative imprenditoriali, risulta necessario spendere qualcosa in più in termini di tempo e denaro per riconvertire le vecchie attività e modificare gli skills di chi opera in percorsi produttivi obsoleti.

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L’evoluzione del diritto nel mondo digitale

Una recente sentenza del Tribunale di Milano – intervenuta su un caso molto discusso a livello di media nazionali – permette di effettuare alcune prime riflessioni in ordine alla responsabilità dei gestori di siti internet.

Il caso, deciso dalla sentenza della Corte d’Appello di Milano, traeva origine dalla pubblicazione di un video dal contenuto offensivo sull’apposito portale di Google in cui compariva “un ragazzo presumibilmente down, in un ambiente scolastico, che veniva schernito e deriso da un gruppo di ragazzi”. Le indagini avevano evidenziato profili di responsabilità penale anche a carico dei responsabili del sito in quanto si trattava di un filmato che era circolato sul web tramite Google video, conquistando la prima posizione nella categoria “video più divertenti” ed era addirittura finito nella classifica ufficiale dei video più scaricati. Ai vertici di Google veniva contestato:
A. il concorso nel reato di diffamazione aggravata commessa mediante la diffusione del video a mezzo internet senza aver esercitato alcun controllo preventivo sul suo contenuto;
B. la violazione degli articoli del Decreto Legge 30.06.2003 n. 196 (tutela privacy) perchè avevano trattato dei dati personali in violazione di quanto previsto in tale decreto con nocumento della persona interessata.

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Reti di imprese: la normativa e il contratto di rete

È importante che le imprese sviluppino una maggiore cultura aggregativa e una capacità gestionale dei processi di rete per permettere al network di crescere e rafforzarsi. Attraverso il contratto di rete viene fornito alle PMI una nuova opportunità per gestire in condivisione attività troppo onerose e per accedere a rapporti altrimenti preclusi.

È di tutta evidenza che l’attuale crisi favorisce quelle aziende presenti nel mercato internazionale, con sbocco verso economie che offrono maggiore crescita e prospettive rispetto a quella italiana, ma che tuttavia vedono la presenza di competitors strutturati e/o aggregati ed organizzati in grado di partecipare alle migliori opportunità offerte. Va da sé che il motto “piccolo è bello”, che caratterizza la dimensione delle PMI italiane, trova la propria ragione d’essere e valorizza la vera ricchezza solo in un’ottica di aggregazione. Ecco quindi che il legislatore ha introdotto uno strumento al fine di supplire alcune carenze tipiche delle PMI quali: limitate capacità di finanziamento, scarse risorse dedicate alla ricerca & sviluppo, scarsa propensione alla condivisione della conoscenza e del know-how, scarsa tendenza all’internazionalizzazione.

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Il “Paracadute” del dato informatico

Le conseguenze di un Downtime variano in relazione al mercato di riferimento in cui le aziende operano. Confindustria, nel 2011, ha condotto uno studio per determinare il cosiddetto BID (Business Impact of Downtime), cioè l’impatto che l’interruzione del sistema ha sul business. Prendendo come esempio un’azienda manifatturiera con 160 dipendenti e un fatturato di 20 milioni di Euro, è stato quantificato che un’ora di Downtime non pianificato a un servizio critico per il business impatterà su fatturato, customer satisfaction, produttività, costi per il ripristino dei dati, per un totale di poco più di 50.000 euro.

La cronaca odierna ci porta a riflettere su eventi recenti e locali, come l’alluvione del Veneto nel 2010 e il terremoto in Emilia del 2012, che hanno visto seriamente compromessa la possibilità di un’effettiva ripresa delle imprese del territorio, non solo a causa dei danni fisici subiti dagli stabilimenti, ma anche per la difficoltà di recuperare il bagaglio di dati finanziari, contabili, commerciali necessari per ripartire. Secondo uno studio di qualche anno fa riportato da Wikipedia, “delle imprese che hanno subito disastri con pesanti perdite di dati, circa il 43% non ha più ripreso l’attività, il 51% ha chiuso entro due anni e solo il 6% è riuscita a sopravvivere nel lungo termine”. Ma più banalmente anche un’interruzione di alimentazione elettrica di alcune ore con conseguente  inaccessibilità ai dati può rappresentare un danno, così come  una violazione della sicurezza, un attacco di virus, un errore umano, un guasto delle applicazioni. Eppure la valutazione di un sistema di Disaster Recovery continua ad essere spesso rinviata nel futuro dai management aziendali che, sempre in attesa di tempi migliori, riservano  l’attenzione a problemi ben più quotidiani benché meno devastanti in termini di impatto sulla produttività. Ma allora…cosa un’impresa dovrebbe fare per individuare le soluzioni più idonee a mettere in sicurezza i dati informatici nella propria realtà? Quali domande dovrebbe porsi?

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Un depuratore naturale

La lotta all’inquinamento dell’aria che respiriamo passa anche attraverso l’arredo verde che scegliamo per il nostro ufficio. La Dracaena fragrans, detta anche “Tronchetto della felicità”, aiuta ad abbattere le sostanze tossiche presenti nell’aria.

È noto che le piante aiutano a purificare l’aria negli edifici, combattendo efficacemente i vapori chimici nocivi provenienti da mobili, carte da parati e altri arredi. Ciò è dimostrato da studi scientifici: attraverso la fotosintesi clorofilliana trasformano l’anidride carbonica in ossigeno, traspirando aumentano l’igrometria e rendono l’aria più salubre. Il processo depurativo continua con l’accumulo nei propri tessuti di sostanze chimiche volatili e si conclude con l’azione dei microrganismi presenti nelle radici. In questo modo riescono ad abbattere formaldeide, anidride solforosa, ammoniaca e altre sostanze tossiche.

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