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ASCO TLC: Il viaggio dell’informazione sulle autostrade digitali

La fibra ottica ha ed avrà sempre più spazio su interconnessioni geografiche di lunga distanza e sui domini aziendali ove la capacità e la qualità saranno necessari per il business. A parlarci del futuro delle autostrade digitali dell’informazione è Stefano Faè, nuovo presidente dell’azienda veneta leader nei servizi di telecomunicazioni a banda larga.

Cambio di presidenza: quali sono i propositi per la sua nuova stagione professionale?
L’esperienza in Asco Tlc e più in generale nel gruppo Asco Holding è assolutamente stimolante. Qui ho trovato un gruppo di persone capaci, volenterose e con il desiderio di contribuire ad un deciso cambio di passo. La società, dopo una fase di ristrutturazione e riorganizzazione, può finalmente guardare al futuro con una certa serenità. Stiamo costruendo un nuovo Data Center in totale autofinanziamento che prevediamo sia operativo per i primi mesi del 2016. Ci siamo posti l’obiettivo di incrementare i contenuti e i servizi da erogare ai nostri clienti anche attraverso l’ingegnerizzazione di nuove attività, con l’obiettivo di raccogliere idee, in partnership con soggetti sia interni che esterni al gruppo, che nei prossimi anni vorranno condividere i nostri progetti. Un’attenzione particolare verrà riservata alle esigenze dei nostri stakeholders (comuni), al mercato bancario, all’infrastrutturazione di quelle aree ancora in digital divide, alle soluzioni di Data Center e ad alto valore aggiunto, soprattutto per i nostri clienti business. Con un occhio sempre attento all’equilibrio di bilancio, al fine di poter garantire la continuità aziendale, destineremo una significativa parte dei nostri utili agli investimenti anche sul capitale umano, alla R&S e al brand in generale.

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Gli inglesi “a lezione” da Leonardo, Michelangelo e Raffaello. E noi?

di Stefano Moriggi

Troppo spesso non si riflette abbastanza sulle dinamiche e sulle pratiche innescate dall’introduzione di uno strumento all’interno di un contesto. Non siamo infatti abituati a indagare le ragioni che hanno dato forma (e dunque funzionalità) a uno spazio, qualificandolo. Si consideri, per esempio, l’aula scolastica. Cosa ha portato nei secoli il consolidamento di una tipologia di arredo incentrata su una cattedra per il docente contrapposta alla schiera di banchi per gli alunni? A molti potrebbe sembrare – e di fatto continua a sembrare – il “setting naturale” per l’apprendimento; quando in realtà non è altro che il portato culturale conseguente all’introduzione in un contesto deputato alla didattica di un particolare strumento, il libro.

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Apertura ai mercati internazionali

Il fenomeno della creazione di start up per la produzione e lo sviluppo di prodotti tecnologici è stato agevolato dal legislatore con D.L. n. 179/2012, poi convertito nella Legge n. 221/2012. Si tratta di una normativa importante ma non sufficiente ad affrontare le sfide della concorrenza internazionale, soprattutto quando si tratta di interagire con le multinazionali dell’ICT, per valutare e negoziare forme di collaborazione o partnership.

La protezione del progetto di innovazione digitale
L’elaborazione di una idea, di un marchio, di un software, così come qualsiasi forma di espressione creativa, merita di essere protetta, onde scongiurare una possibile usurpazione da parte di terzi, con ciò vanificando anni di duro lavoro ed i relativi investimenti. Per questo è fondamentale per qualsiasi azienda dotarsi di quegli strumenti idonei a proteggere i titoli di proprietà intellettuale. Gli startupper in particolare propendono per il deposito del brevetto di innovazione, ma i costi collegati alla procedura di registrazione potrebbero negativamente incidere sul bilancio della società neo costituita, limitandone le disponibilità economiche e di conseguenza lo sviluppo. Una soluzione più economica, e molto efficace nei confronti di tutti i soggetti che a qualunque titolo entrano in contatto con le espressioni creative, consiste nel dotarsi di strumenti che permettono la protezione delle informazioni segrete.

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Politiche europee per il territorio: le opportunità di finanziamento alle imprese

Uno dei principali obiettivi delle politiche comunitarie è promuovere uno sviluppo equilibrato e sostenibile della Comunità Europea, riducendo le disuguaglianze tra le diverse regioni europee, al fine di rafforzare la coesione economica e sociale. Tali obiettivi sono espressione della solidarietà tra gli Stati membri intesa a rendere le regioni dell’UE luoghi più attraenti, innovativi e competitivi e possono concretizzarsi, a livello nazionale ed europeo, in forme di finanziamento alle imprese.

Espressione di queste politiche sono in particolare i cosiddetti fondi a “gestione indiretta”, ovvero quelle risorse finanziarie del bilancio dell’Unione Europea la cui gestione è demandata alle amministrazioni centrali e regionali degli Stati Membri, con lo scopo di contribuire alla riduzione del divario esistente tra i Paesi membri e supportare lo sviluppo economico e sociale del territorio e la competitività delle sue imprese. Per questi fondi vige la regola del cosiddetto disimpegno automatico: salvo proroghe, ogni Paese Membro ha due anni di tempo per utilizzare una somma stanziata prima che la Commissione proceda al ritiro, impiegando perciò le risorse finanziarie assegnategli a sostegno dello sviluppo e della competitività del proprio territorio.

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DRITTI AL CUORE DELL’AZIENDA PRODUTTIVA

Freeway® Skyline coglie l’anima delle aziende di produzione. Il suo DNA tecnologico ne cattura e assorbe l’essenza: la storia, la visione e i processi primari dell’azienda entrano nel software e lo plasmano a sua dimensione. È l’uomo a dirigere il sistema, – e non il contrario – pianificare e condurre i processi. Perché Freeway® Skyline facilita l’utente nell’essere “decisore”.

Il cuore di un’azienda che produce beni è rappresentato dalla conduzione pianificata ed efficiente dell’apparato di produzione e approvvigionamento. I processi che riguardano questo ambito e rispettano le dinamiche aziendali fanno capo a decisori umani, quali il pianificatore della produzione, il responsabile degli acquisti, il responsabile di produzione, la direzione generale dell’azienda la quale, dall’alto della sua visione, definendo la pianificazione master, detta i macro obiettivi quantitativi, qualitativi ed economici di soddisfazione della domanda e al contempo di contenimento dei costi. In un quadro di obiettivi apparentemente contraddittori, i responsabili decisori devono trovare nel sistema informativo ausili adeguati e potenti che li supportino nelle fasi della pianificazione, tanto nella produzione quanto negli acquisti.

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Business Intelligence e imprese: arriva il terzo Rapporto Nomisma

È stato pubblicato il Terzo Rapporto Nomisma sulla Business Intelligence (BI) in Italia, relativo all’anno 2012, realizzato grazie alla partnership con Iconsulting, system integrator indipendente italiano. Al suo interno l’indagine, sulle connessioni BI e imprese, somministrata grazie al supporto di Confapi,la confederazione italiana della piccola e media industria privata.

Come potremmo definire la Business Intelligence (BI)? Di che cosa si tratta?
Dal punto di vista tecnico si potrebbe definire la Business Intelligence come l’insieme di strumenti e tecnologie a supporto delle decisioni aziendali. Per Nomisma la BI rappresenta prima di tutto un nuovo approccio culturale al patrimonio informativo, sia esso pubblico che privato. Si pensi, ad esempio, alle possibilità di controllo e analisi dei dati grezzi presenti negli archivi elettronici delle pubbliche amministrazioni offerte da questi nuovi strumenti. E anche a quali opportunità queste potrebbero generare, soprattutto per operazioni di riorganizzazione degli enti, dei territori e delle città.

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Emc: l’innovativo futuro della tecnologia

Nel colloquio il giovane Country Manager Marco Fanizzi ci ha parlato dell’azienda, della sua mission e dei valori che la rendono non solo all’avanguardia ma anche un punto di riferimento nel panorama internazionale. Attenzione alla cultura della tecnologia e all’eccellenza, e soprattutto alla sicurezza.

EMC, azienda di tecnologia leader nelle soluzioni di gestione, archiviazione e protezione dei dati, opera in Italia dal 1987, con il supporto di circa 500 professionisti.

Marco Fanizzi, 44 anni e il ruolo di Country Manager Italia EMC. Ci racconta di lei?
Arrivo in EMC Italia circa 3 anni fa, dopo importanti esperienze in altre aziende, con il compito di guidare la divisione Finance&Insurance di EMC Italia. Dopo circa un anno e mezzo, mi viene offerta un’importante possibilità di crescita arrivando a ricoprire, nel settembre del 2011, il ruolo di Country Manager, con il compito di guidare la crescita dell’azienda che sempre più gioca un ruolo di primo piano nella gestione delle infrastrutture informative, puntando su Big Data e cloud computing. Mi ritengo fortunato perché ho avuto la possibilità di essere formato nell’azienda che avevo scelto e dalla quale ero stato scelto e accedere a una promozione prestigiosa. In questo ruolo ho lavorato dando un forte impulso allo sviluppo di una politica aziendale che ponesse al centro dell’attenzione il cliente a tutti i livelli: a partire dalla vendita e prevendita, fino ai nostri customer service, ai servizi professionali, e al marketing. I nostri sforzi, uniti all’impegno, ci hanno permesso di crescere ancor più e consolidare l’immagine dell’azienda. Il mio stesso percorso professionale, probabilmente, è servito anche come modello: abbiamo promosso circa 20 nuovi manager negli ultimi due anni e mezzo e il 75% di questi sono persone interne. Possiamo dire che EMC Italia investe sui giovani e sul Paese.

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La sicurezza nell’Era del Web 3.0

Il termine “sicurezza” deriva dal latino e vuol dire “sine cura”, ovvero senza preoccupazione. È quindi la consapevolezza che le nostre azioni, quelle di terzi ed eventuali eventi esterni non provocheranno danni. Ma solo una conoscenza di tipo “scientifico”, basata su osservazioni razionali e reiterabili, può garantire una valutazione realistica dello stato di sicurezza in cui ci troviamo. Altrimenti parliamo di percezione.

La sicurezza è un concetto difficilmente traducibile nella vita quotidiana sia che si parli di condizione reale sia che si tratti di percezione. Diverse sono le componenti e le associazioni alla peculiarità del sentimento: potrebbe essere un “colore” come il blu, collegato dal Cristianesimo a una sensazione di pace e sicurezza – e non a caso scelto per la cover di questo numero. Altrimenti, potrebbe essere una persona che ha il compito di tutelare la nostra salute e protezione, o un congegno meccanico o elettronico nato per evidenziare potenziali rischi e segnalarci il pericolo.

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Lungo la via dell’innovazione

Sulla copertina del numero dell’Economist c’è un uomo seduto a una scrivania, intento a lavorare con tastiera e mouse, collegati a uno stabilimento industriale in miniatura dal quale escono automobili, aeroplani e utensili. Il disegno illustra come si stia realizzando in questi anni la 3° rivoluzione industriale. Una nuova “era” – cosparsa di idee, prove, e scelte – che si apre a questo millennio, nell’epoca della digitalizzazione, con un universo in accelerazione e, quindi, con significativi mutamenti dei sistemi produttivi e infrastrutturali, e soprattutto culturali. (Il Post, 2012)

Dal telefono di Antonio Meucci di fi ne 800, a Guglielmo Marconi che apre l’era del wireless con un’apparecchiatura capace di inviare segnali intelligibili a una distanza di circa 2400 km, passando per il primo calcolatore elettronico a programma memorizzato di John Neumann, e per la prima calcolatrice elettronica italiana chiamata Pisana, incrociando il primo personal computer dell’italianissimo Pier Giorgio Perotto nel ’65, assistendo all’introduzione nel mercato del microprocessore a opera di Federico Faggin nel ’70, e alla progressiva convergenza e integrazione di informatica e telecomunicazioni. Fino ad arrivare, negli anni 80, al protocollo http (HyperText Transfer Protocol) e, nel successivo decennio, ai providers, fornitori commerciali di accesso alla rete…

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