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LAVORARE CON IT E ICT

In un periodo storico italiano particolare in cui il dato della disoccupazione giovanile rimane ancora molto alto, al 41,2% secondo i dati Istat 2015, Eurosystem S.p.A. cresce, innova e assume. Entrano, infatti, nella compagine dell’azienda nuove figure giovani e formate che contribuiranno a raggiungere obiettivi commerciali di crescita, che i titolari si sono posti con il piano strategico realizzato assieme alla Pricewaterhouse Coopers, a partire dalla recente fusione e acquisizione nel Centro Italia.

Matteo, come è stato il tuo percorso professionale prima dell’arrivo in Eurosystem?
A parte qualche breve esperienza ho sempre lavorato nel mondo ICT. Nel mio primo lavoro mi sono occupato di consulenza per soluzioni di sales force automation: configuravo il prodotto, gestivo la formazione del personale e l’eventuale supporto. Successivamente ho iniziato un percorso di avvicinamento al mondo della vendita, prima come pre-sales e poi come account.

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UNA CORSA PER L’INCLUSIONE SOCIALE

“Lo sport ha lo straordinario potere di incidere profondamente sui cambiamenti delle persone e di tutta la società. Per questo vogliamo ispirarci alla positività contagiosa di quest’esperienza per farne un veicolo di educazione, inclusione sociale e benessere di tutta la Comunità”, con queste parole Alessandro Tappa ci presenta l’operato della onlus Sport Senza Frontiere che da 3 anni si batte per rendere l’attività sportiva accessibile a chi più ne ha bisogno.

Sport e inclusione sociale: come si legano queste due tematiche?
Da sempre è la natura stessa dell’attività sportiva a tramutare in concretezza quella che dovrebbe essere una politica sociale. Lo sport ha, infatti, lo straordinario potere, attraverso le sue regole e il coinvolgimento che genera, di abbattere le barriere che regnano nella nostra società. Nell’allenarsi insieme, in un campo da tennis come in una piscina, ogni persona diventa uguale all’altra e non si riconoscono più le differenze e le realtà di provenienza: questo è la forza intrinseca dello sport, straordinario veicolo di valori, esempi e regole che, se sfruttato correttamente, può incidere profondamente sui cambiamenti delle persone e della società. E subito mi viene in mente un esempio su tutti, quello del presidente Nelson Mandela, che ha saputo utilizzare le potenzialità della disciplina del rugby per unificare una nazione sconvolta e dilaniata da quasi cinquant’anni di apartheid.

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FLAVIA “FLY” SEVERIN: UNA FORZA DELLA NATURA AL SERVIZIO DELLO SPORT

Flavia Severin, classe ’87, è una forza della natura: 1,80 m di altezza per 90 Kg, velocità e potenza dirompenti, e soprattutto è una superatleta polivalente: 4 le discipline sportive che pratica, boxe, rugby, atletica leggera – lancio del peso e sollevamento pesi. In tutte porta a casa titoli nazionali e internazionali e, naturalmente, grandi soddisfazioni.

Flavia è, attualmente, campionessa italiana di boxe, categoria +81 chilogrammi, e vicecampionessa europea in carica. L’atleta della Treviso Ring, allenata da Pierangelo Cadamuro dal 2012, ha vinto due titoli italiani dopo appena un anno e mezzo di allenamento, dimostrando di avere la competizione e lo spirito giusto nel sangue.

Flavia, quando hai cominciato a fare sport?
Ho iniziato a 6 anni, seguendo la passione di mio fratello maggiore, da sempre un idolo per me. Non a caso ho cominciato proprio col praticare rugby con la società sportiva del Paese. Impegno e tanta passione da sempre. Ho dovuto, purtroppo, lasciare i campi a 12 anni perché ero cresciuta e non esisteva una squadra corrispondente femminile nella società per le categorie superiori. Quindi, ho cominciato a praticare atletica gareggiando in corse campestri e salto in alto fino a quando per corporatura e potenza ho capito che potevo rendere meglio nel lancio del peso. Oggi, gareggio con i colori del Cus Parma. Ho ripreso a giocare a rugby, dopo una pausa di circa 6 anni, a 18 anni quando sono venuta a contatto con la squadra trevigiana delle Red Panthers, con le quali ho avuto grandi soddisfazioni sportive.

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QUANDO IL GIOCO SI FA SERIO, I FILOSOFI COMINCIANO A PENSARE…

di Stefano Moriggi

Videogiochi e apprendimento
“In questo nostro secolo attraversato dal fragore delle macchine, tra le personalità eminenti della critica della cultura, tra i pionieri della moderna pedagogia, e tra gli scienziati delle dottrine antropologiche, sta crescendo l’attenzione per la grande significatività che il gioco riveste nello strutturarsi dell’esperienza umana”. Così, nell’ormai lontano 1957, esordiva Eugen Fink (1905-1975) in uno dei più originali saggi – Oasi del gioco – dedicato all’esperienza ludica che la filosofia novecentesca di lingua tedesca abbia conosciuto. Il brillante e originale allievo di Edmund Husserl era persuaso infatti che il gioco fosse un argomento filosofico a tutti gli effetti e che pertanto meritasse l’attenzione e il rigore tradizionalmente riservati ai più consueti temi della ricerca e della riflessione accademica.

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SUPERG: IL NUOVO VOLTO DELL’ASSOCIAZIONISMO PARTE DA TREVISO

Philipp Breitenberger, imprenditore 31enne, è il presidente di SuperG, la conferenza dei rappresentanti dei gruppi giovani delle associazioni di categoria imprenditoriali e professionali di Treviso. I SuperG, in fin dei conti, cercano di “fare sintesi” tra i vari gruppi organizzati per far emergere il valore aggiunto dei giovani come risorsa umana e professionale all’interno di imprese, associazioni, mondo politico.

Quando nasce il SuperG, conferenza dei gruppi giovani di categoria imprenditoriali e professionali di Treviso?
Il SuperG è un organismo di rappresentanza trasversale e unitario, nato nel 2007 in provincia di Treviso, con l’obiettivo di incarnare le istanze dei giovani e di favorire lo scambio e il confronto tra categorie economiche e professioni. Inizialmente nasce per iniziativa di Unindustria assieme ad avvocati, commercialisti, Ance e rappresentanti di Confcommercio: al gruppo iniziale, l’anno dopo, si sono unite altre categorie come Confartigianato e Coldiretti.

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Editoriale – numero 4

di Gian Nello Piccoli

È trascorso un anno dalla nascita di Logyn. Per l’ultimo numero del 2013 la nostra Community ha voluto volgere lo sguardo alle università e ai centri di ricerca, al loro rapporto con il mondo del privato e soprattutto con quello dei nostri giovani.

Poiché istruzione e innovazione sono due chiavi essenziali per la crescita di una società, ci siamo posti delle domande e le abbiamo rivolte ai responsabili di alcuni istituti di istruzione riconosciuti come eccellenze. Realtà che dovrebbero contribuire a immaginare scenari e orizzonti nuovi per la cultura nazionale. E che, ai tanti studenti, dovrebbero trasferire conoscenze, skill e relazioni con il mondo del lavoro: ovvero reali opportunità e l’abilità di essere competitivi e appetibili, in Italia come all’estero.

Siamo, dunque, alla ricerca di esempi che realmente offrano alta istruzione, calibrata ai tempi che viviamo, includendo un rapporto diretto tra formazione e lavoro, con attenzione alle nuove professioni e all’innovazione.

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L’Italia delle mancate opportunità

“Il problema in Italia è il ricambio generazionale, nella classe politica come in quella dirigenziale. Nel pubblico, come nel privato. Ai giovani che vanno all’estero spesso non viene data possibilità di rientrare”. Luigi Zingales, economista e accademico, ci regala un quadro della situazione italiana e ci racconta perché ha scelto di insegnare all’University of Chicago Booth School of Business.

La situazione economica Italiana: esistono barlumi di ripresa?
Si, c’è un barlume di ripresa ma industriale non finanziaria, nel senso che la fase più difficile è forse alle spalle. Eppure le speranze che circolano sono un po’ troppo ottimiste. Ci sarà probabilmente un rallentamento generale della crisi, ma non un miglioramento chiaro. Esiste un problema di recessione globalizzata, in cui il nostro Paese si inserisce con alcune difficoltà più specificatamente italiane che purtroppo si sommano.

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