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EDITORIALE – NUMERO 11

di Gian Nello Piccoli

L’esplorazione è il tema di Logyn 11 che abbiamo voluto affrontare interpretando il concetto secondo diverse declinazioni. Quello che abbiamo imparato è che l’esplorazione è un aspetto della vita di ciascuno di noi, ci ha portato a quello che siamo oggi e inevitabilmente si riflette sulla società, sull’ambiente, sul lavoro e sulle persone che viviamo e conosciamo.

La pluralità delle interviste di questo numero in particolare fa riflettere sul fatto che l’esplorazione è fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi. Si inzia con uno sguardo alla cultura storica linguistica e un’intervista al professore Luciano Canfora, che ci spiega come non si possa prescindere dallo studio e dall’esplorazione di una lingua, antica o moderna, per capire le sfumature e le radici di un popolo. Logyn racconta poi che, in alcune aziende, nelle risorse umane, l’esplorazione dei talenti è una modalità per trovare profili che non rispecchino solo i canoni professionali classici ma identifichino, in maniera strutturata, condivisa e globale, figure adeguate a ricoprire ruoli di maggiore responsabilità e di guida dell’azienda verso sfide future.

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EDITORIALE – NUMERO 9

di Gian Nello Piccoli

“Non tutte le prigioni hanno le sbarre: molte sono meno evidenti ed è difficile evadere perché non sappiamo di esserne prigionieri. Sono le prigioni dei nostri automatismi culturali che castrano l’immaginazione, fonte di creatività”.

Nella seconda metà del Novecento scriveva così il noto biologo e filosofo Henry Laborite e da questa citazione oggi ripartiamo per affrontare un tema splendido, ricco e allo stesso tempo complesso.

Creatività: in questo numero di Logyn parliamo di questa dote come scienza, arte, cultura e infine come capacità di fare business.

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EDITORIALE – NUMERO 8

di Gian Nello Piccoli

Internazionalizzare: una scelta o una necessità? Una domanda sempre più incalzante! E la risposta non è scontata. Noi imprenditori lo sappiamo. Se da una parte la decisione di andare all’estero va oltre la necessità di aumentare il proprio giro di affari e, anzi, in molti casi è forse l’unica possibilità vincente in un periodo difficile come questo; dall’altra portare prodotti e servizi oltre confine rappresenta un’operazione complessa. Quanto quella di aprire una nuova attività d’impresa! Bisogna, infatti, organizzare il proprio business in un contesto perlopiù sconosciuto e spesso ostile, senza avere reti di salvataggio.

I dati ci dicono comunque che l’internazionalizzazione è un fenomeno in rapida espansione a livello globale, che ha coinvolto anche le imprese italiane e per questo non possiamo non prenderlo in considerazione. Nel 2011 circa un quarto delle imprese industriali con almeno 50 addetti controllava unità produttive all’estero, a fronte di una percentuale molto più bassa nei servizi.

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EDITORIALE – NUMERO 7

di Gian Nello Piccoli

Nella seconda metà degli anni ’90 le Nazioni Unite hanno invitato le grandi aziende a definire accordi commerciali che contemplassero e tutelassero i diritti umani di base, quelli connessi al rispetto dei lavoratori ma anche dell’ambiente circostante. Da allora sono stati fatti grandi passi avanti, soprattutto nella “cultura d’impresa”, ossia quel sistema di valori etici e morali condiviso dalla Comunità in cui l’azienda opera.

Ed oggigiorno, in un mondo interconnesso e globalizzato, l’adozione di atteggiamenti socialmente responsabili è ritenuta obbligatoria se non vogliamo compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni. Per questo dobbiamo portare avanti l’opinione secondo cui l’impresa ha una dimensione etica, oltre che una economica e giuridica.

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Editoriale – numero 6

di Gian Nello Piccoli

In questo numero di Logyn abbiamo deciso di parlare di “economia verde”, green jobs, tecnologia e anche cultura.
Viviamo, infatti, in un momento di difficoltà complessiva – economica, culturale, valoriale – che ha messo in forte discussione il modello di vita dominante fino ad oggi, che risulta essere ormai inadeguato.

Il dibattito sulla green economy ha modificato la visione della vita degli ultimi vent’anni, ponendola come nuovo modello produttivo e culturale in cui innovazione e ricerca giocano un ruolo fondamentale. Fino a influenzare anche la creazione di nuovi posti di lavoro, i cosiddetti green jobs. Oggi, nell’intera economia italiana si calcola che i “lavoratori verdi” siano quasi 3 milioni e 100mila, corrispondenti al 13,3% dell’occupazione complessiva nazionale (dati GreenItaly 2013). E la Commissione Europea parla di un’economia che “genera crescita, crea lavoro e sradica la povertà investendo e salvaguardando le risorse del capitale naturale da cui dipende la sopravvivenza del nostro pianeta”.

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Editoriale – numero 5

di Gian Nello Piccoli

C’è chi dice che l’Italia sia un Paese senza futuro.
Che dietro l’angolo ci aspetti un ineluttabile declino, la perdita di posizioni nella competizione internazionale.

Tesi che trova il sostegno di fonti autorevoli, nazionali e internazionali: “il modello di specializzazione dell’Italia è molto simile a quello di Paesi emergenti come la Cina – dice l’ultimo rapporto, datato 4 aprile 2013, dedicato al nostro Paese dalla Commissione Europea – con la maggior parte del valore aggiunto in settori tradizionali a bassa tecnologia, principalmente a causa della limitata capacità innovativa delle imprese italiane”.

Ma l’Italia è davvero questa: scarsamente innovativa, in competizione al ribasso con i Paesi emergenti?

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Editoriale – numero 3

di Gian Nello Piccoli

L’attuale contesto economico, in rapida e continua evoluzione, costringe le aziende a operare in presenza di livelli crescenti di competitività e complessità. Per mantenere posizioni concorrenziali e sostenere il business – con obiettivi raggiungibili a costi contenuti – le imprese dovrebbero cambiare “cultura” e fare propria la necessità di innovare non solo i prodotti ma anche  i processi. Le architetture tecnologiche, se ben utilizzate e implementate, sono di fondamentale supporto perché facilitano la flessibilità di cui le aziende necessitano per differenziarsi sul mercato.
I player che operano sul mercato delle infrastrutture informatiche e dei sistemi gestionali negli anni hanno evoluto le risposte, segmentato l’offerta e gli strumenti, innovato le strategie commerciali, di fatto abilitando le imprese a fare quel passo avanti fondamentale per la crescita. Anche se, ad oggi, non tutte le imprese – soprattutto le PMI – di fronte a scelte tecnologiche e di partnership hanno ben chiari i criteri e le metodologie per decidere e misurare poi le performance.

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Editoriale – numero 0

di Gian Nello Piccoli

La diffusione di internet e i progressi delle tecnologie dell’informazione hanno modificato sostanzialmente il sistema produttivo, contribuendo a ridefinire la strategia delle imprese, i prodotti e i servizi offerti. L’avvento del digitale ha plasmato non solo una “nuova” economia, ma ha determinato lo sviluppo di una “cultura” differente. Se la prima rivoluzione portò il concetto di fabbrica, la seconda quello di produzione di “massa”, la terza introduce la personalizzazione del prodotto e del rapporto con il cliente che dialoga ed esterna necessità, idee, e giudizi…

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