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Quando il mondo tornò “piatto”

di Stefano Moriggi
Le nuove logiche della cooperazione digitalmente aumentata.

Da quando, anche in Italia nel 2003, si è appresa la teoria delle “3 T” di Richard Florida, il dibattito sulle abilità su cui investire al fine di stimolare e agevolare l’ascesa di una “nuova classe creativa” pareva essersi arricchito, appunto, di tre nuove e imprescindibili parole d’ordine: Tecnologia, Talento e Tolleranza. L’economista di Newark (New Jersey) già all’alba del nuovo millennio era infatti convinto che “il fattore chiave nella competizione globale non fossero più beni, servizi o flussi di capitale, ma la competizione per le persone”. Più nel dettaglio, si tratterebbe di comprendere che, sempre di più, la disponibilità di un capitale umano portatore di idee efficaci ed innovative, condivise, perfezionate e rese operative anche grazie alla duttilità dei nuovi supporti tecnologici avrebbe garantito quel valore aggiunto senza del quale sarebbe ormai impossibile rendersi competitivi nell’epoca della globalizzazione.

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QUANTA ANIMALITÀ UMANA C’È NELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE?

Negli anni ‘50 gli studi sull’Intelligenza Artificiale (IA) sono partiti con l’esaltazione della razionalità e la banalizzazione della parte animale, è per questo che oggi l’IA imita molto bene l’intelligenza meccanica. Oggi si dice che la nostra parte animale non è per niente secondaria, pertanto è rientrata a pieno regime negli studi sull’IA. Piergiorgio Odifreddi ci trascina in un affascinante percorso che ricalca le origini, l’etica, i sentimenti e la stupidità umana nell’Intelligenza Artificiale.

Cosa è per Lei l’Intelligenza Artificiale (IA)?
Ci sono tanti tipi di intelligenza, c’è quella naturale che si suppone sia quella degli uomini, – ma non tutti sono così fortunati – poi c’è l’intelligenza animale che riguarda anche una buona parte di noi, infine l’intelligenza militare o meccanica che riguarda la semplice esecuzione di comandi. In fondo quest’ultima è quella che si cerca di trasferire in una macchina. L’IA è il tentativo di far fare alle macchine quello che fanno gli uomini, attraverso l’uso dell’intelligenza meccanica. Lo studio dell’IA è iniziato negli anni ‘50 con Alan Turing. L’idea era di far fare dei calcoli ad una macchina e capire se dietro questo ci potesse essere qualcosa di più profondo. Turing pensò subito al gioco degli scacchi, che ha una parte prettamente legata ai numeri e un’altra parte più creativa. Infatti, Turing fece il primo programma per far giocare a scacchi un calcolatore. Durante l’esperimento la macchina perse in poche mosse contro l’uomo. Oggi a distanza di 60 anni avviene esattamente il contrario. Questo però non significa che le macchine sono più intelligenti, utilizzano solo dei processi diversi da quelli dell’uomo.

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