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Quando il software gestionale ha la testa piena e… la memoria corta – SECONDA PARTE

Nel numero 10 di Logyn abbiamo presentato alcuni problemi gestionali classici e abbiamo spiegato come esistano soluzioni intelligenti basate, appunto, su tecniche di intelligenza artificiale. Tali soluzioni non sono affatto fantascientifiche, come dimostra la corsa di importanti colossi dell’IT che puntano a dotarsi delle più recenti tecniche di apprendimento automatico. La domanda a cui tenteremo di rispondere in questo articolo è la seguente: “è possibile realizzare oggi soluzioni gestionali intelligenti”?

Riprendiamo la trattazione dello scorso articolo riassumendo i due casi d’uso presentati come classici problemi gestionali normalmente affrontati con tecniche che possiamo osare definire obsolete. Il primo scenario riguardava la compilazione assistita di form di dati, applicato a due casi molto simili, ovvero la “preventivazione a clienti” e l’“approvvigionamento
da fornitori”.

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Solo, con il proprio istinto

Senza carta, bussola, altimetro, orologio, cellulare e GPS a piedi per le Ande o per i Pirenei. Franco Michieli, esploratore originale, racconta il suo personalissimo significato di esplorazione e come questo accompagni l’essenza della sua vita senza una programmazione, con l’ausilio dei segnali della natura. La serendipità è la sua maggior alleata.

Che cosa significa per Lei esplorazione?
Parlando di esplorazione mi riferisco a un atteggiamento di scoperta dell’ambiente che mi circonda simile a quello praticato da animali e piante, o dalle popolazioni umane native, piuttosto che ai grandi viaggi dei secoli passati finalizzati a scoprire e conquistare terre o rotte commerciali spesso devastanti per i popoli e gli ecosistemi. Il mio viaggiare è quindi una sorta di serendipity: immagino un possibile percorso attraverso un territorio, ma poi ciò che mi interessa sono gli imprevisti, gli eventi che rivelano qualcosa di sconosciuto, le deviazioni dovute a qualche ostacolo, la bellezza dei momenti non programmati dal cervello umano. La natura si evolve sfruttando il caso, non possiamo abbandonare un metodo così prezioso.

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A scuola senza banchi e a spasso per la città

Emozione, movimento e insegnamento sono i tre cardini di questa nuova metodologia per insegnare l’inglese. Matteo Rignanese, CEO di 2NYC, nonché ideatore di questo nuovo progetto, ci spiega come a New York si possa imparare l’inglese avendo come aula la città.

Che cos’è l’eMotion Learning?
Un modo differente di vivere la lingua e la città mettendo al centro le emozioni di cui New York è ricca e la scoperta di luoghi, quindi il concetto di movimento. Pertanto eMotion learning mette insieme tre concetti che si mescolano fra di loro: Emotion, motion e learning.

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Minacce informatiche: impossibile proteggersi senza una strategia

“Prevenire è meglio che curare”. Non è solo un vecchio detto ma anche la filosofia di Check Point Software Technologies, uno dei principali player mondiali di sicurezza informatica secondo cui l’informazione delle persone è l’arma principale per vincere contro le crescenti e sempre più varie minacce informatiche.

Il tema di questo numero è l’esplorazione. Oggi è possibile esplorare le informazioni, di business e personali, sempre e dovunque attraverso la mobility: tutto questo rende più vulnerabili le informazioni stesse?
Check Point ha capito da tempo l’importanza della protezione dei dati ovunque essi siano ed ha costruito una proposta tecnologica ad hoc per affrontare il tema con un particolare focus sulla mobility. Di recente abbiamo presentato Capsule, una suite volta a proteggere a 360 gradi le soluzioni mobile e i dati in mobilità da qualsiasi tipo di minaccia. Capsule non è altro che un’app scaricabile, in grado di creare sul dispositivo mobile un ambiente aziendale sicuro, che di fatto separa i dati di business dai dati e dalle applicazioni personali.
Questo permette agli utenti di utilizzare le applicazioni di business in modo sicuro tramite una semplice interfaccia utente, dalla quale poter accedere immediatamente all’email, ai file, alle directory, ai contatti e all’agenda aziendale, senza influire in alcun modo sui dati personali.

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Nasce la vetrina enogastronomica italiana più grande del mondo

Alessandro Bonfiglioli, uno dei protagonisti del progetto, spiega come FICO Eataly World presenterà l’eccellenza italiana con 100 catene alimentari: dalla coltivazione del seme alla preparazione della pietanza. Agricoltori, ristoratori, artigiani, commercianti in 300 mila mq di spazio in una mostra permanente destinata a diventare una tappa obbligata per il turista, e non solo.

Come è nato il progetto FICO Eataly World (Fabbrica Italiana COntadina)?
Il progetto nasce dalla consapevolezza che la struttura del CAAB (Centro Agro Alimentare Bologna) di circa 800 mila metri quadrati, con 300 mila metri di superficie edificata fosse in eccesso rispetto alle reali necessità dell’attività di vendita di prodotti freschi all’ingrosso. Così abbiamo cominciato a pensare a delle soluzioni alternative ma sinergiche con la struttura e l’attività esistente. Peraltro nel 2011 avevamo appena realizzato un grosso impianto fotovoltaico di 43.750 metri quadrati, e quindi l’idea era di realizzare una cittadella del cibo e della sostenibilità. Partendo da qui io e Andrea Segrè (Professore ordinario Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari di Bologna) abbiamo incontrato a Roma Oscar Farinetti, (fondatore della catena Eataly) e gli abbiamo illustrato il nostro progetto. Dopo qualche mese abbiamo iniziato a lavorarci insieme dando una forma ben precisa all’idea, che ha poi preso il nome di FICO Eataly World: un grande parco enogastronomico alimentare che parte dal campo e finisce a tavola. A noi piace dire “dal forcone alla forchetta” perché rende molto bene. Nel campo si coltiverà il seme, il laboratorio servirà per la lavorazione dello stesso, l’area di vendita per distribuire il prodotto finito e il ristorante per mangiarlo in real time.

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ESPLORARE IL MERCATO CON IL SOCIAL WEB

di ILENIA BOSCHIN (Digital Strategist Bizen Srl)

“Si cucina sempre pensando a qualcuno, altrimenti si sta solo preparando da mangiare”.

Una buona ricetta è alla base di ogni preparazione di successo: il giusto mix di ingredienti, lavorati sapientemente e con maestria, cucinati nella giusta sequenza e nelle corrette quantità. Ma per evitare di servire la pietanza perfetta alla persona sbagliata, dobbiamo prima informarci sui gusti dei nostri clienti. Sapere cosa preferiscono, come lo preferiscono e quando lo preferiscono è il vero segreto. Proprio come in cucina, così anche per le nuove opportunità di business viene richiesto non soltanto di possedere un elenco di ingredienti di prim’ordine ma anche di osservare il comportamento spontaneo dei consumatori per anticiparne i gusti. Blog e social web sono un potentissimo strumento di esplorazione per entrare in contatto con le preferenze del pubblico: una bussola che ci guida tra i gusti degli utenti e le nuove tendenze.

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Nuovi talenti per salvaguardare il futuro dell’azienda

Una scelta che va oltre il curriculum vitae. Il nuovo talento viene misurato sulla base dell’agilità mentale del candidato, sulla sua propensione al cambiamento e sulla sua capacità di adattamento e raggiungimento dell’obiettivo. Intervistiamo Christian Vasino, Responsabile Risorse Umane di Pirelli, che ci spiega questa nuova metodologia di ricerca e valutazione dei candidati.

L’esplorazione dei talenti che cosa significa per Pirelli?
L’esplorazione dei talenti in Pirelli significa identificare in maniera strutturata, condivisa e globale le figure aziendali adeguate a ricoprire ruoli di maggiore responsabilità all’interno dell’organizzazione e a guidare l’azienda verso le sue sfide future. Strutturata perché ci avvaliamo di una metodologia che, seppur in costante evoluzione, è allineata alle best practice di aziende leader nello sviluppo dei talenti. La metodologia per l’individuazione è stata inserita nel 2014, utilizzando un combinato di analisi della performance dell’ultimo triennio, valutazione del potenziale di leadership che si basa sui fondamenti della learning agility, e analisi della readiness per la presa in carico di una posizione superiore. Condivisa, perché riteniamo che l’esplorazione del talento non debba essere solo ad appannaggio di un dipartimento, ma debba essere una responsabilità, appunto, condivisa tra tutti i leader dell’organizzazione. Selezionare e far crescere i talenti è un compito fondamentale di tutti coloro che in Pirelli occupano ruoli di responsabilità. Globale perchè deve essere trasversale e coerente attraverso tutte le organizzazioni in cui l’azienda opera ed è presente. Una metodologia unica, a livello globale, permette di avere chiarezza di linguaggio e di intendimenti su “what good looks like” e non trovarsi quindi una babele ingestibile di politiche e prassi variegate nelle varie regioni geografiche.

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Credito Ricerca & Sviluppo e Patent Box

“Ci sono cattivi esploratori che pensano che non ci siano terre dove approdare solo perché non riescono a vedere altro che mare attorno a sé”, ma per quelli che invece hanno il coraggio di esplorare ecco le agevolazioni a loro rivolte per l’esercizio 2015 e seguenti.

CREDITO R&S
L’articolo 3, comma 1, del Decreto destinazione Italia, come modificato dalla Legga di Stabilità, prevede il riconoscimento di un credito d’imposta a “tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano e dal regime contabile adottato” che effettuino investimenti in attività di Ricerca & Sviluppo a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2019. Sono comprese tra gli investimenti ammissibili al bonus fiscale le spese relative a:
• personale altamente qualificato, in possesso di specifici titoli (dottorato di ricerca, laurea magistrale in discipline di ambito tecnico o scientifico secondo la classificazione UNESCO Isced o di cui all’allegato 1 annesso al Decreto destinazione Italia);
• quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti e attrezzature con costo unitario non inferiore a 2.000 euro al netto dell’imposta sul valore aggiunto;
• spese per contratti di ricerca stipulati con Università, enti di ricerca e organismi equiparati, e con altre imprese, comprese le start up innovative;
• spese per competenze tecniche e privative industriali inerenti un’invenzione industriale o biotecnologica, una topografia di prodotto a semiconduttori o una nuova varietà vegetale anche acquisite da fonti esterne.

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L’esplorazione, la chiave dell’evoluzione

L’esplorazione applicata alle aziende e non solo, in quale ambito e come sono riuscite a creare nuovi spazi di mercato. Il trend condiviso è rivisitare l’organizzazione delle risorse umane partendo non dall’aspetto produttivo ma dal benessere della persona.

“L’uomo deve dubitare: il dubbio è un atteggiamento di ricerca, di esplorazione: la certezza, soprattutto quella ideologica o dogmatica, possono forse renderlo più integrato, e in un certo senso più felice, ma con un costo intellettuale molto elevato, che è quello della sua rinuncia a dubitare, esplorare, e quindi pensare.” Piero Angela, nel suo libro Da zero a tre anni, parlava così di esplorazione. Un concetto che accompagnerà il viaggio in questo numero e che sarà multiforme. Non parleremo come la logica avrebbe consigliato di esplorazione dello spazio, ma di tutte quelle forme di ricerca che riguardano la società, il lavoro, la vita, l’individuo, l’artista.

Le aziende in questo numero hanno seguito il concetto di esplorazione legandolo, per esempio, al capitale umano, nella la ricerca di particolari talenti scelti non solo in base alle caratteristiche professionali ma anche umane. È il caso della Pirelli. L’esplorazione per STAR, invece, ha significato trovare approcci di lavoro innovativi che hanno portato all’ottimizzazione della resa qualitativa dei lavoratori.

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Expo 2015: non solo una bella immagine dell’Italia

Andrea Fumagalli, economista italiano, ci conduce tra i numeri di Expo 2015, per capire quanto le aspettative del grande evento siano state soddisfatte. Sicuramente l’immagine italiana ne esce rinnovata, i numeri forse un po’ meno. Almeno per quanto riguarda i dati emersi fino a luglio 2015.

Cos’è per lei Expo 2015?
Per me Expo 2015 fa parte di quel recente settore di valorizzazione economica che può essere denominato “economia dell’evento”, al fine di favorire un marketing territoriale e mediatico in grado di meglio sfruttare i due nuovi input produttivi che sono alla base dei processi di accumulazione del capitalismo contemporaneo: spazio e conoscenza. In secondo luogo è anche sperimentazione di una nuova regolazione del mercato del lavoro, che si fonda sul concetto di “occupabilità” (employability) e non di “occupazione” effettiva. Per “occupabilità” si intende mettere un individuo nella condizione di poter trovare un’occupazione grazie ad attività di formazione, sperimentazione, apprendistato. Si apre così la strada verso la sperimentazione di lavoro gratuito in nome di aspettative future. Non è un caso che Expo 2015 abbia generato il primo accordo sindacale in cui viene consentito il lavoro non retribuito (accordo del 23 luglio 2013). Da questo punto di vista Expo 2015, oltre a essere parte dell’economia dell’evento, è anche parte dell’economia della promessa. Il tema ufficiale (“nutrire il pianeta”) è pienamente strumentale, anche perché un’esposizione universale aveva senso in tempi pre-internet, quando era l’occasione per fare il punto sullo stato dell’innovazione.

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