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Nuovi talenti per salvaguardare il futuro dell’azienda

Una scelta che va oltre il curriculum vitae. Il nuovo talento viene misurato sulla base dell’agilità mentale del candidato, sulla sua propensione al cambiamento e sulla sua capacità di adattamento e raggiungimento dell’obiettivo. Intervistiamo Christian Vasino, Responsabile Risorse Umane di Pirelli, che ci spiega questa nuova metodologia di ricerca e valutazione dei candidati.

L’esplorazione dei talenti che cosa significa per Pirelli?
L’esplorazione dei talenti in Pirelli significa identificare in maniera strutturata, condivisa e globale le figure aziendali adeguate a ricoprire ruoli di maggiore responsabilità all’interno dell’organizzazione e a guidare l’azienda verso le sue sfide future. Strutturata perché ci avvaliamo di una metodologia che, seppur in costante evoluzione, è allineata alle best practice di aziende leader nello sviluppo dei talenti. La metodologia per l’individuazione è stata inserita nel 2014, utilizzando un combinato di analisi della performance dell’ultimo triennio, valutazione del potenziale di leadership che si basa sui fondamenti della learning agility, e analisi della readiness per la presa in carico di una posizione superiore. Condivisa, perché riteniamo che l’esplorazione del talento non debba essere solo ad appannaggio di un dipartimento, ma debba essere una responsabilità, appunto, condivisa tra tutti i leader dell’organizzazione. Selezionare e far crescere i talenti è un compito fondamentale di tutti coloro che in Pirelli occupano ruoli di responsabilità. Globale perchè deve essere trasversale e coerente attraverso tutte le organizzazioni in cui l’azienda opera ed è presente. Una metodologia unica, a livello globale, permette di avere chiarezza di linguaggio e di intendimenti su “what good looks like” e non trovarsi quindi una babele ingestibile di politiche e prassi variegate nelle varie regioni geografiche.

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Il processo civile telematico

Il 30.06.2014 è scattata l’ora “X”: il processo civile telematico (PCT per gli addetti ai lavori) ha preso ufficialmente il via dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale degli ultimi dettagli relativi all’attuazione del nuovo Decreto.

L’attuale normativa dispone che, nei procedimenti civili, contenziosi o di volontaria giurisdizione, l’obbligo di depositare in via esclusivamente telematica gli atti e documenti delle parti precedentemente costituite, gli atti e documenti dei soggetti nominati o delegati dall’Autorità Giudiziaria, nonchè gli atti ed i documenti dei soggetti nominati dalle parti, decorre rispettivamente:
• dal 31.12.2014, qualora il procedimento abbia avuto inizio prima del 30.06.2014;
• dal 30.06.2014 qualora il procedimento abbia avuto inizio dopo il 30.06.2014.
Rimane invariato l’obbligo di deposito telematico degli atti (già dal 30.06.2014) relativi all’intero procedimento monitorio (il decreto ingiuntivo) escluso il giudizio di opposizione.

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L’UTENTE CERCA E IL SISTEMA LO AIUTA…

L’ERP Freeway® Skyline evolve ulteriormente e, proseguendo nell’obiettivo di mettere l’utente al centro del sistema, gli offre un nuovo modo per navigare ed esplorare non solo le informazioni, gestionali e non, ma anche le relazioni esistenti tra queste. Ricercare sì, ma con intelligenza.

SENSE è il nome in codice del nuovo modulo integrato in Freeway® Skyline che consentirà all’utente di esplorare le proprie informazioni in modo intuitivo e rapido navigando agevolmente non tra applicazioni, form e schede, ma direttamente tra documenti, siano essi classici documenti gestionali come pure di altra natura quali file PDF, documenti archiviati digitalmente, ma anche report di altre applicazioni o pagine di consultazione del portale.

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Ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali

Il decreto legislativo 192/2012 ha dato attuazione, nell’ordinamento italiano, a una direttiva CE relativa alla “lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali”.

Nell’ottobre del 2002 è stata data attuazione, nell’ordinamento italiano, ad un’importante direttiva CE (la n. 35 del 2000) relativa alla “lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali”. È stato introdotto, pertanto, il Decreto Legislativo 231/2002. Ora, dopo 10 anni, nel mese di novembre del 2012, questo decreto legislativo è stato riformato al fine di dare attuazione ad un’ulteriore direttiva UE (n. 7 del 2011) che aveva modificato la precedente direttiva CE 35/2000 rendendo ancora più forti (e si spera… efficaci) le norme che sanzionano i ritardi di pagamento.

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Il “Paracadute” del dato informatico

Le conseguenze di un Downtime variano in relazione al mercato di riferimento in cui le aziende operano. Confindustria, nel 2011, ha condotto uno studio per determinare il cosiddetto BID (Business Impact of Downtime), cioè l’impatto che l’interruzione del sistema ha sul business. Prendendo come esempio un’azienda manifatturiera con 160 dipendenti e un fatturato di 20 milioni di Euro, è stato quantificato che un’ora di Downtime non pianificato a un servizio critico per il business impatterà su fatturato, customer satisfaction, produttività, costi per il ripristino dei dati, per un totale di poco più di 50.000 euro.

La cronaca odierna ci porta a riflettere su eventi recenti e locali, come l’alluvione del Veneto nel 2010 e il terremoto in Emilia del 2012, che hanno visto seriamente compromessa la possibilità di un’effettiva ripresa delle imprese del territorio, non solo a causa dei danni fisici subiti dagli stabilimenti, ma anche per la difficoltà di recuperare il bagaglio di dati finanziari, contabili, commerciali necessari per ripartire. Secondo uno studio di qualche anno fa riportato da Wikipedia, “delle imprese che hanno subito disastri con pesanti perdite di dati, circa il 43% non ha più ripreso l’attività, il 51% ha chiuso entro due anni e solo il 6% è riuscita a sopravvivere nel lungo termine”. Ma più banalmente anche un’interruzione di alimentazione elettrica di alcune ore con conseguente  inaccessibilità ai dati può rappresentare un danno, così come  una violazione della sicurezza, un attacco di virus, un errore umano, un guasto delle applicazioni. Eppure la valutazione di un sistema di Disaster Recovery continua ad essere spesso rinviata nel futuro dai management aziendali che, sempre in attesa di tempi migliori, riservano  l’attenzione a problemi ben più quotidiani benché meno devastanti in termini di impatto sulla produttività. Ma allora…cosa un’impresa dovrebbe fare per individuare le soluzioni più idonee a mettere in sicurezza i dati informatici nella propria realtà? Quali domande dovrebbe porsi?

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