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Il nuovo che avanza e la rivolta del vecchio mondo

Una recente sentenza del Tribunale di Milano interviene su un campo particolarmente sensibile e di grande attualità: lo scontro tassisti-UBER POP, che ricorda un po’ quello tra i luddisti e le macchine industriali.

Il Tribunale di Milano, Sezione specializzata in Materia di Impresa, con ordinanza del 26.05.2015 ha inibito, in via d’urgenza, “disponendo una penale per il ritardo nell’attuazione del comando giudiziale, l’utilizzazione sul territorio nazionale della APP denominata UBER POP e comunque l’organizzazione e la promozione di un servizio che prevede il trasporto di passeggeri da parte di soggetti privi di autorizzazione amministrativa e/o di licenza, prestato dietro corrispettivo e su richiesta del trasportato, in modo non continuativo o periodo, sui itinerari e secondo orari stabiliti di volta in volta”.

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Motta di Livenza: tecnologia e multidisciplinarietà per un percorso riabilitativo d’eccellenza

L’Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione di Motta di Livenza (TV) nasce nel gennaio 2004 come società a capitale misto pubblico-privato e progetto di sperimentazione gestionale della Regione Veneto. Accreditato con il servizio sanitario nazionale, oltre all’attività ambulatoriale e radiologica, ha come principali specializzazioni la riabilitazione cardiovascolare e polmonare, la riabilitazione di gravi cerebrolesioni acquisite e mielolesioni, la riabilitazione muscolo-scheletrica, la medicina generale e lungodegenza. Innovazione, tecnologia e multidisciplinarietà sono gli ingredienti che fanno di questa struttura un’eccellenza. A presentarcelo è l’amministratore delegato Francesco Rizzardo.

L’Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione di Motta di Livenza (TV) nasce nel gennaio 2004 come società a capitale misto pubblico-privato e progetto di sperimentazione gestionale della Regione Veneto. Accreditato con il servizio sanitario nazionale, oltre all’attività ambulatoriale e radiologica, ha come principali specializzazioni la riabilitazione cardiovascolare e polmonare, la riabilitazione di gravi cerebrolesioni acquisite e mielolesioni, la riabilitazione muscolo-scheletrica, la medicina generale e lungodegenza. Innovazione, tecnologia e multidisciplinarietà sono gli ingredienti che fanno di questa struttura un’eccellenza. A presentarcelo è l’amministratore delegato Francesco Rizzardo.

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ASCO TLC: Il viaggio dell’informazione sulle autostrade digitali

La fibra ottica ha ed avrà sempre più spazio su interconnessioni geografiche di lunga distanza e sui domini aziendali ove la capacità e la qualità saranno necessari per il business. A parlarci del futuro delle autostrade digitali dell’informazione è Stefano Faè, nuovo presidente dell’azienda veneta leader nei servizi di telecomunicazioni a banda larga.

Cambio di presidenza: quali sono i propositi per la sua nuova stagione professionale?
L’esperienza in Asco Tlc e più in generale nel gruppo Asco Holding è assolutamente stimolante. Qui ho trovato un gruppo di persone capaci, volenterose e con il desiderio di contribuire ad un deciso cambio di passo. La società, dopo una fase di ristrutturazione e riorganizzazione, può finalmente guardare al futuro con una certa serenità. Stiamo costruendo un nuovo Data Center in totale autofinanziamento che prevediamo sia operativo per i primi mesi del 2016. Ci siamo posti l’obiettivo di incrementare i contenuti e i servizi da erogare ai nostri clienti anche attraverso l’ingegnerizzazione di nuove attività, con l’obiettivo di raccogliere idee, in partnership con soggetti sia interni che esterni al gruppo, che nei prossimi anni vorranno condividere i nostri progetti. Un’attenzione particolare verrà riservata alle esigenze dei nostri stakeholders (comuni), al mercato bancario, all’infrastrutturazione di quelle aree ancora in digital divide, alle soluzioni di Data Center e ad alto valore aggiunto, soprattutto per i nostri clienti business. Con un occhio sempre attento all’equilibrio di bilancio, al fine di poter garantire la continuità aziendale, destineremo una significativa parte dei nostri utili agli investimenti anche sul capitale umano, alla R&S e al brand in generale.

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BAO: LA CASA DEL FUMETTO CHE VINCE LA CRISI DELL’EDITORIA

Intervistiamo la casa editrice milanese Bao Publishing, fondata 6 anni fa ed oggi tra le più importanti del panorama italiano. Del fumetto dicono che è “una cultura da far scoprire a più persone perché è radicata nell’immaginario collettivo”. Tra le loro pubblicazioni, oltre a quelle di Zerocalcare, anche libri della portata di Portugal di Cyril Pedrosa, Come prima di Alfred, Il NAO di Brown di Glyn Dillon, La grande Odalisca di Vivès, Ruppert e Mulot, E la chiamano estate di Mariko e Jillian Tamaki, e tanti altri autori ancora.

Quando nasce la casa editrice Bao?
Alla fine del 2009, fondata da Caterina Marietti e Michele Foschini, a Milano.

Con quale sogno?
Portare il fumetto ai lettori di narrativa in prosa. Una mission che ha riscosso un sempre maggiore successo, grazie anche all’alta qualità delle nostre edizioni cartacee. Il fumetto in Italia: una cultura da scoprire? Una cultura da far scoprire a più persone, perché in realtà è radicata nell’immaginario collettivo almeno fin dal secondo dopoguerra.

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MART: LA COSCIENZA DELL’ARTE

“La meraviglia è il seme da cui nasce la conoscenza”, così recita Francis Bacon. La frase viene riportata fedelmente in una brochure del Mart (Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto) ad indicare come “l’arte e i suoi linguaggi rappresentano un elemento indispensabile per l’esperienza educativa in campo estetico, superano i limiti del quotidiano, generano stupore e permettono di aprirsi al mondo in maniera piena e profonda”. Nicoletta Boschiero, curatrice del Mart, ci parla della struttura.

Che cosa rappresenta il Mart?
Il progetto Mart nasce alla fine degli anni ‘80 per rispondere all’esigenza di dare vita a un polo museale funzionale che servisse a far conoscere l’arte moderna e contemporanea con un contenitore adeguato e simbolicamente preminente, ed inaugura nel dicembre del 2002. Il Mart non è un’istituzione rigida e schematicamente impostata, è il luogo dove si rendono “visibili” i processi di trasformazione della contemporaneità: dalla sua nascita ad oggi ha superato la concezione tradizionale di museo, avviando un processo pluridisciplinare della ricerca. Oltre a conservare il patrimonio storico-artistico, il museo valorizza e potenzia la collezione, ne incrementa lo studio attraverso l’attività espositiva ed editoriale ponendosi al centro dei processi di critica storica.

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CREATIVITÀ: LA CAPACITÀ CHE SALVERÀ IL MONDO

La creatività nasce con l’uomo. Grazie a questa straordinaria potenzialità della mente, l’uomo ha modificato il mondo creando strumenti utili alla sua sopravvivenza e alla sua evoluzione. Per lunghissimo tempo la capacità di creare è stata considerata un potere magico riservato solo a persone eccezionali. Solo una quarantina di anni fa ricercatori americani ed europei hanno iniziato ad interessarsi sistematicamente a questa capacità.

Lo studio della creatività ha i suoi avi in Europa con Eraclito, Socrate, Leonardo, Cartesio, ma è negli Stati Uniti che prende una forma strutturata come metodo di ricerca di idee innovative per le aziende. Secondo un’indagine Eurisko – ancora del 2004 – la visione italiana sulla creatività è “contradditoria”: per un intervistato su due la creatività è importante negli ambiti della moda (60% di risposte positive), della cucina (43%) e dell’artigianato (37% di risposte positive); per poco più di uno su venti la creatività è importante per il settore economia (6% di risposte positive). Per la maggior parte dei giovani universitari intervistati la creatività si risolve nel rompere (ovvero trasgredire) le regole. Mentre le élite produttive (professionisti, imprenditori) dichiarano che creatività vuol dire talento e tenacia, conoscenza, competenza, sfida per ottenere risultati che hanno valore.

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La reputazione aziendale negli affari internazionali

La dimensione internazionale assunta dall’attività imprenditoriale e la vocazione globale dei mercati economici richiedono un sistema di gestione dell’etica societaria che coinvolge non solo i rapporti tra capogruppo e controllate estere ma si applica a tutte le relazioni commerciali internazionali, per prevenire le violazioni di leggi, regolamenti, procedure e codici di condotta, a tutela della reputazione e della credibilità aziendale.

L’etica nei rapporti commerciali internazionali
La diffusione della responsabilità penale delle società e degli enti in tutta l’Europa, e nei territori extra UE, è un elemento che l’imprenditore deve considerare nella valutazione dei connessi rischi derivanti dal fare affari con operatori stranieri. La commissione di illeciti all’estero, anche da parte di società estere collegate, fa sorgere il pericolo dell’instaurazione di procedimenti che possono concludersi con pesanti sanzioni penali, amministrative o civilistiche, a seconda degli ordinamenti interessati.

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FRIULI INNOVAZIONE: UNA REALTÀ AL SERVIZIO DEL TERRITORIO

Creare un parco scientifico e tecnologico e insediarlo su un territorio significa vivere direttamente il confronto con imprese e realtà che su quel territorio cercano di sopravvivere e crescere, condividere conoscenze, e gestire la naturale connessione con il sistema regionale della ricerca e l’accesso a un network selezionato di istituzioni, finanziatori, centri di ricerca e imprese. Intervista a Fabio Feruglio, direttore di Friuli Innovazione.

Direttore, quando e perché nasce Friuli Innovazione?
Friuli Innovazione (oggi Società consortile a responsabilità limitata, mista pubblico/privato) nasce nel 1999 su iniziativa dell’Università degli Studi di Udine, di Confindustria Udine, del Centro ricerche Fiat, di Agemont, dell’Unione degli industriali di Pordenone e della Fondazione Crup, con l’obiettivo di mettere in comunicazione il mondo della ricerca e il sistema economico friulano. La mission è quella di favorire l’incontro tra ricercatori e imprese e l’impiego industriale dei risultati scientifici e tecnologici prodotti in laboratorio. Dal 2005 la Regione ha affidato a Friuli Innovazione anche la gestione del nuovo Parco scientifico e tecnologico Luigi Danieli, creato nella zona industriale udinese. Da allora è costante e significativa la crescita annuale del volume di attività, dei servizi forniti e dei progetti nazionali e internazionali a cui partecipiamo. La nostra mission è essere connessi con il mondo e attivare azioni che abbiano ricadute sul territorio. Dal 2009 la Regione ci ha anche chiamati ad essere coordinatori dei diversi parchi tecnologici del Friuli Venezia Giulia.

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DALLE SCIENZE UMANE ALLE SCIENZE TECNOLOGICHE: IL PASSATO E IL FUTURO DELLA RICERCA

L’Università degli Studi di Padova è fra le più antiche del mondo, fondata nel 1222, oggi conta oltre 65mila studenti e più di 2.400 docenti. Sulla base dei risultati dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca), Padova è prima tra gli atenei italiani in 7 aree scientifiche: Fisica, Scienze della Terra, Biologia, Medicina, Agraria e Veterinaria, Ingegneria Industriale e dell’Informazione, Economia e Statistica.

L’Università degli Studi di Padova è riconosciuta nel mondo come scuola d’eccellenza? A cosa si deve questo risultato?
Credo che questo risultato sia il frutto di una politica che ha sempre promosso la massima integrazione tra attività formative ed attività di ricerca. La ricerca scientifica negli ultimi anni è stata supportata anche da cospicui contributi provenienti dal proprio bilancio. L’eccellenza nella didattica si è in particolare concretizzata nell’istituzione, nel 2004, della Scuola Galileiana di Studi Superiori, che a pochi anni dalla sua istituzione ha raggiunto un notevole prestigio a livello nazionale.

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Apprendere è ricercare! Fine della didattica nozionistica…

di Stefano Moriggi

Nell’articolo pubblicato sullo scorso numero di Logyn (settembre, 2013), ho cercato di prospettare una logica di investimento funzionale a evitare sprechi di denaro pubblico (e/o privato) e inoltre in grado di consentire una transizione al digitale graduale e ragionata agli istituti scolastici intenzionati ad avviare una sperimentazione di classi 2.0. Poste, dunque, seppur per sommi capi, le condizioni materiali per riprogettare la scuola che verrà, tenterò questa volta di focalizzare l’attenzione sull’evoluzione metodologica necessaria affinché le nuove tecnologie possano integrarsi in un progetto didattico che non si riduca – come frequentemente accade – al tentativo disperato quanto vano di trovare una rassicurante quadratura del cerchio tra innovazione (informatica) e tradizione (pedagogica).

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