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Nasce la vetrina enogastronomica italiana più grande del mondo

Alessandro Bonfiglioli, uno dei protagonisti del progetto, spiega come FICO Eataly World presenterà l’eccellenza italiana con 100 catene alimentari: dalla coltivazione del seme alla preparazione della pietanza. Agricoltori, ristoratori, artigiani, commercianti in 300 mila mq di spazio in una mostra permanente destinata a diventare una tappa obbligata per il turista, e non solo.

Come è nato il progetto FICO Eataly World (Fabbrica Italiana COntadina)?
Il progetto nasce dalla consapevolezza che la struttura del CAAB (Centro Agro Alimentare Bologna) di circa 800 mila metri quadrati, con 300 mila metri di superficie edificata fosse in eccesso rispetto alle reali necessità dell’attività di vendita di prodotti freschi all’ingrosso. Così abbiamo cominciato a pensare a delle soluzioni alternative ma sinergiche con la struttura e l’attività esistente. Peraltro nel 2011 avevamo appena realizzato un grosso impianto fotovoltaico di 43.750 metri quadrati, e quindi l’idea era di realizzare una cittadella del cibo e della sostenibilità. Partendo da qui io e Andrea Segrè (Professore ordinario Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari di Bologna) abbiamo incontrato a Roma Oscar Farinetti, (fondatore della catena Eataly) e gli abbiamo illustrato il nostro progetto. Dopo qualche mese abbiamo iniziato a lavorarci insieme dando una forma ben precisa all’idea, che ha poi preso il nome di FICO Eataly World: un grande parco enogastronomico alimentare che parte dal campo e finisce a tavola. A noi piace dire “dal forcone alla forchetta” perché rende molto bene. Nel campo si coltiverà il seme, il laboratorio servirà per la lavorazione dello stesso, l’area di vendita per distribuire il prodotto finito e il ristorante per mangiarlo in real time.

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REATI IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO

Il D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, che disciplina la “Responsabilità amministrativa degli enti per gli illeciti dipendenti da reato”, costituisce una vera importante rivoluzione ordinamentale che, anche se determinata direttamente dalla necessità di adempiere ad obblighi internazionali, è logicamente e culturalmente conseguente allo sviluppo dei principi di legalità e responsabilità caratterizzanti la nostra Costituzione Repubblicana alla luce della quale ogni legge deve essere interpretata.

Il fatto che l’illecito amministrativo dipendente da reato sia accertato e perseguito con le regole del procedimento penale (art. 34 D.Lgs. 231/01) e che all’Ente “si applicano le disposizioni processuali relative all’imputato, in quanto compatibili” (art. 35 D.Lgs. 231/01) apre uno spazio di azione, finora quasi inesplorato, per le investigazioni e le indagini preliminari della Polizia giudiziaria e del P.M. – Pubblico Ministero (artt. 326 e 327 c.p.p.). In particolare, ogni volta che all’esito delle indagini emergono fondati indizi di reato nei confronti della persona fisica di cui all’art. 5 D.Lgs. 231/01:
– la Polizia giudiziaria dovrà denunciare sia la persona fisica alla quale è attribuito il reato commesso nell’interesse o a vantaggio dell’ente, sia l’ente stesso per le responsabilità amministrative;
– il P.M. dovrà aprire due procedimenti, normalmente da riunire, uno, per il reato nei confronti della persona fisica indagata e, l’altro, per l’illecito amministrativo dell’ente.

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