Articoli della sezione

Scenari

Il nuovo che avanza e la rivolta del vecchio mondo

Una recente sentenza del Tribunale di Milano interviene su un campo particolarmente sensibile e di grande attualità: lo scontro tassisti-UBER POP, che ricorda un po’ quello tra i luddisti e le macchine industriali.

Il Tribunale di Milano, Sezione specializzata in Materia di Impresa, con ordinanza del 26.05.2015 ha inibito, in via d’urgenza, “disponendo una penale per il ritardo nell’attuazione del comando giudiziale, l’utilizzazione sul territorio nazionale della APP denominata UBER POP e comunque l’organizzazione e la promozione di un servizio che prevede il trasporto di passeggeri da parte di soggetti privi di autorizzazione amministrativa e/o di licenza, prestato dietro corrispettivo e su richiesta del trasportato, in modo non continuativo o periodo, sui itinerari e secondo orari stabiliti di volta in volta”.

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Minacce informatiche: impossibile proteggersi senza una strategia

“Prevenire è meglio che curare”. Non è solo un vecchio detto ma anche la filosofia di Check Point Software Technologies, uno dei principali player mondiali di sicurezza informatica secondo cui l’informazione delle persone è l’arma principale per vincere contro le crescenti e sempre più varie minacce informatiche.

Il tema di questo numero è l’esplorazione. Oggi è possibile esplorare le informazioni, di business e personali, sempre e dovunque attraverso la mobility: tutto questo rende più vulnerabili le informazioni stesse?
Check Point ha capito da tempo l’importanza della protezione dei dati ovunque essi siano ed ha costruito una proposta tecnologica ad hoc per affrontare il tema con un particolare focus sulla mobility. Di recente abbiamo presentato Capsule, una suite volta a proteggere a 360 gradi le soluzioni mobile e i dati in mobilità da qualsiasi tipo di minaccia. Capsule non è altro che un’app scaricabile, in grado di creare sul dispositivo mobile un ambiente aziendale sicuro, che di fatto separa i dati di business dai dati e dalle applicazioni personali.
Questo permette agli utenti di utilizzare le applicazioni di business in modo sicuro tramite una semplice interfaccia utente, dalla quale poter accedere immediatamente all’email, ai file, alle directory, ai contatti e all’agenda aziendale, senza influire in alcun modo sui dati personali.

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Nasce la vetrina enogastronomica italiana più grande del mondo

Alessandro Bonfiglioli, uno dei protagonisti del progetto, spiega come FICO Eataly World presenterà l’eccellenza italiana con 100 catene alimentari: dalla coltivazione del seme alla preparazione della pietanza. Agricoltori, ristoratori, artigiani, commercianti in 300 mila mq di spazio in una mostra permanente destinata a diventare una tappa obbligata per il turista, e non solo.

Come è nato il progetto FICO Eataly World (Fabbrica Italiana COntadina)?
Il progetto nasce dalla consapevolezza che la struttura del CAAB (Centro Agro Alimentare Bologna) di circa 800 mila metri quadrati, con 300 mila metri di superficie edificata fosse in eccesso rispetto alle reali necessità dell’attività di vendita di prodotti freschi all’ingrosso. Così abbiamo cominciato a pensare a delle soluzioni alternative ma sinergiche con la struttura e l’attività esistente. Peraltro nel 2011 avevamo appena realizzato un grosso impianto fotovoltaico di 43.750 metri quadrati, e quindi l’idea era di realizzare una cittadella del cibo e della sostenibilità. Partendo da qui io e Andrea Segrè (Professore ordinario Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari di Bologna) abbiamo incontrato a Roma Oscar Farinetti, (fondatore della catena Eataly) e gli abbiamo illustrato il nostro progetto. Dopo qualche mese abbiamo iniziato a lavorarci insieme dando una forma ben precisa all’idea, che ha poi preso il nome di FICO Eataly World: un grande parco enogastronomico alimentare che parte dal campo e finisce a tavola. A noi piace dire “dal forcone alla forchetta” perché rende molto bene. Nel campo si coltiverà il seme, il laboratorio servirà per la lavorazione dello stesso, l’area di vendita per distribuire il prodotto finito e il ristorante per mangiarlo in real time.

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La felicità aumenta la produttività in azienda?

Un percorso zen in azienda fino a poco tempo fa era utopia, oggi sono sempre di più le imprese che si avvalgono del modello di consapevolezza per migliorare il clima, lo stress e l’efficienza dei propri collaboratori. Luciano Campagnaro, psicologo, ci racconta come.

Quanto lo stress del lavoratore è fonte di inefficienza in un’azienda?
Moltissimo. Quando un lavoratore vive una condizione di stress, oltre ad avere una serie di conseguenze psicofisiche da affrontare a livello individuale, per l’azienda diventa anche un problema. Il lavoratore di oggi non è strutturato per far fronte allo stress all’interno delle aziende, così come sono organizzate verso una competizione sempre maggiore. Non è più sufficiente prendere in considerazione lo stress con il semplice schema interpretativo occidentale, oggi è importante affrontare il problema come fonte di inefficienza personale e produttiva. Una complicazione che si ripercuote anche sul conto economico. Google, ad esempio, ha capito l’importanza dell’efficienza del patrimonio umano. I ritmi di lavoro in questa azienda sono davvero stressanti. Google usa le pratiche di meditazione per aiutare i propri dipendenti ad essere persone più felici e un po’ meno stressate, guadagnando moltissimo a livello di efficienza nei rapporti umani tra colleghi.

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ESPLORARE IL MERCATO CON IL SOCIAL WEB

di ILENIA BOSCHIN (Digital Strategist Bizen Srl)

“Si cucina sempre pensando a qualcuno, altrimenti si sta solo preparando da mangiare”.

Una buona ricetta è alla base di ogni preparazione di successo: il giusto mix di ingredienti, lavorati sapientemente e con maestria, cucinati nella giusta sequenza e nelle corrette quantità. Ma per evitare di servire la pietanza perfetta alla persona sbagliata, dobbiamo prima informarci sui gusti dei nostri clienti. Sapere cosa preferiscono, come lo preferiscono e quando lo preferiscono è il vero segreto. Proprio come in cucina, così anche per le nuove opportunità di business viene richiesto non soltanto di possedere un elenco di ingredienti di prim’ordine ma anche di osservare il comportamento spontaneo dei consumatori per anticiparne i gusti. Blog e social web sono un potentissimo strumento di esplorazione per entrare in contatto con le preferenze del pubblico: una bussola che ci guida tra i gusti degli utenti e le nuove tendenze.

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Credito Ricerca & Sviluppo e Patent Box

“Ci sono cattivi esploratori che pensano che non ci siano terre dove approdare solo perché non riescono a vedere altro che mare attorno a sé”, ma per quelli che invece hanno il coraggio di esplorare ecco le agevolazioni a loro rivolte per l’esercizio 2015 e seguenti.

CREDITO R&S
L’articolo 3, comma 1, del Decreto destinazione Italia, come modificato dalla Legga di Stabilità, prevede il riconoscimento di un credito d’imposta a “tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano e dal regime contabile adottato” che effettuino investimenti in attività di Ricerca & Sviluppo a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2019. Sono comprese tra gli investimenti ammissibili al bonus fiscale le spese relative a:
• personale altamente qualificato, in possesso di specifici titoli (dottorato di ricerca, laurea magistrale in discipline di ambito tecnico o scientifico secondo la classificazione UNESCO Isced o di cui all’allegato 1 annesso al Decreto destinazione Italia);
• quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti e attrezzature con costo unitario non inferiore a 2.000 euro al netto dell’imposta sul valore aggiunto;
• spese per contratti di ricerca stipulati con Università, enti di ricerca e organismi equiparati, e con altre imprese, comprese le start up innovative;
• spese per competenze tecniche e privative industriali inerenti un’invenzione industriale o biotecnologica, una topografia di prodotto a semiconduttori o una nuova varietà vegetale anche acquisite da fonti esterne.

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Aumentare la realtà per esplorare un mondo parallelo

Il mobile diventa visualizzatore della realtà aumentata, che permette di fare una vera esperienza 3D all’interno di cubi virtuali posti ovunque sul globo terrestre. Guardare virtualmente come un’opera d’arte può stare nel salotto della propria casa, o provare un’auto attraverso il telefonino, sono solo alcune delle applicazioni di questo progetto.

Che cosa sono ViewTwoo e WorldTwoo?
ViewTwoo è un visualizzatore di contenuti caricati sul gestionale WorldTwoo. L’idea è una sovrapposizione al mondo reale. WorldTwoo, infatti, è la divisione del globo terrestre in tanti cubi. Ognuno di questi ha lati di 10 metri. In ogni cubo si possono caricare dei contenuti, che si integrano perfettamente con l’ambiente reale. Per esempio posso vedere attraverso ViewTwoo un pescecane comodamente sdraiato sul divano di casa mia e interagire con lui.

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Controversie internazionali

Quando una business entity si affaccia al mondo è necessario sia conoscere le peculiari regole che disciplinano il business individuato sia determinare le modalità di risoluzione di eventuali future controversie. Superata la scelta tra arbitrato e giurisdizione ordinaria in favore del primo, spesso l’indagine prosegue con la ricerca dell’organismo più adatto al singolo caso, senza trascurare l’interrelazione sociale, la cultura e le tradizioni del Paese di appartenenza del cliente o partner commerciale. Retaggi profondamente radicati nella cultura di appartenenza rappresentano aspetti fondamentali da valutare quando ci si rapporta con soggetti esteri.

Cos’è l’arbitrato?
L’arbitrato è un procedimento “privato” di risoluzione delle controversie che viene solitamente previsto in una clausola contrattuale inclusa in accordi commerciali – in particolare internazionali – ovvero in un separato accordo scritto tra le parti. Nella prassi, un arbitro o un collegio di arbitri viene investito della questione la cui decisione (il lodo arbitrale) vincola le parti. Se le parti decidono di regolamentare direttamente nel contratto gli aspetti dell’eventuale arbitrato (modalità di designazione degli arbitri, procedura arbitrale, ecc.) quest’ultimo si definisce ad hoc; diversamente, con il ricorso all’arbitrato amministrato, le parti intendono riferirsi ad un organismo specializzato nell’organizzazione e gestione di arbitrati ed al regolamento arbitrale dallo stesso adottato. L’arbitrato internazionale costituisce lo strumento privilegiato per la risoluzione di controversie commerciali internazionali, grazie ad una serie di convenzioni internazionali, tra cui la Convenzione di New York del 1958 sul riconoscimento e l’esecuzione delle sentenze arbitrali straniere cui hanno aderito circa 150 paesi.

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Evoluzione delle mansioni nel rapporto di lavoro

Le modifiche alla disciplina delle mansioni introdotte dal Jobs Act chiariscono che le mansioni assegnate al lavoratore non sono più un limite invalicabile per il datore di lavoro. In caso di modifica degli assetti organizzativi aziendali incidente sulla posizione del lavoratore, lo stesso può essere assegnato a mansioni differenti e non per forza equivalenti.

Il Jobs Act ha introdotto alcune novità di cui poco si è parlato, eclissate dalla maggiore attrattiva mediatica esercitata dalla riorganizzazione dei contratti di lavoro e dalla revisione dell’art. 18. Eppure tra queste vi è la nuova disciplina delle mansioni che risulta essere una piacevole scoperta, andando a modificare aspetti di sicuro interesse. Una rapida analisi sul tema richiama la rigidità con la quale venivano gestite le mansioni dei dipendenti nel rapporto di lavoro, tanto che ogni azienda si trovava costretta a porre la massima attenzione a ogni operazione organizzativa. Per tal motivo la variazione di mansioni ha generato nel tempo notevoli contenziosi, sulla scorta di una fonte regolatrice rappresentata dall’art. 2103 del codice civile che terminava proprio con un laconico “ogni patto contrario è nullo”, tradotto: una volta assegnata una mansione quella sarà per sempre… o quasi.

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Fotografare per vivere la cultura e l’umanità del luogo

Aldo Soligno, fotoreporter in giro per il mondo, nella sua esplorazione cerca di riempire un foglio bianco catturando di volta in volta l’essenza della parte umana di ogni Paese. Nell’intervista attraversa i suoi lavori come delle storie da cui diventa difficile il distacco.

Eslporando il mondo per cercare cosa?
Personalmente, quando parto per un viaggio, prima ancora di esplorare il mondo cerco di esplorarne l’umanità che ne fa parte. Quello che mi interessa di più sono le relazioni tra gli esseri umani e l’ambiente che li circonda. Sono stato in tante situazioni piuttosto estreme, come guerre, povertà o malattie, e quello che mi ha sempre lasciato stupito sono la forza e la tenacia che tante volte queste situazioni instillano nell’uomo. Spesso, quando torno a casa e racconto le mie esperienze, molte persone fanno fatica a credermi. Fanno fatica a credere che esista ancora tanta umanità, coraggio e voglia di riscatto. Ma proprio questi contesti estremi spesso obbligano noi esseri umani a tirare fuori queste qualità nascoste, che in contesti “normali” spesso lasciamo sopire. Devo dire che forse ogni mio viaggio prevede sempre una doppia esplorazione: quella culturale, di luoghi e persone lontani dalla nostra quotidianità, e quella umana, ossia quella della nostra umanità in senso lato, che è uguale in ogni parte del mondo. Nel bene e nel male.

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