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Editoriale

EDITORIALE – NUMERO 7


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di Gian Nello Piccoli

Nella seconda metà degli anni ’90 le Nazioni Unite hanno invitato le grandi aziende a definire accordi commerciali che contemplassero e tutelassero i diritti umani di base, quelli connessi al rispetto dei lavoratori ma anche dell’ambiente circostante. Da allora sono stati fatti grandi passi avanti, soprattutto nella “cultura d’impresa”, ossia quel sistema di valori etici e morali condiviso dalla Comunità in cui l’azienda opera.

Ed oggigiorno, in un mondo interconnesso e globalizzato, l’adozione di atteggiamenti socialmente responsabili è ritenuta obbligatoria se non vogliamo compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni. Per questo dobbiamo portare avanti l’opinione secondo cui l’impresa ha una dimensione etica, oltre che una economica e giuridica.

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Editoriale – numero 6

di Gian Nello Piccoli

In questo numero di Logyn abbiamo deciso di parlare di “economia verde”, green jobs, tecnologia e anche cultura.
Viviamo, infatti, in un momento di difficoltà complessiva – economica, culturale, valoriale – che ha messo in forte discussione il modello di vita dominante fino ad oggi, che risulta essere ormai inadeguato.

Il dibattito sulla green economy ha modificato la visione della vita degli ultimi vent’anni, ponendola come nuovo modello produttivo e culturale in cui innovazione e ricerca giocano un ruolo fondamentale. Fino a influenzare anche la creazione di nuovi posti di lavoro, i cosiddetti green jobs. Oggi, nell’intera economia italiana si calcola che i “lavoratori verdi” siano quasi 3 milioni e 100mila, corrispondenti al 13,3% dell’occupazione complessiva nazionale (dati GreenItaly 2013). E la Commissione Europea parla di un’economia che “genera crescita, crea lavoro e sradica la povertà investendo e salvaguardando le risorse del capitale naturale da cui dipende la sopravvivenza del nostro pianeta”.

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Editoriale – numero 5

di Gian Nello Piccoli

C’è chi dice che l’Italia sia un Paese senza futuro.
Che dietro l’angolo ci aspetti un ineluttabile declino, la perdita di posizioni nella competizione internazionale.

Tesi che trova il sostegno di fonti autorevoli, nazionali e internazionali: “il modello di specializzazione dell’Italia è molto simile a quello di Paesi emergenti come la Cina – dice l’ultimo rapporto, datato 4 aprile 2013, dedicato al nostro Paese dalla Commissione Europea – con la maggior parte del valore aggiunto in settori tradizionali a bassa tecnologia, principalmente a causa della limitata capacità innovativa delle imprese italiane”.

Ma l’Italia è davvero questa: scarsamente innovativa, in competizione al ribasso con i Paesi emergenti?

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Editoriale – numero 4

di Gian Nello Piccoli

È trascorso un anno dalla nascita di Logyn. Per l’ultimo numero del 2013 la nostra Community ha voluto volgere lo sguardo alle università e ai centri di ricerca, al loro rapporto con il mondo del privato e soprattutto con quello dei nostri giovani.

Poiché istruzione e innovazione sono due chiavi essenziali per la crescita di una società, ci siamo posti delle domande e le abbiamo rivolte ai responsabili di alcuni istituti di istruzione riconosciuti come eccellenze. Realtà che dovrebbero contribuire a immaginare scenari e orizzonti nuovi per la cultura nazionale. E che, ai tanti studenti, dovrebbero trasferire conoscenze, skill e relazioni con il mondo del lavoro: ovvero reali opportunità e l’abilità di essere competitivi e appetibili, in Italia come all’estero.

Siamo, dunque, alla ricerca di esempi che realmente offrano alta istruzione, calibrata ai tempi che viviamo, includendo un rapporto diretto tra formazione e lavoro, con attenzione alle nuove professioni e all’innovazione.

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Editoriale – numero 3

di Gian Nello Piccoli

L’attuale contesto economico, in rapida e continua evoluzione, costringe le aziende a operare in presenza di livelli crescenti di competitività e complessità. Per mantenere posizioni concorrenziali e sostenere il business – con obiettivi raggiungibili a costi contenuti – le imprese dovrebbero cambiare “cultura” e fare propria la necessità di innovare non solo i prodotti ma anche  i processi. Le architetture tecnologiche, se ben utilizzate e implementate, sono di fondamentale supporto perché facilitano la flessibilità di cui le aziende necessitano per differenziarsi sul mercato.
I player che operano sul mercato delle infrastrutture informatiche e dei sistemi gestionali negli anni hanno evoluto le risposte, segmentato l’offerta e gli strumenti, innovato le strategie commerciali, di fatto abilitando le imprese a fare quel passo avanti fondamentale per la crescita. Anche se, ad oggi, non tutte le imprese – soprattutto le PMI – di fronte a scelte tecnologiche e di partnership hanno ben chiari i criteri e le metodologie per decidere e misurare poi le performance.

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Editoriale – numero 2

di Gian Nello Piccoli

In questo numero Logyn vuole portare un omaggio al territorio e alle imprese che hanno contribuito, nel tempo, allo sviluppo dello stesso.

Uomini, famiglie, comunità che da un’idea, da un sogno, oppure semplicemente dal mero lavoro quotidiano hanno saputo costruire ‘progresso’, contribuendo alla crescita del Paese in cui sono insediate.
In particolare, una parte del Paese è caratterizzata da un’elevata presenza di aziende di piccole e medie dimensioni, che rappresentano la componente principale del tessuto industriale italiano e della sua ricchezza, in termini di occupazione, fatturato e valore aggiunto.
Qui ci sono le loro storie, che in parte raccontano il nostro passato grazie al forte legame con la tradizione e la cultura locale, anche se con lo sguardo rivolto al futuro e al confine da superare!

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Editoriale – numero 1

di Gian Nello Piccoli

La sicurezza è un sentimento universalmente riconosciuto: sia che si origini da una ragione reale sia che si tratti di percezione.
Il sentimento reale si fonda sulla scienza dei numeri: riguarda le probabilità che si verifichino possibili rischi e si discuta sull’efficacia delle misure di protezione da adottare concretamente. Ma la sicurezza è anche un modo di sentire, un feeling, che non si basa solo su calcoli matematici ma sulle reazioni psicologiche ai rischi e alle misure di protezione.

Quando si affronta un problema di sicurezza è necessario porsi una domanda fondamentale: chi o cosa deve essere protetto? La risposta alla domanda potrebbe essere: beni tangibili e documenti, oppure beni immateriali come la privacy, i segreti industriali, la riservatezza delle conversazioni.
Spionaggio, hacktivismo e super virus: le minacce più forti.

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Editoriale – numero 0

di Gian Nello Piccoli

La diffusione di internet e i progressi delle tecnologie dell’informazione hanno modificato sostanzialmente il sistema produttivo, contribuendo a ridefinire la strategia delle imprese, i prodotti e i servizi offerti. L’avvento del digitale ha plasmato non solo una “nuova” economia, ma ha determinato lo sviluppo di una “cultura” differente. Se la prima rivoluzione portò il concetto di fabbrica, la seconda quello di produzione di “massa”, la terza introduce la personalizzazione del prodotto e del rapporto con il cliente che dialoga ed esterna necessità, idee, e giudizi…

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